Riforma PA. Presto capiremo quanta voglia c’è nelle istituzioni di cambiare.

La riforma della pubblica amministrazione e l’attribuzione di poteri straordinari al commissario Raffaele Cantone sono stai i cardini del CdM scorso.

Per quel che riguarda il decreto che conferisce poteri straordinari a Cantone, grazie alla creazione di una agenzia anticorruzione (Anac), al potere sanzionatorio, al controllo sui dati, sulle varianti d’opera, sulle documentazioni d’appalto ed agli uomini messi a disposizione dell’ex Magistrato, sembra che siano stati fatti importanti passi avanti rispondendo a questo augurio (LINK), col quale si auspicava che fossero dati a Cantone opportuni mezzi per affrontare un grave problema.

Passando alla riforma della PA si notano subito provvedimenti interessanti e che di certo vanno nella direzione giusta. Si parla di legare i bonus per i dirigenti, fino ad ora erogati a pioggia, al reale raggiungimento di concreti e misurabili obiettivi, all’andamento del PIL (qualcosa di simili si suggeriva: LINK) e comunque non in misura superiore al 15% dello stipendio; i dirigenti sono licenziabili in caso di gravi inadempienze. Viene resa obbligatoria, qualora richiesto dalle circostanze, la mobilità dei dipendenti entro 50 Km; sono previste 15 mila assunzioni e la possibilità di pre pensionare coloro che, pur non avendo ancora raggiunto i requisiti, fossero a 2 anni dall’età di cessazione dell’attività lavorativa; è stata abolita la possibilità di permanenza in servizio oltre i 70 anni per i dirigenti scolastici e per i professori universitari (augurandoci di porre fine ai baronati accademici che tra l’altro impediscono l’ingresso nel circuito della ricerca a persone veramente capaci ed innovative).
Le prefetture vengono ridotte fatto salvo per le zone ad alta intensità criminale, tagliati del 50% i diritti annuali che le imprese pagano alle camere di commercio (diritti camerali) e calano del 10% le bollette elettriche per le PMI (in tema energetico il Premiar ha anche ribadito la necessità di rivedere pesantemente gli incentivi alle fonti elettriche rinnovabili). I permessi sindacali sono ridotti ed è introdotta l’identità digitale per provare a ridurre le file, e le conseguenti perdite di tempo e denaro, dei cittadini negli uffici. Non mancano note opinabili, come ad esempio l’incremento massimo del 12% (che segue il raddoppio della marca da bollo sui passaporti) del bollo auto che rischia di annullare i benefici dell’ottimizzazione di ACI e PRA portando l’automobilista, tra benzina, pedaggi, parcheggi, assicurazione, bollo, permessi d’accesso ed altre amenità, ad essere trattato quasi che fosse un facoltoso detentore d’un bene extra lusso, quando in certi casi, causa le deficienze del trasporto pubblico locale che soffre della sindrome dello spreco comune a molte municipalizzate, non muoversi in auto risulta oggettivamente impossibile.

Il punto chiave da verificare nel prossimo futuro è se, soprattutto relativamente alle modifiche introdotte nelle PA, sarà possibile metterle in pratica senza incorrere nell’ostruzionismo di coloro che vedono in pericolo la propria posizione, siano essi i dirigenti o i dipendenti oggetto di mobilità obbligatoria o ancora gli avvocati dello Stato che vedono ridotto il loro compenso.
Proprio riguardo alla mobilità ad esempio, una misura per lo spostamento verso sedi e mansioni più necessarie, già sussiste, ma di fatto non è mai stato applicato. Analogamente la proposta di chiudere i tribunali secondari è andata in contro ad aspre polemiche ed opposizioni da parte di sindacati, dipendenti, sindaci e dirigenti fino a rendere ogni tribunale, o per un motivo o per l’altro, oggetto di dichiarazioni che lo qualificavano assolutamente indispensabile. Medesima sorte è stata riservata alla chiusura degli uffici postali di periferia (quando poi le Poste saranno privatizzate, se il processo di privatizzazione sarà reale e non fittizio, le inefficienze non potranno più essere consentite, sarà l’azionista a non permetterlo, ed allora il maggior datore di lavoro italiano con 120’000 dipendenti dovrà risolvere, assieme alla tutela del posto di lavoro dei propri dipendenti, anche priorità, per così dire più, veniali).

Nonostante quanto si dica, e nonostante la necessità impellente, il conservatorismo e la tendenza all’immobilismo talvolta un po’ egoistica, nel nostro paese dilagano in particolare ove vi fosse un minimo rischio da prendere o ancor peggio una piccola posizione, non importa quanto grande, da proteggere. I meccanismi radicati nel tempo, come le influenze di alcuni gruppi che agiscono nell’ombra oppure semplicemente le modalità di azione di fronte a circostanze mutate che porta a decidere nel medesimo modo e sotto la medesima influenza, sono tanto difficili da estirpare quanto ostacolo per un vero cambiamento e per una reale accelerazione di passo.

Questa è una fase in cui si deve agire in velocità. Forse, e l’affermazione è forte, in molte situazioni è preferibile agire subito, rischiando di essere tacciati di autoritarismo, pur consapevoli di non aver raggiunto il miglior risultato possibile (evitando porcate ben inteso), rispetto ad attendere, temporeggiare, trattare, negoziare all’infinito col pericolo più che concreto di non concludere nulla e lasciar andare le cose alla deriva. Che non c’è più tempo da perdere ormai lo si sa, ma nonostante questo non pare che fino agli scorsi Governi si siano profuse le forze necessarie per deviare il corso degli eventi. La disoccupazione nel nostro paese stenta a rallentare, l’inflazione diminuisce, spinta dal ribasso dei consumi e non da una efficace libera concorrenza, andando ad avvicinarsi e raggiungendo in alcune zone, la deflazione; il debito ha superato i 2’140 miliardi di €, record assoluto, e l’aumento del PIL non bilancia favorevolmente il dato precedente. Il sud continua a perdere terreno rispetto al nord denotando la presenza di due paesi in uno e rischiando di non essere più recuperabile.
In questo scenario che si protrae da troppo a lungo è chiaro che il fattore tempo, assieme alla qualità delle azioni, è fondamentale.
È giusto quindi che si faccia di tutto per imprimere con decisione e fretta, la giusta forza al processo riformatore che deve coinvolgere pervasivamente il paese, le istituzioni e tutti i cittadini verso l’obiettivo comune di invertire rotta e spesso anche modo di pensiero.
È innegabile che il processo sarà lungo, che serviranno anni, si parla non a torto di generazioni perdute e sacrificate e la probabilità che sia così è concreta; è innegabile che i tenori di vita pre crisi non torneranno nel breve (al sud potrebbero servire oltre 14 anni); è innegabile che serviranno sacrifici che non dovranno essere sprecati, ma ciò è indispensabile per pensare ad un futuro di medio-lungo periodo più favorevole.

Ai più attenti non sfuggiranno certo i tentativi delle influenti burocrazie e tecnocrazie di ostacolare il cambiamento così come di alcune parti interne al governo di larghe intese ed anche all’interno dello stesso PD, tanto che verrebbe da chiedersi se nuove elezioni, un governo non di compromesso e la possibilità di mettere in posizioni chiave i propri uomini avessero consentito al Premier un percorso più agevole. Probabilmente, alla luce del crono programma, all’inizio della sua avventura anche Renzi medesimo credeva di aver gioco più facile, ma si sa “il diavolo è sempre più brutto di come lo si dipinge”.

C’è attesa nel capire se davvero si vuole lavorare per un paese più semplice, più al servizio del cittadino, più tecnologico ed innovativo, più d’aiuto alle persone ed alle imprese, capace di supportare, coltivare ed accelerare l’innovazione e la creatività, in grado di riequilibrare in favore del merito, delle competenze e delle pari opportunità prescindendo dal genere, una scala sociale chiusa ed eccessivamente sbilanciata a vantaggio dei ceti più agiati e di coloro i quali fanno parte dei circuiti di conoscenze o peggio clientelari, creando così vere opportunità di crescita e realizzazione per tutti affinché il cittadino sia riconoscente verso le istituzioni e si adoperi attivamente per contribuire al mantenimento di questo meccanismo virtuoso.

Link:

Volontà di cambiamento? 16/01/2014

Spunto dal CEO Microsoft:  “giovani e dirigenti affrontate il cambiamento e mettetevi in gioco” 25/08/2013

14/06/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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