Se Tavecchio è la nuova classe dirigente noi giovani lasciamo pure ogni speranza…

Non è possibile trattenersi da una brevissima considerazione che può dare il la a dibattiti lunghissimi e potrebbe tranquillamente alimentare ore ed ore di talk show estivi se non fosse che essi nonostante l’enorme mole di vicende che in Italia ed all’estero stanno accadendo, non hanno saputo rinunciare alle lunghissime ferie agostane e non solo, con la parziale eccezione di La7.

Partirei con la premessa, peraltro ripetuta più e più volte, che non condivido affatto il concetto di rottamazione su base anagrafica, di genere, o di qualsiasi altro attributo che non sia la competenza, la meritocrazia, la dimostrazione dei successi ottenuti e soprattutto la volontà di mettersi sinceramente, appassionatamente e disinteressatamente al servizio di una causa importante, a maggior ragione se pubblica,  dando il meglio in di se stessi, onorandola (da qui l’appellativo dei politici).  Sono anzi a sostenere non il ricambio tout court bensì la cooperazione e la collaborazione generazionale in modo che la freschezza e l’apertura mentale al concetto di “globale” tipica dei migliori “giovani” si possa contaminare con l’esperienza, la competenza acquista sul campo e la saggezza dei migliori “anziani” solo a contaminazione avvenuta si potrà ottenere un ricambio generazione efficiente per le persone coinvolte e per il sistema in cui saranno inserite a contribuire.

Il tema che vorrei appuntare è la vicenda della candidatura condivisa dalla maggior parte delle società calcistiche professionistiche e dilettanti di Carlo Tavecchio alla presidenza della FIGC. Le uniche discordi sono state fin dal primo momento Juventus e Roma, ed a valle delle “performance” del candidato anche la Fiorentina ha preso le distanze. Le dichiarazioni di Tavecchio sono ormai ben note e visibili al link video di seguito:

Oltre allo spunto razzista evidente, a copertura del quale poco servono le giustificazioni dell’interessato di mala interpretazione e sul quale non è necessario alcun ulteriore commento, mi chiedo se sia il caso dare in mano la FIGC ad una persona che ha evidenti deficienze nel trasmettere un messaggio o almeno a trasmetterlo nei termini che avrebbe voluto (a meno che non avesse voluto esattamente dire quello che a detto ed a quel punto sarebbe quasi da processare per xenofobia)?

A ciò si aggiunge una certa difficoltà nell’articolare un discorso ed esprimere un concetto sia pure relativamente poco complesso, come il voler portare all’attenzione che un eccessivo numero di giocatori stranieri (che è differente da dire calciatori di colore magia banane) nel nostro campionato rischia di impoverire i vivai italiani e la Nazionale di conseguenza. Invece di parlare semplice e chiaro, rischiando pure di aver grande consenso per il concetto in se, vengono tirate fuori le banane, l’Africa, il pedigree… veramente una indecenza se si pensa che questa persona probabilmente diventerà il manager a capo di una importante istituzione italiana attorno alla quale ruota un business rilevante. Non mi sento di approcciare il tutto con buonismo, gli errori sono certo concessi, ma non di tale entità e non per coloro che avranno in mano un affare da miliardi, che occupa numerosissime persone e che tra l’altro ha già la propria credibilità e moralità minata da ripetuti scandali.

Il Governo dal canto suo si è limitato a prendere le distanze da quei discorsi ed a rimarcare l’indipendenza della FIGC, ma se questi sono i nuovi manager e dirigenti sul quale il paese vuole puntare per rinnovare settori importanti, possiamo dire strategici, che hanno, dati alla mano, evidente necessità di cambiare rotta, credo che per noi giovani ogni speranza sia ormai vana. Sono curioso di leggere i nomi della lista di economisti voluta dal Premier Renzi per farsi giustamente assistere nelle più delicate questioni economiche, chissà se ci saranno più o meno sempre e solo i soliti (le prime indiscrezioni sui capi economisti conducono a persone con grande esperienza e curriculum, ma assi note) o anche qualche ventata di competente ed entusiasta novità che potrebbe aggiungere quella capacità di visione da un punto di vista differente, di uscita dagli schemi (il think different anglosassone), arricchendo così il ventaglio delle possibili soluzioni agli spinosi problemi che dovranno essere affrontati.

27/07/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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