Brutti dati e brutta politica spingono ad una “violenta” denuncia

Che la situazione italiana sia complessa dal punto di vista politico ed economico è superfluo ripeterlo per l’ennesima volta, ma ora, nonostante la tendenza a minimizzare sui dissidi politici da parte del Governo ad iniziare da Renzi e Delrio, si è arrivati ad una svolta preoccupante.

Il Governo è stato battuto nella votazione a scrutinio segreto (qui si disse che avrebbe portato questo genere di problemi) in merito ad un emendamento presentato dalla Lega. Il caos ha regnato in Senato con le proteste animate da Lega ed M5S tanto da dover sospendere la seduta a seguito di indegni episodi di urla e spinte che sono costate una presunta lussazione alla spalla per l’esponente NCD Bianconi, trasportata in ospedale. Grasso ha dovuto minacciare addirittura l’intervento dei custodi che svolgono funzione di polizia per ripristinare l’ordine. Il voto riporta alla memoria i 101 franchi tiratori del PD che “impallinarono” Prodi alle scorse elezioni del Presidente della Repubblica e che forse hanno altamente contribuito a generare le condizione al contorno per questa situazione di stallo.
Tale episodio segue l’allarme di Cottarelli sulla Spending Review (spending review LINK-30/07/14, LINK-22/01/14, LINK-15/02/14), il cui fine ultimo avrebbe dovuto essere la riduzione del carico fiscale (ai massimi mondiali in Italia) e del debito (tendente al 137%).
Il Commissario ha fatto notare in riferimento alla coperture, individuate ex ante nella revisione della spesa, di 1.6 mld € per alcuni pensionamenti nel settore pubblico a rimedio degli effetti collaterali della Legge Fornero, che se si continua spendere basandosi sulle previsione (neanche sui dati reali) della Spending Review gli obiettivi di riduzione fiscale non potranno essere raggiunti, né tanto meno quelli di riduzione del debito. Ricordiamo che il taglio e l’ottimizzazione della spesa sono giustamente un cavallo di battaglia a partire dall’Esecutivo Monti sempre confermato nei governi seguenti e che l’Europa chiede pressantemente dati certi e numeri chiari su questo spinoso tema che costa al paese circa 800 mld annui di cui 300 mld comprimibili fin da subito. Ricordiamo anche che il Commissario non ha alcuno potere esecutivo rispetto ai report ed alle azioni che propone, l’implementazione spetta alla politica declassando il commissario a consulente e proprio questo è il nodo cruciale.

Verissimo come dice il Premier Renzi che, considerando la probabile uscita di Cottarelli, la Spending Reviw si po’ fare ugualmente. Ciò vale però solo se c’è quella volontà mancata fino ad ora e non sarà un altro commissario a procurarla, ma è richiesto che i partiti si decidano e si accordino su dove agire immediatamente.
Nessun commissario, a meno di non conferirgli potere attuativo che ridurrebbe il potere della politica su decisione della politica stessa, cosa che sinceramente non si è mai vista, potrà fare più di quanto fatto da Bondi o Cottarelli, del resto ormai i capitoli di spesa da tagliare sono ben noti (aziende municipalizzate, pubbliche, centri di costo, sanità, regioni, province, politica, alcune forme di incentivi e sovvenzioni ecc) e forse la necessità di un commissario speciale non è più giustificata, serve invece la voglia di tagliare e fin da subito il che vuol dire scontentare qualcuno. Più i risparmi, quindi le somme attualmente spese, sono ingenti più si va in alto nella catena del comando e più e difficile tagliare questo ramo infetto proprio a causa della chioma di potere ed influenza che lo ricopre.

Oltre a queste vicende al confine tra politica ed economia arrivano le questioni prettamente economiche.

L’AIBE (Associazione Italiana banche Estere) ha messo in guardia dal rischio che investitori esteri possano rallentare l’acquisto dei titoli di stato italiani.

Dopo la revisione al ribasso di tutte le stime di crescita da parte di tutti gli organi (anche l’Istat ha una prospettiva di crescita “difficile” al 0.2% da confermare a breve coi dati ufficiali); dopo gli ultimi dati Istat che certificano una disoccupazione del 12.3% (in realtà in calo di 50’000 unità, ma sempre altissima) che arriva al 43.7% per i giovani, livello più alto da quando sono iniziati i rilevamenti nel 1977; dopo una inflazione (a chi piace vedere il segno positivo si può dire che si ha +0.1%….. ma di deflazione) di -0.1% a luglio rispetto a giungo e di 0.1% rispetto a luglio 2013, anche Padoan e Renzi cominciano a lanciare allarmi.

Al MEF ed al Governo affermano che la situazione è più preoccupante del previsto, che servono sacrifici e che non si avrà quel percorso virtuoso immaginato (forse più sperato). Ciò, a loro detta, sarebbe dovuto ad un acuirsi delle congiunture macroeconomiche negative che hanno ribassato le crescite in tutta Europa. L’affermazione è vera solo in parte, perché se alcuni Stati sono effettivamente in difficoltà altri, che hanno fatto quelle azioni che avrebbe dovuto fare l’Italia (e che sono più che note), vanno meglio.
Gli UK a seguito di un piano di taglio di spesa, peraltro supportato dall’azienda con sede a Milano “Bravo”, di 11 miliardi di $ includendo tagli ai lavoratori pubblici senza gravare sull’occupazione complessiva, assieme ad un piano di defiscalizzazione per le imprese, avrà una crescita, secondo l’FMI, del 3.2% nel 2014 e del 2.7% nel 2015.
Lo stesso FMI ha posto la crescita spagnola, ove il percorso di riforme è stato iniziato ben prima che in Italia, all’ 1.2% ed 1.6% per il biennio 2014/15 e lo stesso Governo di Madrid ha rivisto al rialzo le stime ponendole sempre per il 2014/15 a 1.5%-2% dai precedenti 1.2%-1.8%.
In USA l’istituto di Washington vede un +1.7%-3%, ma è dato consolidato che la crescita statunitense nel Q2 2014, messo alle spalle il rigido inverno e nonostante la prosecuzione del tapering, sia stata +4% rispetto al Q2 2013. Non è dunque vero che tutto il mondo è paese italico (poi certo, l’Argentina è in default pilotato, in Liberia c’è l’Ebola ed anche il Botswana non se la passa meglio di noi… sono soddisfazioni se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno…).

IFM, previsioni PIL 2014/15 mondo

IFM, previsioni PIL 2014/15 mondo

Complessivamente la crisi sta risultando, incrociata con gravi vicende internazionali, più drammatica del previsto, ma ciò non giustifica affatto l’incapacità di reagire o quanto meno di provare a farlo in modo concreto, determinato e condiviso da parte del nostro paese.

La situazione va precipitando da almeno 5 anni e da almeno 3 ci ripetiamo che non c’è più tempo. Sono stati istituiti Governi di emergenza, speciali per far fronte all’eccezionalità della crisi con misure Shock in grado di lasciare un segno nel breve e pianificando interventi miranti nel medio-lungo periodo che fossero strutturali, creassero nuove opportunità di crescita e rimediassero ai cronici vizi del paese.
Dissi che il processo sarebbe stato lungo, che probabilmente avrebbe richiesto 10-15 anni e sostanzialmente una generazione, quella dei 25-30 enni senza speranza di una qualità di vita superiore a quella dei padri, constatai che esistono numerosi gli italiani (operai, artigiani, imprenditori, giovani, vecchi, donne uomini) disposti a mettersi in gioco, a patto che le alte sfere mostrassero realmente la buona volontà di cambiare le cose in meglio potendo poi utilizzare l’autorevolezza dei risultati, anche in Europa.
I dati in calo forse non faranno salire oltre il 3% il rapporto deficit/PIL, ma il contenimento sarà probabilmente artificio contabile del nuovo calcolo europeo del Prodotto Interno che calcolerà retroattivamente alcune attività illegali (scandaloso che un aiuto ci venga da questa circostanza chissà quanto fortuita) e che quindi, incrementandolo in valore assoluto, pur senza influenza sulle variazioni percentuali del PIL rispetto a se stesso m/m o y/y, va a variare favorevolmente i rapporti ed i differenziali proprio come quello con il deficit.

Le soluzioni possibili a ben vedere non sono né poche né sconosciute, anzi ormai sono ben note, proprio come i capitoli di spesa della Spending Review.
Si conoscono sia in campo economico che istituzionale, le hanno presentate economisti, giornalisti (Alesina, Giavazzi, Rizzo, Stella, Sapelli, Piga, Fubini e ne dimentico tanti), costituzionalisti, persino qui sono state snocciolate più e più volte già in tempi non sospetti e quando avrebbero potuto sortire effetti benefici se implementate, anche solo parzialmente, per tempo.
Non è tanto l’individuazione delle misure la parte difficile, lo è invece la loro attuazione perché richiede volontà politica unanime, accordi, talvolta compromessi che però in un momento di urgenza si devono trovare per il bene del paese, del resto è questo il compito dei politici: il governo ottimale della Polis.

Invece no, purtroppo è un dato di fatto che molta della classe dirigente-politica, non tutta, lungi da me generalizzare, ma sufficiente a creare quella viscosità che sfocia nella conservazione o in una troppo lenta e poco incisiva azione, composta da luminari super laureati si sia mostrata e continui a mostrarsi o incapace e cieca alla realtà proseguendo coi litigi, le inezie e le perdite di tempo, forse troppo lontana dalla crisi visto il salario su cui possono contare che la porta a non sentire quell’impellenza e quella necessità di agire all’unisono come dovrebbe in emergenza per il bene del paese e per onorare la loro missione oppure colpevolmente e vigliaccamente propensa a difendere interessi di partito, di posizione, personali che la rende indegna di essere chiamata Onorevole.

Sono molto duro perché non si può continuare a constatare che non c’è tempo e poi perderne di ulteriore; che quanto fatto fino ad ora non è sufficiente e non rimediare di conseguenza; che il processo di riforme istituzionali ed economiche è da portare a termine salvo poi, rimanendo bloccati per giorni e settimane su un singolo emendamento, rimandarne continuamente le scadenze; che la situazione è peggiore del previsto quando si sapeva benissimo che si sarebbe giunti a questo punto se non si fossero fatte azioni IMMEDIATE: il processo economico non si ferma in agosto e non viene rallentato dal dissenso sulla modifica ad una legge costituzionale (c’è chi diceva “fai male a non occuparti di economia perché anche quando non te ne accorgi l’economia si occupa di te e quando te ne accorgi in genere non è piacevole”).
Sono certo, e non vorrei peccare di presunzione o sembrare saccente, che tanti di noi, giovani e meno giovani, servirebbero meglio il Paese ma non ne hanno avuto e non ne avranno mai la possibilità semplicemente e banalmente perché non del giro giusto, ma giusto per chi? Per l’Italia? Bhà!

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31/07/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

  1. […] Europa Un “mood” degli investitori “buoni” molto volatile da consolidare entro settembre Brutti dati e brutta politica spingono ad una “violenta” denuncia Invettiva verso un atteggiamento che in Italia tutto ostacola Tagliola fu, ma in nella cronica […]

  2. […] su situazioni che logorano, distolgono attenzione ed energie alle reali priorità ben note a tutti (link violenta reazione) . Come se non bastasse, con i meccanismi in essere, anche un processo di riforme virtuoso, […]

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