La BCE si mostra attendista anche in emergenza ed offre, pungente, una ricetta ben nota

“L’Europa sta vivendo uno scenario incerto e di debolezza principalmente dovuto al rischio geo-politico che monitoriamo costantemente e del quale in questa sede siamo seriamente preoccupati. A risultare più pericolosa per l’Eurozona è la tensione con la Russia a causa dalla quale si temono ripercussioni sul mercato energetico che potrebbero portare ad un incremento dei prezzi e ridurre la capacità di approvvigionamento di certi stati.

Riguardo alle figure economiche dell’Italia esse sono rese così negative dal comprovato bassissimo livello di investimenti privati dovuto fondamentalmente all’incertezza sulle riforme, alla giustizia ed alla burocrazia. Stati che hanno portato a compimento alcune importanti riforme hanno visto miglioramenti sensibili delle proprie condizioni macro economiche. L’Italia dunque si impegni nel portare a termine quelle riforme che abbiano impatto strutturale sull’economia, ancor prima che quelle istituzionali, che agiscano sul fisco e sul mercato del lavoro in modo da tornare attraente per i capitali privati.

Inoltre dovrà essere accettato di cedere in tema di riforme strutturale sovranità all’Europa”.

A parlare non è stato un rappresentate, funzionario o commissario della Comunità europea, bensì il Governatore della BCE Mario Draghi nel suo discorso a valle della riunione con il board dell’istituto di Francoforte.

Ovviamente Draghi ha parlato anche della politica monetaria questa volta senza scaldare gli animi e senza gli effetti pirotecnici che di norma i suoi annunci causano ai mercati. Ha mantenuto i tassi invariati a 0.15%, ha confermato i target inflattivi di medio periodo della BCE prossimi al 2% sostenendo che lo scenario di breve presenta e presenterà ancora una inflazione molto bassa, ma nel medio termine l’obiettivo rimane prossimo, ma inferiore, al 2% pertanto si prevedono periodi prolungati di costo del denaro basso. Proprio il basso costo del denaro, secondo il Governatore, non rappresenta un ostacolo agli investimenti in Italia, che, riagganciandoci a quanto detto sopra, deve lavorare sulle riforme strutturali economiche. Il Governatore ha poi ribadito, come al solito, la totale disponibilità della BCE ha mettere in campo misure straordinarie non convenzionali (TLTRO sono previsti per settembre stando a quanto dichiarato nei mesi scorsi, ma misure non convenzionali erano già attese per il giugno passato), incluso l’ABS (Asset Baked Securities, che prevede l’acquisto dalle banche di titoli cartoralizzati).

I mercati non hanno reagito bene e le borse hanno riscontrato un sensibile calo. Evidentemente il rischio geopolitico ed il monito sulle riforme che allo stato attuale non soddisfano il Governatore, hanno inciso più che l’annuncio, ormai consueto, di un possibile utilizzo di strumenti non convenzionali. La due giorni con l’accoppiata dato del PIL Italiano del secondo trimestre al -0.2% e discorso di Draghi, è costata a Piazza Affari 9 miliardi di € in capitalizzazione e lo spread ha toccato i 180 pti, complice anche un abbassamento del tasso dei bund.

Prescindendo dal giudizio se simili indicazioni possano essere impartite ai singoli stati dalla BCE che come mandato ha quello della stabilità dei prezzi e di mantenere bassa l’inflazione, vi sono alcuni aspetti interessanti da analizzare.

Il Premier Renzi ha letto il messaggio della BCE come una conferma della correttezza dei suoi programmi, ossia andare avanti con le riforme. Dal discorso del Governatore però emerge chiaramente che ciò che è stato fatto in Italia fino ad ora non è sufficiente (ma Renzi in tre mesi non poteva risolvere la situazione) e soprattutto che per Draghi le riforme da perseguire con la massima urgenza sono quelle strutturali con rilevante impatto economico tale da attrarre investitori: fisco, flessibilità del mercato del lavoro, burocrazia, giustizia. Non vi è nel novero ad esempio la riforma del Senato la cui prima lettura sarà presentata venerdì 8 ed alla quale ne dovranno seguire altre tre identiche, senza alcuna modifica, affinché la riforma divenga effettiva, in termini di tempo si parla di circa un anno per completare l’iter parlamentare. Il monito quindi può essere letto come un’esortazione nel proseguire le riforme, ma anche l’indicazione severa di spostare immediatamente la priorità verso l’economia.

Significativa risulta anche l’intimazione dei singoli stati a lasciare parte della sovranità in tema di riforme all’Europa. Il fatto è positivo ed esorta la stessa Bruxelles e la nuova Commissione a porsi l’obiettivo di un’Unione più cooperativa, sinergica, coesa nella quale si condividano rischi e benefici. Questa affermazione la vorrei leggere come una non troppo indiretta frecciata alla Germania che ha sempre osteggiato, proteggendo la propria posizione dominante di stato forte e virtuoso (ma anche in un certo senso egoista) relativamente immune (o meglio ultimo a risentirne) dalla crisi. Draghi ha menzionato la sovranità rispetto alle riforme strutturali in tema economico, ma una simile cessione e condivisione del rischio potrebbe e dovrebbe, se l’intenzione è quella di creare una entità europea unita e forte senza anelli deboli che vadano a minare la stabilità di tutto il continente, avvenire anche per quel che concerne un allineamento dei rischi e delle garanzie sui debiti sovrani, anche perché per stati come l’Italia o la Grecia e non solo, il rispetto del fiscal compact europeo non è sostenibile nei modi e nei termini definiti, a maggior ragione in uno scenario congiunturale di debolezza ed instabilità anche geopolitica che si protrarrà ancora a lungo. Il concetto di bond europeo sembra vincente, è stato più volte proposto in questa sede, ed ancor prima ne parlarono Prodi e Tremonti. Ovviamente, come accaduto per il processo di unificazione bancaria e per la regolamentazione dei fallimenti controllati degli istituti di credito con vari soggetti che vanno a condividere il rischio il quale dunque viene formalmente spezzettato rispetto al totale supporto statale, la Germania ha sempre osteggiato duramente questa possibilità proprio per proteggere la solidità del proprio rischio sovrano, proseguendo la tutela di quei particolarismi locali e nazionali che in una struttura forte e coesa, con interessi e valori comuni dovrebbe cadere.

La ricetta di Draghi, azzeccata, non è nulla di nuovo (è sostanzialmente quello che già si riportava qui ed in articoli precedenti), anzi ormai da tempo la si propone come soluzione; sul lato della politica monetaria invece, anche alla luce del susseguirsi degli eventi, della spirale inflattiva, della estrema forza dell’Euro e delle tensioni geopolitiche, la BCE pare troppo conservativa e statica. Già il FMI proprio per bocca della Governatrice Lagarde aveva intimato, suscitando reazioni stizzite da Francoforte che si vide invaso il proprio campo d’azione, che sarebbe stata preferibile una politica monetaria più aggressiva ed ulteriormente accomodante. Un processo che, come quello della FED o della BoJ, fosse in grado di alimentare direttamente le imprese in modo che potessero investire in attività produttive ad alto ROE e valore aggiunto seguendo esattamente l’esempio degli USA e del Giappone. Le misure utilizzate fino ad oggi sono state ridimensionate dall’intermediario bancario che ha innegabilmente portato avanti i propri interessi di profitto. Misure straordinarie e non convenzionali erano state annunciate per giugno, potrebbero essere implementate in settembre, ma ancora non sono state messe in campo. Esse potrebbero anche non essere così efficaci come si pensa (non credo) e quindi dovrebbero essere modificate richiedendo ulteriori raffinamenti in un contesto di massima urgenza. Ovviamente un processo di iniezione o QE può fungere da shock immediato di breve termine che deve essere seguito dalla raccolta dei risultati di medio-lungo periodo forniti dal processo di riforme economiche strutturali e dal piano di sviluppo e crescita che ogni paese avrebbe dovuto mettere in campo.
A parte la soddisfazione di poter dire che i paesi che hanno fatto riforme economiche, come la Spagna o gli UK, hanno visto migliorare i loro conti ed hanno riconquistato la fiducia degli investitori, la situazione macroeconomica generale continua ad avvitarsi, i consumi interni sono diffusamente in calo ed anche l’export dei due campioni manifatturieri, Italia e Germania, ha subito un calo; la crisi russa potrebbe costare lo 0.4% di PIL Europeo ed un costo dell’energia più alto senza considerare, viste le tensioni in Medio Oriente, il rischio di approvvigionamento di energia primaria; l’inflazione continua ad essere decisamente bassa circa 0.5% le ultime rilevazioni, ben lontane dal target del 2%, la deflazione ha colpito più di un’area del continente Europeo. A ciò si aggiungono le contro-sanzioni imposte da Mosca che bloccano l’importazione di alcuni prodotti alimentari (per l’Italia il costo annuale stimato oscilla tra 800 e 1000 milioni di €) e la possibilità di interdizione dello spazio di volo russo alle compagnie aeree statunitensi ed europee potrebbe rappresentare un ulteriore problema.

Alla luce di ciò ci si continua a chiedere se non fosse stato il caso di agire già tempo fa; ed ora, viste le difficoltà dell’export, i blocchi russi di alcune importazioni, la forze dell’Euro, se non fosse stato il caso di operare in modo da indebolire leggermente la moneta europea per facilitare le sportazioni.

Draghi ha menzionato il tempo e la rapidità come fattore chiave, ricalcando quanto detto da Padoan nel giorno della comunicazione del PIL italiano, ma pare che per la BCE questa fretta non valga, nonostante la natura delle misure che ha nelle proprie corde consenta un’immediata reazione economica.
Va senz’altro ribadito che una misura tipo QE diretto (o con vincoli per le banche alla distribuzione alle imprese ed all’economia reale) alle PMI non è la panacea di tutti i mali, ma serve che gli stati e l’Europa abbiano definito ed implementato strategie di sviluppo, investimento e crescita, riforme strutturale e piani industriali validi. In sostanza i soldi possono arrivare, ma vanno fatti fruttare ed investiti in modo produttivo, sintetizzando vanno saputi utilizzare (cosa che effettivamente l’Italia non sempre ha fatto nel migliore dei modi).

Politica monetaria
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07/08/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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7 Risposte

  1. […] portato anche da Draghi nel suo ultimo discorso (di seguito i passaggi principali ed un commento LINK) asserendo che gli stati che avevano fatto le riforme sono in condizioni di crescita più solida […]

  2. […] Link su inflazione-deflazione: Electrolux: sintomo primordiale di deflazione 28/01/14 La deflazione diventa un rischio sicuramente non casuale o imprevedibile…. 01/04/14 La revisione normativa può rilanciare il lavoro solo assieme ad interventi economici 02/04/14 Eclatanti misure della ECB: da ipotesi a fatti 04/04/14 Dati Istat confermano la tendenza alla deflazione. Quali misure aspettarsi da ECB ed IFM? 08/04/14 Merkel in Grecia, Lagarde a Washington, ed una strategia politico-economico-monetaria contro la stagnazione 12/04/14 Padoan lancia un messaggio alla ECB di Draghi per una politica monetaria più aggressiva? 29/04/14 Draghi: a giugno misure non convenzionali (forse), ma l’Italia non dovrebbe tardare il pareggio di bilancio. Che Europa si vuole? 09/05/14 La BCE si mostra attendista anche in emergenza ed offre, pungente, una ricetta ben nota 08/08/14 […]

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  7. […] Non v’è dubbio alcuno che la BCE abbia provato ad agire per supportare l’economia, ma non si può neppure negare che lo abbia quasi sempre fatto in ritardo (link). […]

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