Eccola la deflazione… brevemente, c’è poco da dire, solo le due solite domande

In Italia 10 città (Torino, Firenze, Roma, Trieste, Verona, Livorno) sono in deflazione, il dato nazionale annuale attesta l’inflazione a +0.1%, al quale contribuisce il calo degli energetici e quello dei beni alimentari come frutta (-10.1%), verdura (-8.8%) e cibi proteici che tra l’altro denotano una mutata e spesso malsana deriva forzata dalla ristrettezze economiche delle usanze alimentari degli italiani con possibili conseguenze sulla salute ed a tendere sul sistema sanitario nazionale.

Inflazione italia per regione luglio da Istat

 

 

Di norma studi dimostrano che se le abitudini alimentari non vengono ripristinate nel breve col passare del tempo esse si consolidando quand’anche le motivazioni che hanno portato al nuovo regime non sussistessero più.
Il calo degli energetici non è del tutto negativo, ma, sostiene l’economista Giulio Sapelli (in tal caso da tempo, ancor prima di Renzi, autodefinitosi Gufo), a causa del fatto che rispetto all’Europa il loro prezzo in Italia è maggiore per l’iper-regolamentazione dell’Authority, esso indica che in realtà il dato deflattivo italiano sarebbe ben peggiore se fosse epurato dal sovra-costo rispetto all’Europa degli energetici stessi.

Relativa agli acquisti, o meglio ai non acquisiti, è invece la preoccupante deflazione sui beni di consumo che deriva non da una sana competizione di libero mercato stimolata da ferventi consumi e dal mercato esterno ed interno, bensì dal drastico calo del potere d’acquisto dovuto alle problematiche che tutti conosciamo e che abbiamo discusso innumerevoli volte (riduzione dei salari e del potere d’acquisto, calo del lavoro per i liberi professionisti, artigiani e commercianti, disoccupazione, perdita del lavoro, ammortizzatori sociali, imprese in difficoltà che chiudono, incertezza sul futuro, impossibilità di accedere al credito, pressione fiscale stabilmente ai vertici mondiali).

La tendenza deflattiva aleggia in tutta Europa ed ha già raggiunto: Bulgaria (-2%), Grecia, (-1,5%), Cipro (-0,9%), Portogallo (-0,4%), Svezia (-0,4%), Slovacchia (-0,2%), Spagna (-0,2%) e Croazia (-0,1%) mentre galleggiano sul filo assieme all’Italia: Danimarca e Ungheria (0,2%) e Paesi Bassi (0,1%). Anche Francia e Germania ne sentono il rischio ed a livello europeo il dato si attesta allo 0.5%, notevolmente distante dal target della BCE nell’intorno sinistro del 2%.

Molto si è già scritto sulla deflazione (si riportano alcuni link a piè pagina) tanto che riparlarne porterebbe sicuramente a ripetizioni tautologiche. Rimane però la domanda di fondo:

perché l’Europa non ha attuato strategie, politiche e meccanismi di supporto ai consumi, o che consentissero agli Stati membri di supportare i propri consumi ed esportazioni, quindi abbandonando l’austerità ed il rigore di bilancio totale e ferreo quantomeno nel periodo di recessione?
Si potrà dire che la Germania o gli stati nordici hanno fatto pressione affinché non avvenisse, senza tenere in conto che (e qui lo si è ribadito svariate volte) alla lunga avrebbero risentito inevitabilmente della debolezza del continente, cosa che si sta manifestando anche in terra tedesca, rischiando così di avvitare ulteriormente la condizione generale europea che perderebbe quella locomotiva la quale nella sua colpevole tendenza particolaristica foriera di squilibri transnazionali è comunque riuscita a guidare il continente. La speranza è che questa situazione funga immediatamente da monito per la stessa Germania, per la Merkel, per Schauble e Weidmann.
Ancora, perché la BCE, pur avvertita dall’FMI, pur colma di grandi economisti, visionari e strateghi, pur con l’esempio USA, UK e Giapponese (che ha visto un brusco rallentamento del PIL, -1.7%, ma che in questa fase la politica monetaria dovrebbe essere sostituita dai primi effetti delle riforme e degli investimenti pubblici) non ha agito prima e più efficacemente per arginare la deflazione e rendere i prezzi stabili, obiettivo che tra l’altro rientra nel proprio mandato, consentendo al continente ed ai singoli stati membri di essere più competitivi?

Link su inflazione-deflazione:
Electrolux: sintomo primordiale di deflazione 28/01/14
La deflazione diventa un rischio sicuramente non casuale o imprevedibile…. 01/04/14
La revisione normativa può rilanciare il lavoro solo assieme ad interventi economici 02/04/14
Eclatanti misure della ECB: da ipotesi a fatti 04/04/14
Dati Istat confermano la tendenza alla deflazione. Quali misure aspettarsi da ECB ed IFM? 08/04/14
Merkel in Grecia, Lagarde a Washington, ed una strategia politico-economico-monetaria contro la stagnazione 12/04/14
Padoan lancia un messaggio alla ECB di Draghi per una politica monetaria più aggressiva? 29/04/14
Draghi: a giugno misure non convenzionali (forse), ma l’Italia non dovrebbe tardare il pareggio di bilancio. Che Europa si vuole? 09/05/14
La BCE si mostra attendista anche in emergenza ed offre, pungente, una ricetta ben nota 08/08/14

12/08/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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9 Risposte

  1. […] Imperversa la deflazione 13/08/14: Eccola la deflazione… brevemente, c’è poco da dire, solo le due solite domande […]

  2. La fesseria dell’assalto mediatico all’articolo 18 aiuterà a rendere gli italiani più insicuri, e quindi meno propensi a spendere. A volte mi domando se questi signori sbaglino in buona fede o se stiano cercando di sabotarci.

    1. Già, bella domanda…. di sicuro pare che non sarà un tema di discussione semplice.

  3. […] Sia Baretta che Padoan continuano a sostenere che nessuna manovra correttiva sarà necessaria, e questi risparmi potrebbero essere quasi una manna dal cielo, pur rimanendo il valore del DEF 2015 piuttosto elevato, e lasciando da pensare che probabilmente per innescare quello shock necessario a riattivare l’economia servirebbe almeno 4 o 5 volte il valore ipoteticamente liberato. A maggior ragione in un frangente difficoltoso, con dati di PIL preoccupanti per l’Italia e per l’Europa, con Moody’s che mette in dubbio la capacità di rispettare il vincolo deficit/PIL per il 2014 e con Goldman Sachs che avrebbe stoppato l’acquisto di titoli di stato italiani, che fortunatamente al momento non faticano a trovare acquirenti, ma si sa che in finanza i venti cambiano rapidamente. A ribadire le enormi difficoltà è lo stesso Ministro Padoan che ad una intervista a BBC4 afferma che sulla crescita in molti avevano peccato di eccessivo ottimismo (in realtà era già stato detto più volte, anche in questa sede) e che la realtà è più complessa di come era stato pensato, la crescita sara decisamente più lenta e ben lontana dalle stime. Ha aggiunto inoltre che gli effetti delle riforme per entrare a regime necessiteranno di un paio di anni (ed è per questo che si è sempre detto che servirebbe un intervento shock, impossibile per gli stati se soggetti agli attuali vincoli UE, e con la BCE cronicamente in ritardo) e che quindi i risultati dovranno essere misurati tra 18 mesi, Il ministro aggiunge poi una frecciata, non la prima (LINK), alla BCE esortandola a fare il proprio dovere e riportare l’inflazione al condiviso target del 2% (Deflazione – LINK). […]

  4. […] europea congelata, analisi, possibili soluzioni e rischi a valle dei dati di PIL Q2 15/08/14 Eccola la deflazione… brevemente, c’è poco da dire, solo le due solite domande 13/08/14 L’Italia e le riforme: la lesson learnt spagnola ed il filo guida europeo che ci ricordano […]

  5. […] La crisi di governo francese ha rotto il fronte anti austerità? Problemi in vista? 26/08/14 Eccola la deflazione… brevemente, c’è poco da dire, solo le due solite domande 13/08/14 L’Italia e le riforme: la lesson learnt spagnola ed il filo guida europeo che ci ricordano […]

  6. […] dati di PIL Q2 Cinque analisi su alcuni fatti economico-politici salienti della settimana: 14/08/14 Eccola la deflazione… brevemente, c’è poco da dire, solo le due solite domande L’Italia e le riforme: la lesson learnt spagnola ed il filo guida europeo che ci ricordano […]

  7. […] ampliata dalla disoccupazione, non è stata di sicuro un evento improvviso né senza segnali (Link Vari deflazione), ma una deriva per quanto rapida comunque protrattasi nel tempo. Poco è stato fatto, e la colpa […]

  8. […] Fortissima tendenza alla bassa inflazione in tutta Europa inclusa la Germania e pochissimi segnali di ripresa, nonostante quanto abbiano dichiarato superficialmente Weidmann e Schauble (LINK). […]

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