Padoan: crescita molto lontana da quanto previsto. Indiscrezioni di un non facile tavolo segreto per vincoli europei più flessibili. Che questa volta sia quella buona.

La smentita, o meglio il no-comment ufficiale da parte del porta voce del commissario UE per gli affari economici e monetari è arrivato immediato come risposta alla possibilità comparsa oggi su La Repubblica dell’esistenza di un tavolo trasversale a livello europeo per rivedere i patti ed i trattati nell’ottica di una maggior flessibilità. Il portavoce UE oltre al non rilasciare commenti si è limitato ad affermare che la valutazione delle leggi di stabilità 2015 dei singoli paesi membri avverrà come di consueto in autunno. Pier Paolo Baretta asserisce che la trattativa vi sarà e prenderà corpo nei prossimi giorni, tipicamente cercando di lavorare sui tempi e sui ritmi di rientro e di rispetto dei parametri, pur confermando l’intenzione dell’Italia di non superare nel 2014 il 3% deficit/PIL e riscontrando la presenza della Francia tra i richiedenti di più flessibilità e con la quale potrebbe nascere un potente asse.

Secondo il quotidiano, che ritiene la trattativa in essere già da qualche settimana, le discussioni verterebbero sulla possibilità di ridurre il ritmo di rientro del debito al 60% del PIL, passando dalla riduzione dell’eccedenza, appunto rispetto al 60% (prevista a partire dal 2015), da 1/20 all’anno ad 1/40 (verrebbe di fatto dimezzato il ritmo, almeno inizialmente) e di poter innalzare il valore del rapporto deficit/PIL previsto per il 2015 da 1.8% a 2.2-2.4%. Il primo provvedimento potrebbe liberare tra i 4 ed i 7 miliardi portando le risorse previste per il DEF 2015 da 20 a 15 miliardi circa. Il secondo potrebbe liberare anch’esso circa 5 miliardi.
Risorse decisamente utili e che potrebbero essere utilizzate i differenti modi, tanti sono i fronti aperti e che devono essere affrontati celermente nel nostro paese, ma che di certo non è possibile sprecare o riservare a provvedimenti una tantum senza ricaduta positiva, senza cioè che vengano destinati ad un investimento in grado di moltiplicarne nel tempo il valore. Ovviamente la contropartita per la revisione delle condizioni dei patti è l’implementazione rapida delle riforme economiche, tanto sbandierate, ma mai realizzate in concreto.

Sia Baretta che Padoan continuano a sostenere che nessuna manovra correttiva sarà necessaria, e questi risparmi potrebbero essere quasi una manna dal cielo, pur rimanendo il valore del DEF 2015 piuttosto elevato, e lasciando da pensare che probabilmente per innescare quello shock necessario a riattivare l’economia servirebbe almeno 4 o 5 volte il valore ipoteticamente liberato.
A maggior ragione in un frangente difficoltoso, con dati di PIL preoccupanti per l’Italia (LINK) e per l’Europa (Il PIL dell’Eurozona non conforta 16/05/14), con Moody’s che mette in dubbio la capacità di rispettare il vincolo deficit/PIL per il 2014 e con Goldman Sachs che avrebbe stoppato l’acquisto di titoli di stato italiani, che fortunatamente al momento non faticano a trovare acquirenti, ma si sa che in finanza i venti cambiano rapidamente.
A ribadire le enormi difficoltà è lo stesso Ministro Padoan che ad una intervista a BBC4 afferma che sulla crescita in molti avevano peccato di eccessivo ottimismo (in realtà era già stato detto più volte, anche in questa sede) e che la realtà è più complessa di come era stato pensato, la crescita sara decisamente più lenta e ben lontana dalle stime. Ha aggiunto inoltre che gli effetti delle riforme per entrare a regime necessiteranno di un paio di anni (ed è per questo che si è sempre detto che servirebbe un intervento shock, impossibile per gli stati se soggetti agli attuali vincoli UE, e con la BCE cronicamente in ritardo) e che quindi i risultati dovranno essere misurati tra 18 mesi, Il ministro aggiunge poi una frecciata, non la prima (LINK), alla BCE esortandola a fare il proprio dovere e riportare l’inflazione al condiviso target del 2% (Deflazione – LINK).

Visto il mistero che aleggia attorno a questo episodio non è possibile dire se questa apertura europea sia vera o meno, di sicuro il fatto che se ne cominci a parlare seriamente, benché in ritardo è interessante e speriamo sia di buon auspicio, perché di alternative non ve ne sono.
Importante sarà l’asse Italo-Francese (come per altro si è già detto) con eventuale aggiunta spagnola per innalzare il potere contrattuale del fronte “anti-austerity” (tenendo a precisare che lo sia per affrontare un momento decisamente recessivo e complesso come gli errori sulle stime di crescita dimostrano, non lasciando nessuno incolpevole).
Sicuramente non mancheranno le opposizioni, a partire dalla stessa Germania che potrebbe non aver subito il colpo inferto dal dato PIL Q2; ed ancora da capire è la reale volontà della commissione di aprirsi a nuovi approcci, perché nonostante gli intenti tutto sommato trasversali della compagna elettorale pre-elezione europee, alla loro conclusione dichiarazioni alterne si sono succedute mantenendo viva la domanda su che tipo di Europa si volesse realmente e se si fosse capito in che condizione difficile ci si trovasse.
Altro fattore di rischio è rappresentato dalle nomine delle nuove commissioni che dovrebbero avere un momento decisivo il 30 agosto, ma sulle quali sussistono ancora divergenze. Questo processo, dominato da una non snella procedura europea, potrebbe sottrarre tempo prezioso ad altre attività più prettamente rivolte alla crescita ed al lavoro ad esempio, temi che come presidente di turno l’Italia ha il dovere di porre in cima all’agenda dei lavori di Bruxelles, pungolando qualora si perdesse di vista l’obiettivo, proprio come Bruxelles non lesina fare con l’Italia. Serviranno quelle capacità di leadership, di negoziazione e di comunicazione, di mediazione e dialettica, di visione globale ben oltre al di là dei “vicini” confini europei fino ad ora venute meno; serviranno poi persone competenti da proporre nelle posizioni ove possano dare un reale contributo, fin adesso sacrificate alle nomine principalmente per spartizione politica; infine andranno abbandonati l’arroganza, la superbia, l’autoritarismo, l’egoismo, la volontà di primeggiare facendo, quasi fosse una sfida personale, tutto in solitaria, perché il confronto e la contaminazione dovranno essere valori alla base della nuova unione.
Lato italiano i possibili problemi sono la lista delle priorità sulle quali indirizzare l’attività parlamentare che dovrebbe essere incentrata su quelle riforme richiesta da investitori ed Europa e che pur di risvolto istituzionale-costituzionale hanno un impatto economico (burocrazia, stabilità norme, giustizia, lavoro, tasse) e gli scontri interni su temi importanti ma attualmente secondari, come potrebbe essere l’articolo 18, le unioni civili, interventi sulle pensioni, ipotizzate dal Min. Poletti, e via discorrendo.
Infine vi è il fattore BCE (e bene ha fatto Padoan, col suo solito aplomb a rispondere per le rime all’istituto di Francoforte), che non può più solo limitarsi a gestire l’effetto annuncio che ormai ha perso di appeal, ma deve agire direttamente sull’economia. A settembre dovrebbe partire il piano straordinario che include TLTRO, l’acquisto di cartolazrizzazioni da banche, ed eventualmente di titoli di stato, in contemporanea a stringenti controlli e stress test sullo stato di salute delle banche.

Il tempo stringe sempre di più, una frase attuale, ma che assume sempre più gravità. La situazione da cui partire è problematica (LINK).
Gli investitori sono pronti a riposizionarsi rispetto al continente europeo ed a scaricare i titoli di stato di molti paesi per dirigersi altrove, verso mercati più competitivi e dinamici, a cominciare da USA, UK e qualche buon emergente (Cile ad esempio).
Ancora dobbiamo aspettare, come non si fosse atteso a sufficienza risentendo delle conseguenze di una colpevole lentezza sfociante quasi in inazione. Da sperare che questa volta, in fretta, da misteriosi piani e voci si passi a misure, piani e strategie subitanee e concrete.

17/08/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

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  2. […] non per Schauble Da Jackson Hole: politica monetaria, ma soprattutto lavoro, riforme e resilienza Padoan: crescita molto lontana da quanto previsto. Indiscrezioni di un non facile tavolo segreto per… Economia europea congelata, analisi, possibili soluzioni e rischi a valle dei dati di PIL Q2 Cinque […]

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