Alternativa da 40 miliardi privata e complessa all’intervento sulle pensioni avanzato dal Ministro Poletti e per sostenere la ripartenza immediata

Mancano le risorse, a questo leit motive siamo ormai abituati, stavolta si tratta di circa un miliardo all’anno da destinarsi a stabilizzare la situazione degli esodati e tutte quelle anomalia occorse a valle della riforma Fornero.
L’ipotesi avanzata dal Ministro Poletti, e non nuova al Premier Renzi ed ai suoi consiglieri che la proponevano già in campagna elettorale assieme alla revisione delle pensioni di reversibilità, sarebbe un intervento di prelievo sulle pensioni “più alte”.
Non quelle d’oro alle quali (oltre 90’000 € lordi) il prelievo è già applicato in eredità dai precedenti Governi come ricordato dall’ex Ministro Giovannini, ma a quelle del ceto medio, oggettivamente piuttosto vessato dalla crisi tanto da perdere il proprio status quo di benestante, benché non si debba dimenticare che chi non arriva a fine mese fa parte di un ben più basso ceto sociale.
Le cifre non ufficiali (il Governo ha fatto intendere che la definizione ORO dipende da dove si pone l’asticella, e questa è una scelta prettamente politica) che circolano spaziano da i generici (netti o lordi?) 3’000 € dei giornali più orientati a destra, ai 3’500 € netti e solo nel caso in cui la differenza tra contributi versati con il sistema retributivo e pensione percepita sia “elevata” delle fonti più vicine al PD.
Partendo dal presupposto che nel nostro paese, ove si sta riscontrando un pericoloso incremento del divario tra ricchi e poveri che spacca la società letteralmente in due, un’azione di pesante ridistribuzione della ricchezza è necessaria (Link disuguaglianza sociale: Abbassare l’indice GINI con la meritocrazia e la collaborazione generazionale 24/06/13, Italia “deisegualissima”, dice il Censis. A cosa è dovuta questa disuguaglianza? 04/05/14, Censis: i poveri raddoppiano. Per loro solo speranze, poche possibilità nel breve 12/07/14) così come la presa di coscienza da parte di coloro che effettivamente risultano extra-tutelati ed ultra-avvantaggiati avviando una sorta di volontaria cessione di privilegi (in molti casi mai stati sostenibili) per assicurare un futuro alle nuove generazioni, riguardo all’ancora ipotetico provvedimento in questione vi sono molti dubbi.

Sia i partiti più orientati al centro destra, anche di Governo, sia i sindacati, sia innumerevoli esponenti del PD, hanno subito esternato perplessità e dissenso.

La tecnica del taglio dei salari e della tassazione in un momento recessivo non ha evidentemente funzionato né in Europa né in Italia, anzi ha acuito la povertà, il divario sociale e sostenuto la deflazione.

Il fine di questo provvedimento, per quanto sia un problema da risolvere, non è una misura per la crescita, per l’occupazione o per investimenti produttivi ad alto ROE, ma è il “mettere la pezza” ad un pasticcio all’italiana, un reagire e spendere senza ritorno, modalità che non avrebbe mai dovuto essere permessa, e che dovrebbe essere risolta in altro modo a cominciare dalla lotta all’evasione e corruzione per citare due esempi.

Altro elemento da considerare attentamente è che servono nell’immediato risorse non presenti. Tutti i provvedimenti, dalle riforme costituzionali – istituzionali, a quelli teoricamente più rapidi come la spending-review, un rinnovo delle politiche del lavoro e dell’occupazione, il pagamento dei debiti PA, il sostegno al credito, gli investimenti infrastrutturali e tecnologici, i progetti di ricerca, richiedono un fisiologico periodo per portare risultati concreti ed inoltre, come ricordato in più occasioni da Cottarelli, i proventi della revisione alla spesa non dovrebbero essere usati se non per investimenti produttivi (ma tipicamente di medio-lungo periodo) o per il taglio del debito, tuttora in crescita e tendente al 137%.
Come reperire quindi risorse per far ripartire subito l’economia senza attendere il delay temporale delle riforme e tappezzare alcuni buchi incresciosi?

Per prima cosa è necessario che Europa e BCE si mostrino più reattivi e capaci, perché senza un loro pesante intervento l’Unione rischia lo sgretolamento (in ogni caso, anche con un differente approccio economico non verranno giustamente mai consentite spese improduttive). A tal fine quindi il tavolo smentito dal Governo per dialogare con Bruxelles sull’applicazione della flessibilità non sarebbe una vergogna, sarebbe anzi auspicato ed estremamente utile soprattutto quand’anche coinvolgesse profondamente tutta l’Europa e la BCE, e neanche avrebbe motivo di essere così nascosto.

La seconda questione, lato Italia, deve affrontare il bisogno di risorse immediate (si parla di poche settimane). La spending-review rimane il fulcro, perché non possono essere più concessi certi sprechi sulle spalle della collettività, ma da sola potrebbe non bastare, richiedere tempo ed essere già blindata come impiego (debito, investimenti e lavoro). Vale la pena allora considerare un intervento condiviso, discusso ed elaborato assieme al popolo, che a valle del bonus Irpef aveva riacquistato un po’ di fiducia, sentimento iniziale da confermare (Fiducia dei consumatori: “sentiment” che attende di essere confermato 29/04/14), e che ora, con questo sgambetto sulle pensioni, con le clausole di salvaguardia minacciose all’orizzonte, con le accise, i bolli, le tasse SIAE sui dispositivi di memoria e via dicendo, rischia di sparire nuovamente preda dell’incertezza con conseguente, ulteriore, riduzione dei consumi (per quanto possibile).

Si potrebbe allora iniziare a ragionare senza ideologie preconcette sulla patrimoniale, ma con un aspetto di volontarietà. Servirebbero industriali, facoltosi ricchi, super manager e dirigenti, veri capitani coraggiosi (altro che Alitalia), in sostanza il 10% detentore del 50% del patrimonio nazionale (quindi 4’000 degli 8’000 mld € complessivi, ipotizzando 1% di contributo progressivo medio sarebbero 40 mld in poche settimane-mesi), che si proponesse di mettere a disposizione, una tantum, una certa percentuale dei propri averi per ridistribuire ricchezza, e provare a risollevare l’Italia.

Ovviamente e giustamente non possono farlo gratis, ma devono vedere una contropartita vantaggiosa; essa dovrebbe consistere in un piano industriale nazionale, una politica di investimenti, azioni sul mercato del lavoro, sul capitale umano e sulla meritocrazia, meccanismi di sostegno alle imprese ed all’economia, eliminazione della burocrazia, certezza delle norme e della giustizia, assieme ovviamente ad interventi radicali sul fisco. In sostanza dovrebbero avere evidenza di un piano che non sprechi il loro sacrificio in mille rivoli e che smetta di chiedere incessantemente risorse introducendo balzelli che tutto sommato spesso poco si discostano da delle minipatrimoniali con scarso o nullo effetto finale. Al tavolo dovrebbero parteciparvi attivamente gli elargitori e stavolta, essendo stata fino ad oggi incapace, dovrebbe essere la politica a farsi dirigere.
Così facendo se l’economia ripartisse gli stessi “benefattori” ne trarrebbero beneficio per loro e per le loro attività.
Si tratterebbe chiaramente di un fallimento dello stato, che forse è già avvenuto in più di una occasione, a cui porrebbe rimedio il privato; cosa non giusta ma che a questo punto pare inevitabile per innescare quello shock che né istituzioni nazionali, né istituzioni europee ne tanto meno BCE sono stati in grado di dare in tempo utile.
Si tratterebbe di un vero patto da rispettare ed onorare ed occasione per riguadagnare credibilità istituzionale.
Ad ipotesi simili del resto non si sono mostrati avversi alcuni importanti industriali che invece di delocalizzare puntano ancora sul paese, investono e non hanno la minima intenzione di andarsene, pur facendo dell’export la loro principale voce di profitto.
Sarebbe un gesto di redistribuzione volontario non fine a se stesso e per tanto inefficiente, ma studiato in modo da innescare quella ripartenza benefica che ha visto le istituzioni incapaci, lente ed egoiste nella difesa di vecchi baluardi e posizioni ideologiche, partitiche o di rendita.
Una rivoluzione proposta e portata avanti dal basso senza alcuna scusa per non essere implementata visto che sarebbe avanzata seriamente dai diretti interessati.

19/08/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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