La crisi di governo francese ha rotto il fronte anti austerità? Problemi in vista?

La Francia si trova di fronte ad un terremoto politico non indifferente proprio a pochi giorni dal consiglio straordinario sulle nomine dei commissari europei della nuova commissione Juncker. La coalizione di governo messa in pedi dal Presidente socialista Hollande e composta dal Premier liberale Manuel Valls e dal Ministro dell’Economia Arnaud Montebourgn decisamente più orientato a sinistra, non ha retto alla politica a dir loro eccessivamente rigorista ed accondiscendente all’asse Berlino-Bruxelles che fino ad ora ha dominato l’approccio economico europeo impostato sul rigore dei conti e sulla disciplina di bilancio.
Il Premier Valls dopo le nuove e pesanti accuse alla politica di rigore economico portate da Motebourgn al Governo francese ha dunque rassegnato le dimissioni dell’intero esecutivo. Hollande si è trovato di fronte ad una pesante vacanza in un momento delicatissimo per la Francia, con le nomine europee alle porte, con la politica estera in preda alle tensione russe e medio-orientali, con un partito socialista ridotto alla sfascio e con gli anti-europeismi che imperversano e che hanno portato alle ultime elezioni europee il Fronte Nazionale di marine Le Pen ad essere il primo partito. La Le Pen ha subitamente colto l’occasione per rilanciare lo scioglimento dell’assemblea nazionale e l’eventualità di nuove elezioni. Questa debolezza ed incertezza del Governo non fa bene alla Francia sia perché a livello economico anche oltralpe, pur con una politica industriale decisamente migliore dal punto di vista di impostazione strategica rispetto all’Italia, si sentono pesanti gli effetti della crisi e dell’austerità sia perché da adito ad un ulteriore rafforzamento del sentimento anti europeo il quale in fasi delicate sui terreni libici, iracheni, siriani e russo-ucraini, può sfociare in pesante intolleranza e xenofobia. Un sondaggio nazionale del resto certifica che per circa il 74% degli intervistati la religione islamica è intollerante e incompatibile con la moderna società francese.
Questo sconvolgimento politico in Francia arriva immediatamente dopo le dichiarazioni dell’Ex ministro dell’Economia che accusavano le politiche di rigore ed Hollande, colpevole di averle assecondate e di star continuando a farlo, per l’avvitarsi di questa crisi. Al contempo Montebourgn lanciava l’assist a Renzi per un eventuale alleanza in nome di maggior flessibilità, asserendo che il piano di riforme del Premier italiano rappresenta la corretta modalità operativa per gestire la crisi e che tutti gli stati dovrebbero seguire il suo esempio.
Queste dichiarazioni anti Bruxelles non devono essere piaciute a Valls, al quale Hollande ha dato incarico di formare il nuovo Governo (in cui però non sarà presente né Montbourg né Filippetti che probabilmente daranno vita ad una nuova fronda di sinistra). La mossa potrebbe essere letta proprio in chiave europea, infatti le quotazioni per il posto di commissario agli affari economici e monetari europeo (che fu di Rehn il finnico) del francese socialista Moscovici sono molto alte ed un’escalation dei rapporti tra Francia e Commissione avrebbe potuto compromettere questa opzione. Il posto economico in Europa è uno dei più prestigiosi, lo sarà sempre di più se l’obiettivo è giungere ad una unione più coesa e centralizzata rispecchiando quanto suggerito da Draghi agli stati membri di cedere in tema di riforme economiche parte della sovranità proprio all’Europa.
La linea più volta alla flessibilità presente nel governo francese sembra così smorzata e Valls nella creazione del nuovo esecutivo probabilmente cercherà l’appoggio del centro, essendo la sinistra in procinto di creare una nuova fronda di circa cento membri e la destra principalmente nelle file del Fronte Nazionale della Le Pen.

Nel frattempo il Cancelliere Merkel ed il Premier spagnolo Rajoy percorrevano il cammino di Santiago (in realtà pare solo 5 dei 150 Km) e si intrattenevano per 4 ore a cena. Tra i due capi di governo è emersa una grande sintonia sulle politiche del rigore di bilancio e sull’austerità. La Spagna del resto ha incassato molti endorsement e plausi per il cammino di riforme (allegoria di quello di Compostela?) intrapreso, benché il livello del debito sia raddoppiato dal 2008 ad oggi; il benessere sociale sia decisamente più basso rispetto a prima (lo testimoniano gli scontri e le manifestazioni di protesta per l’incontro tra i due leader di vari fronti anti austerità); i livelli di disoccupazione complessivi rasentino il 28%. Indubbiamente le riforme sono fondamentali ed in tal senso va dato atto all’azione di Madrid, ma a rafforzare questa vicinanza “pro rigore” che non fa di certo il gioco spagnolo probabilmente stanno concorrendo i 37-40 miliardi che la Spagna nel 2012 ha richiesto ed ottenuto dal fondo speciale UE per il salvataggio delle sue banche, operazione gestita dal Ministro dell’Economia De Guindos con il supporto fondamentale dell’omologo tedesco Wolfgang Schauble. Proprio De Guindos risulta essere il più probabile sostituto, alla scadenza del mandato a metà 2015, dell’olandese Jeroen Dijsselbloem alla presidenza dell’Eurogruppo, sostegno dato anche dalla stessa Germania. In tal senso quindi Madrid ha tutto l’interesse a mantenere ottimi rapporti con Berlino che la erige spesso a baluardo del processo di risanamento dei conti e del significato di implementazione delle riforme (come aveva provato a fare in Francia Montbourg con Renzi).

Quella che poteva (ed avrebbe dovuto) essere un’asse pro flessibilità capeggiata da Italia-Francia e che avrebbe potuto coinvolgere anche la stessa Spagna (oltre che Grecia e Portogallo) sembra in questo frangente essersi sgretolata, così come sembra ancora lontana la virata europea verso un rapido cambiamento di gestione economica della crisi. Al momento ogni nuovo approccio pare posto sull’altare del conservatorismo, probabilmente finalizzato all’ottenimento di qualche posizione di Commissario, con una conseguente corsa ad entrare nelle grazie più che di Bruxelles di Berlino.
A pagare ovviamente saranno l’Europa e tutti gli stati membri, perché ciò vuol dire altro tempo nel quale non si definisce chiaramente se l’Europa vuole continuare con l’impulso recessivo e deflattivo dato da eccessive politiche rigoriste in fasi di pesante crisi oppure se vuole aprirsi e discutere un nuovo modello che, pur non abbandonando il controllo dei bilanci anzi in un certo senso aumentandolo, sia principalmente rivolto alla crescita, agli investimenti economico-industriali ed alla creazione di benessere diffuso, dimostrandosi così (tardivamente) resiliente ai cambiamenti in atto. Il motto che si sentirà proferire continuerà ad essere quello della flessibilità nel rispetto dei patti e dei trattati che se non rappresenta un ossimoro poco ci manca.

Al momento i mercati sembrano essere stati immuni al ribaltone francese ed aver gradito le parole di Draghi, sempre pronto alle misure straordinarie, che ha spinto sulle riforme dei singoli stati e su una rinnovata centralità europea. A riportare un po’ di capitale finanziario (differente a quello industriale) in Europa hanno contribuito anche le parole della Yellen che ha confermato il tapering (i QE mensili sono già passati da 85 a 25 mld $/m) con lo stop definitivo degli acquisti ad ottobre (a patto che non vi siano elementi palesemente ostanti). Probabilmente quindi l’aspettativa di breve-medio periodo è una calo della liquidità in USA ed un aumento in Europa. Ciò ha comportato lo sprint di tutte le borse ed il ribasso di tutti gli spread, ma la situazione dell’economia reale è più incerta. A dimostrarlo è l’indice di fiducia delle imprese tedesche (IFO), mai basso come nell’ultima rilevazione, a testimonianza che, anche se il Governo di Berlino non pare recepire in modo ufficiale (per farlo probabilmente attenderà alcuni allarmi dai dati sull’occupazione che seguono fisiologicamente un peggioramento economico), il substrato produttivo è incerto. Questo sentiment è dovuto alle esportazione extra-UE penalizzate da una moneta decisamente troppo forte (benché sia in calo il rapporto €/$ il divario rimane ancora di un 30%); ai ritardi sul TTIP; alle crisi orientali, Russe, Ucraine ed alle relative sanzioni, e alla difficoltà, visto il basso livello di consumi sopraggiunto a causa della riduzione del potere d’acquisto, di mantenere alte le esportazioni verso i principali mercati dell’euro-zona (come in italia, Spagna, Francia, Grecia, Portogallo). Il campanello d’allarme sta già squillando e non va sottovalutato. Come si sa da tempo vanno sbloccati investimenti e creata occupazione e reddito, agendo sia sul fronte dell’offerta con sostegno alle imprese (credito, sburocratizzazione, flessibilità del lavoro, defiscalizzazione) sia su quello della domanda (maggior reddito disponibile), lavorando a livello europeo, nazionale e di banca centrale europea.

Lato italiano, oltre che cercare di porre sempre in cima all’agenda europea che come presidenti di turno dovremmo dettare temi quali flessibilità, crescita investimenti, golden rule, lavoro, occupazione, ma che, vuoi le nomine dei commissari, vuoi le priorità interne, vuoi le tensioni ucraine e medio orientali, vuoi Marenostrum-Frontex e le migrazioni, vuoi le crisi di governo altrui, non riusciamo ancora ad impostare in modo efficace, vi è la necessità di proseguire con il cammino delle riforme anche per fare in modo di ottenere pure noi qualche Commissario o Alto Rappresentante. Le quotazioni del Ministro Mogherini sembrano in crescita (anche dopo la dichiarazione del Min. degli Esteri Russo Lavrov che avrebbe confermato una non vicinanza con il Ministro degli Esteri Italiano; i due si sarebbero incontrati solo una volta) anche se è opinabile una così forte volontà di ricoprire una posizione fino ad ora di rilevanza limitata, soprattutto per quel che concerne gli aspetti economici ai quali l’Italia dovrebbe essere particolarmente interessata.
Il 29 agosto, immediatamente prima del consiglio UE del 30, vi è un importante CdM con al centro scuola, giustizia e sblocca italia, tre punti cardine per impostare una crescita sostenibile. In particolare sblocca italia dovrà essere riempito di provvedimenti realmente incisivi (il caso Alcoa riporta l’attenzione sulla questione dell’energia per le PMI che deve essere ulteriormente ridotto agendo su oneri di sistema, sistema di incentivazione, adeguamento del MIX produttivo e tecnologico, supporto con fondi europei alla dismissione/riconversione dei vecchi impianti che rappresentano solo un costo pagato in bolletta, con creazione di indotto nel breve-medio periodo). Ogni provvedimento ed ogni investimento, stando a quanto si legge, è pesantemente vincolato da margini ristrettissimi, non vi sarebbero (e sempre secondo i media lo stesso Padoan confermerebbe) risorse aggiuntive né tesoretti ed i risultati dell’ambiziosa spending review sono ancora da venire e da destinarsi alla riduzione del debito e delle tasse e non alla copertura di spese. Tale è la condizione cronica in cui versa l’Italia da almeno 5 anni e che senza operazioni titaniche e probabilmente impopolari oppure senza la flessibilità che si richiede all’Europa difficilmente potrà essere curata. Potranno essere trovate copertura col “bilancino” per determinati provvedimenti, ma diversi sono gli ordini di grandezza di budget in grado di sbloccare l’economia, l’industria, la produttività, l’innovazione e la fiducia del paese.
Con i risultati preliminari del CdM il Premier Renzi può andare al Consiglio del 30 provando a portare una prova della serietà dell’azione riformatrice di governo, che non sarà comunque accettata ad occhi chiusi dall’Europa consuetamente meticolosa nell’analisi dei dettagli. In ogni caso è troppo tardi per pensare che la flessibilità sugli investimenti produttivi, in innovazione, tecnologie, infrastrutture ecc possa attendere le prime evidenze delle riforme per essere concessa. La via che l’Europa adesso dovrebbe adottare è dare credito e controllare costantemente l’attuazione ed i benefici delle riforme e delle spese in investimento. Per il Premier italiano quindi sarà ancora più importante la fase di successiva implementazione, cercando di fare in modo che si giunga rapidamente all’attuazione e che non vengano semplicemente rimpinguate le pile dei decreti attuativi ancora da sbrigare.

Link:
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25/08/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

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