Un po’ di “Cencelli” nella nuova Commissione Europea che dovrebbe essere decisa e rapida

Il Presidente entrante della Commissione Europea Jucker, ha formato in giornata la squadra dei suoi Commissari.

La volontà del Lussemburghese alla guida della Commissione era quella di creare un team politico sul quale centralizzare le funzioni istituzionali e che portasse l’Unione ad essere, citando quanto detto in conferenza stampa, “grande sulle grandi cose e piccola sulle piccole cose”.

Le novità principali relative alla govenrance riguardano la presenza di un Primo Vicepresidente vicario, l’olandese Frans Timmerman, che sarà l’alter ego dello stesso Jucker è potrà decidere sostanzialmente su tutte le questioni e porvi il veto. Il potere di veto inoltre è nelle corde anche dei Vicepresidenti, in totale sette, per quanto concerne i loro ambiti di influenza, non limitati ad una singola Commissione, ma estesi  a più Commissioni qualora gli argomenti trattati presentassero sovrapposizioni ed in tal caso sarebbe loro possibile porre vincoli mandatori.

Lo schema che ha portato a partorire il nuovo Esecutivo Europeo il quale dovrà ottenere la fiducia del Parlamento a valle di singole audizioni previste per il 21-22 ottobre consentendo un insediamento al primo novembre, è stato una sorta di Cencelli a ben vedere leggermente sbilanciato verso l’ala Popolar (che comunque ha avuto la maggioranza relativa alle ultime elezioni) – Rigorista – Tedesca pur mantenendo ad una superficiale lettura un certosino equilibrio.

Per quanto riguarda i singoli nomi vi sono alcune considerazioni interessanti.

Una riguarda il ruolo della Mogherini come Alto Rappresentante della politica estera e sicurezza con delega da VP agli affari esteri, commercio, allargamento e gestione crisi. L’incarico di “Lady PESC” additato da molti come di poco spessore ed di poca utilità per l’Italia è stato reso più pesante proprio dal nuovo modello con i VP che nel caso di Federica Mogherini le danno la possibilità di avere voce in capitolo anche sulla gestione delle crisi, elemento importante quando si parla di problema dei flussi migratori o del Mar Mediterraneo per cui non v’è un commissario specifico, e sul commercio ancor più importante considerando la natura di paese manifatturiero ed esportatore che ha l’Italia. La Mogherini lascia una poltrona vacante nel governo italiano che dovrà quindi affrontare un’ulteriore questione che si inserisce nelle molte già in essere, quali il processo riformatore che va a coinvolgere economia ed istituzioni su cui pressano la BCE che dopo aver abbassato i tassi si attende riforme e risultati ed Europa  che per bocca di Barroso rammenta all’Italia di essere ancora indietro pur offrendo il proprio sostegno al Premier; la situazione del debito; i dubbi sul deficit; la ricchezza degli italiani tornata a 30 anni fa; le problematiche interne ai vari partiti (caso Emilia Romagna) e trasversali; le tensioni con Magistratura, Sindacati e Burocrazie varie che rendono la situazione molto fluida, complessa e pesante.  Se però l’opportunità di agire sul settore commercio da parte del Ministro Mogherini sarà sfruttata nel migliore dei modi questo punto può senza dubbio portare vantaggio all’Italia e costituire un elemento di crescita economica.

Un secondo elemento è il passaggio dagli Interni al Commercio della Malmstrom, con cui la Mogherini quindi dovrà avere uno stretto dialogo e quello di Oettinger all’Economia Digitale e Società dall’Energia-Clima, commissione ora ricoperta dallo spagnolo Canete, non senza polemiche per via di presunte dichiarazioni sessiste, ma soprattutto perché in precedenza pare sia stato un grande azionista di una compagnia petrolifera (quindi gli rimprovererebbero la vicinanza con alcuni portatori di interessi ed un potenziale conflitto di interessi).

Una delle principali problematiche e motivi di tensione di questa commissione sarà quella del crescente sentimento Anti-UE che in molti stati ha movimenti politici organizzati e di grande consenso. Il caso dell’Ungheria è emblematico, ed all’Ungherese Novracsici è stata assegnata l’istruzione, cultura, gioventù e cittadinanza. Novracsics è molto vicino al presidente ungherese Orban, uno dei più nazionalisti ed Anti-UE e probabilmente nelle intenzioni di Juncker c’è anche quella di utilizzare il Commissario come testa di ponte per allentare le tensioni con il leader del governo ungherese cercando di alleggerire le sue posizioni sull’Europa. Stesso ragionamento vale per l’inglese Jonathan Hill ai servizi finanziari e mercato dei capitali che potrebbe dover avere il compito di riportare il Regno Unito verso il ripensamento sull’unione bancaria, da Londra rifiutato, ma fondamentale per il processo di integrazione europeo, anche facendo leva sul risultato incerto del referendum sull’indipendenza scozzese che molto preoccupa la City (e le società, ad esempio RBS ha dichiarato di trasferire la propria sede in Inghilterra in caso di vittoria del SI è come lei molte altre).

Infine, ma non per importanza, c’è lo spinoso, il più spinoso, nodo economico. Il nuovo Commissario agli affari economici sarà il francese socialista Pierre Moscovici, candidato sostenuto da Hollande, ma anche molto gradito all’Italia, in ottica anti-rigorista. Sembrerebbe di buon auspicio per un rinnovato approccio economico, in realtà la struttura con i nuovi VP sottopone Moscovici ad uno stretto controllo da parte del finlandese, erede di Olli Rehn, Jyrki Katainen VP per lavoro, crescita, investimenti e competitività e del lettone Valdis Dombrovski VP per euro e dialogo sociale, oltre che del Primo-VP Timmermans che si può pronunciate a tutto tondo. Essi sono annoverabili tra i falchi e perciò nelle grazie della Germania. Senza titolo di VP, ma sempre scrupolosa sui bilanci e propenso al rigore è anche la belga Marianne Thyssen, assegnataria della pesante poltrona di commissario per lavoro ed affari sociali.

La linea intransigente quindi ha saldi protettori e Francia ed Italia avranno difficoltà nel portare avanti l’idea di flessibilità in discontinuità col recente passato.
Il Cancelliere tedesco si è apertamente detto soddisfatto perché il rigore e la disciplina di bilancio, da non abbandonare, sono assicurati nella loro prosecuzione.

Ora v’è da capire quanto Juncker voglia mantenere la promessa di cambiamento fatta, ricordando gli obiettivi di crescita, lavoro, prosperità dei popoli, benessere, integrazione che sono pilastri del suo mandato. Con l’austerità tali obiettivi sono stati falliti, il risentimento contro l’Europa aumentato, il benessere come la fiducia nelle istituzioni mediamente diminuiti, gli investimenti sono scesi in molte aree e con la continuità cieca del rigore le cose non miglioreranno.
I conti vanno controllati, ma in questa fase altamente recessiva l’approccio deve essere resiliente ed adattarsi ai contesti dei quali si è solo una variabile dipendente. Gli scenari dirigono, le società si adattano, questo è il dogma da seguire.
Come detto dal neo-presidente, questa è l’ultima opportunità. O si imposta quindi un percorso di crescita o vi sarà la disgregazione dell’Unione, probabilmente non senza tensioni anche violente.

Importante sarà sicuramente il ruolo Franco-Italiano ed il semestre di presidenza italiano che purtroppo quando entrerà veramente nel vivo sarà ormai in dirittura d’arrivo (meno di due mesi effettivi di lavoro), ma soprattutto sarà decisiva la reale volontà di aprirsi a nuovi modelli di sviluppo ed economici. Questa volontà va perseguita in accordo ed in condivisione tra i 28. Il rilancio degli investimenti è fondamentale e se ne parlerà all’Ecofin di venerdì con proposte inerenti il ruolo della BEI provenienti da Italia, Francia ed anche Germania. Probabilmente non in quella occasione, ma rapidamente dovrà essere discusso anche il concetto di euro-bond.
La rigidità dei conti si è visto non consentire gli investimenti pubblici e privati necessari e reclamati da BCE e Bankitalia anche per via di un sistema bancario avaro di concessione di credito e qui si rimanda alla necessità repentina dell’unione bancaria e dia una armonizzazione normativo-fiscale.

Questo sistema eterogeneo oltre al vantaggio di una pluralità di visioni sempre positiva, mette di fronte al grosso rischio di rallentare immensamente ogni processo decisionale (un po’ come in Italia) soprattutto nelle sfere economica, di revisione dei trattati e di analisi/approvazione dei documenti di economia dei singoli stati (Italia sempre nel mirino), in un momento in cui la rapidità di reazione non è negoziabile.
Le sfide per questa Commissione non ancora insediata sono tante ed ogni sfida è vista in modo differente dai protagonisti, ognuno rappresentante di un qualche interesse che dovranno mediare e mettere in comune per la prosecuzione della strutturazione, ancora decisamente in fieri, e del futuro stesso dell’Unione Europea, che rischia di rimanere un embrione mai sviluppato completamente.

 10/09/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

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2 Risposte

  1. […] all’indomani della definizione della nuova commissione Europea (approfondimento CommEU: Link) sono in procinto di svolgersi a Milano le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin, precedute […]

  2. […] Pre-Ecofin ancora richiesta di rigore. Smentita della flessibilità entro i patti? 12/09/14 Un po’ di “Cencelli” nella nuova Commissione Europea che dovrebbe essere decisa e rapida 11/09… Spending Review appesa ad una volontà politica latitante in Italia ed UE 09/09/14 Renzi, lontano […]

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