Dall’Eco-Fi Pre-Ecofin ancora richiesta di rigore. Smentita della flessibilità entro i patti?

Ormai all’indomani della definizione della nuova commissione Europea (approfondimento CommEU: Link) sono in procinto di svolgersi a Milano le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin, precedute dall’incontro informale dei Ministri dell’Economia Eco-Fi.

Per l’Italia che da presidente di turno ospita gli eventi, la due giorni è aperta da una nuova trance di dati non rassicuranti sullo stato economico del paese. Dopo il -0.2% di crescita registrato nel Q2 2014 (Link), Morgan Stanley ha rivisto al ribasso la crescita per l’intero 2014 proprio a -0.2%, dato confermato dal Premier che ha collocato la crescita attorno allo 0% decimale più decimale meno. I Sindacati hanno certificato una diminuzione dei posti di lavoro in edilizia in 7 anni di ben il 50%, mentre la Commissione Europea ha registrato un ribasso del settore industriale italiano del 24.5% dal 2007. Lo spread, pur lontano dai devastanti valori del 2011/12 è tornato a salire oltre i 140 pti base, la ricchezza ed il potere d’acquisto degli italiani sono tornati indietro di 30 anni, in barba al concetto di prosperità e benessere alla base della nascita dell’Unione Europea, in ultimo l’ISTAT ha registrato un calo della produzione industriale di luglio dell’ 1% rispetto a giugno e dello 0.8% rispetto al trimestre precedente (Q3 vs Q2).

Dalla BCE, nonché dall’Europa stessa, proviene poi un monito allarmante, non solo per il contenuto, il quale non è nuovo a molti altri del passato, ma per quello che lascia presagire in merito alla volontà di mutamento della govenrance economica dell’area Euro. All’Italia, che è definita ancora troppo indietro nel processo riformatore, è intimato di proseguire con la massima urgenza nella disciplina di bilancio per arrivare al rispetto dei patti e dei vincoli europei (il fiscal compact). Tali vincoli riguardano in prima istanza il tasso di riduzione del debito, in continua crescita e proiettato al 137%, e il rapporto deficit/pil. Quest’ultimo rapporto sappiamo avere un paletto, al momento non negoziabile ma che necessariamente andrà rivisto o nei tempi e nell’applicazione della golden rule sugli investimenti produttivi, del 3%. Quando tempo addietro si parlava di flessibilità entro i patti, concetto invero accettato anche dai falchi nordici più rigoristi, si intendeva proprio la possibilità di arrivare, senza sforare, al 3% e questo era di fatto l’obiettivo dichiarato del nostro governo. La concessione comunque insufficiente, avrebbe consentito di liberare circa 6-7 miliardi di € per investimenti produttivi. Il Governo Renzi ed il Ministro Padoan, ribadendolo a più riprese, erano decisi e lo sono ancora, a non sforare il 3% ma andarlo a sfiorare per reperire quante più risorse possibili, indispensabili in una fase recessiva come quella in corso. Adesso il limite ribadito da BCE ed UE è tornato al 2.6%, smentendo la locuzione “flessibilità pur nel rispetto dei patti” (rimanendo invariato il vincolo del 2.6% non esisterebbe flessibilità, ma sarebbe solo un rispetto dei patti iniziali siglati a scenari ben diversi). Questo ritorno con fermezza la rigore ed al rispetto dei trattati (ci si immagina che ugual fermezza sarà applicata anche per il fiscal compact riguardante il rientro del debito/pil -Ridurre il debito è possinile?- che deve scendere a partire dal prossimo anno in 20 anni al 60%, e ciò, con un pil stagnante è sostanzialmente impossibile), lascia molti dubbi sulla reale inclinazione ad attuare un differente approccio economico, ultima spiaggia, riprendendo le parole di Juncker, affinchè l’Europa possa avere qualche speranza di risalire la china.

Il Ministro Padoan stesso ha risposto, nascondendo a fatica un po’ di amarezza, che quel paramento del 2.6% era riferito ad uno scenario economico europeo migliore, quando invece le condizioni si sono verificate oggettivamente più negative del previsto ed il fatto che tutta l’Europa stia fronteggiando situazioni problematiche è il segno evidente della necessità di discontinuità e cambiamento.

Si fa inoltre notare che se il dubbio sul rapporto deficit/pil al 2.6% permane nonostante l’adeguamento Eurostat sul calcolo del PIL che dovrebbe portare al rapporto in questione un beneficio dello 0.2%, significa che all’atto pratico non è stato rispettato, con le regole vigenti fino a qualche giorno fa, il 2.8%; analogamente, ipotesi tutt’altro che accantonata da BCE ed EU, se non si riuscisse a rispettare il 3% vorrebbe dire che effettivamente saremmo sopra il 3.2%.

Draghi, oltre alla nota sui conti italiani, ha ribadito la necessità europea di attrarre investimenti, che l’Italia non riesce ad attirare come potrebbe e dovrebbe. Giustamente, come qui più volte scritto, il Governatore ha sottolineato anche la necessità delle riforme, poiché ogni politica monetaria non può portare crescita e benefici strutturali di lungo periodo se non inserita in uno scenario di riforme volte a supportare l’economia. I piani su cui agire dovrebbero essere per l’intera Europa quello del regolatorio e quello della concessione di credito. Draghi riporta poi per il nostro paese l’esempio della Spagna, che come scritto (Lesson learnt spagnola, ma solo per le riforme), è possibile prendere limitatamente alla capacità attuativa delle riforme, ma non sotto altri aspetti che vedono lo stato iberico in condizioni non migliori dell’Italia, ad iniziare dall’occupazione.

Ormai è chiaro che un sistema creditizio basato quasi in toto sulle banche che mischiano finanza ed economia, non è in grado di fornire la giusta liquidità e nei giusti tempi all’economia ed alla produzione, è altresì necessaria una maggior diversificazione e differenti strumenti, tra cui certamente quelli che verranno messi in campo dalla BCE come TLTRO, ABS, eventualmente acquisto di debito sovrano, ma anche l’utilizzo di vincoli finanziari come Bankitalia, CDP, BEI, Mini-Bond, quotazioni in borsa facilitate ed incentivate, venture capital, tutti capaci di dare spinta in minor tempo. La diversificazione degli strumenti creditizi è fondamentale sia per una maggior gestione del rischio di crisi cicliche qualora il meccanismo erogante entrasse in difficoltà (esempio crisi dei mutui subprime oppure classico schema di prestiti e mutui), sia per andare incontro ad esigenze di tipologie di credito che la moderna economia presenta in mutate e plurime forme rispetto al passato, non più dunque solo ed esclusivamente puro e semplice cash.

La ripresa di concessione di credito potrebbe valere secondo il Governatore di Bankitalia Visco fino a 0.5% di PIL, un valore decisamente ottimistico, ma è appurato che la sua assenza non consente all’industria alcun tipo di investimento.

Dall’Europa, e per bocca del Commissario all’industria Nelli Feroci, vengono critiche al Governo Renzi sull’uso indiscriminato e non gradito a Bruxelles, del decreto legge senza una valutazione approfondita e chiara del suo impatto. Ad esempio sul tema del lavoro la ricerca della flessibilità, senz’altro utile, ha lasciato scoperto l’altrettanto importante aspetto dell’eccessiva rigidità dei salari, della giustizia (tema che con il processo telematico ha fatto passi avanti), dell’aspetto normativo e legislativo ermetico, ballerino, incomprensibile, dipendente da una pluralità di centri burocratici che spaventa letteralmente gli investitori, e di una fiscalità opprimente. Ciò è riportato nel paper europeo “Reindustrializzare l’Europa – rapporto competitività 2014”.

Il contesto necessita, e lo si ripete da tempo, di decisione risolute e rapide, tanto che il rischio di essere già irrecuperabilmente in ritardo è altissimo. Non vi sarà una rapida ripresa sia per lo scenario deflattivo in essere sia per il livello di disoccupazione raggiunto sia per le tensioni in politica estera che includono le sanzioni economiche alla Russia che hanno importanti ripercussioni su un gran numero di settori industriali di molti stati europei a cominciare da quello energetico, con le ritorsioni russe che parrebbe siano già in attuazione intermittente ai danni di Polonia, Slovenia ed Austria. Di ciò deve curarsi la nuova Commissione Europea cercando di lavorare in modo unitario, sinergico e sincronizzato, lasciando da parte i particolarismi ed i nazionalismi, puntando ad un nuovo approccio, quello probabilmente auspicato da Padoan, che sia resiliente e volto al perseguimento della prosperità, benessere, pace e protezione. Obiettivo non semplice se si guarda la conformazione della nuova commissione, eterogenea e con presenze che hanno mostrato nelle loro recenti parole connotazioni eccessivamente rigoriste e conservatrici, a cominciare da Katainen (per approfondimenti su commissione si rimanda al link1 – link-Katainen). Come già scritto il rischio è che non si giunga nei tempi necessari ad accordi che siano risolutivi e che il ritardo ed il compromesso continuino ad essere protagonisti indesiderati.

Scendendo a livello italiano lo scenario rischia di essere anche peggiore. In parte la colpa va attribuita ai centri di potere, alle tecnocrazie e burocrazie bloccanti, spesso con potere decisionale e di veto che tendono alla conservazione ed alla sopravvivenza ed in parte alle le tensioni che disperdono energie dagli obiettivi di crescita, lavoro, riforme. Esse sono molte e si notano internamente ai vari partiti (caso PD in Emilia Romagna, ma anche all’interno di FI la leadership di Berlusconi comincia ad essere velatamente messa in discussione), si notano quando arrivano i nodi di alcune riforme come quella del lavoro e dell’articolo 18, sono insite nella spending review che dovrebbe tagliare gli sprechi tra gli altri alle regioni ed alla sanità, ma evidentemente ogni centro di potere ritiene di essere efficiente e di non dover essere oggetto di tagli, si notano infine nelle votazioni per la Consulta e CSM giunta ormai alla nona tornata e che ha visto, se vogliamo clamorosamente, fallire il patto del Nazareno secondo cui avrebbero dovuto essere eletti Catricalà e Violante. Benché PD e FI assieme abbaino la maggioranza assoluta non sono riusciti a far valere il loro accordo e la conseguente squadra di magistrati, testimoniando come certi agglomerati tecnocratici e burocratici superino in forza gli stessi partiti, rendendo impossibile, talvolta giustamente e talvolta a torto, innovazioni o cambiamenti a loro non favorevoli. Se questo fatto si moltiplica per ogni decisione, riforma, processo e per ogni centro di potere esistente e per il numero di votazioni che la legislazione prevede prima di sancire l’entrata in attuazione di una riforma è ben chiaro che non è affatto possibile pensare di essere sufficientemente rapidi ed incisivi nelle azioni di governo. Fa pensare la nuova linea del Premier di velocizzare l’iter per concludere la legge elettorale “Italicum” dandole priorità rispetto alla riforma delle PA, sembrerebbe una presa d’atto che in una simile viscosità non sia possibile imprimere quell’accelerazione reclamata a gran tono da più voci a partire dal 2011. Forse si tratta davvero del primo passo verso un rischio importante, un ALL-IN per provare ad arrivare ad un adeguato livello di rapidità ed incisività  (Renzi, lontano dai salotti buoni, dovrebbe far attenzione e pensare ad un piano di risk management; nulla è per sempre 06/09/14) finora non sufficienti.

12/09/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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4 Risposte

  1. […] Dall’Eco-Fi Pre-Ecofin ancora richiesta di rigore. Smentita della flessibilità entro i patti? 12/… Un po’ di “Cencelli” nella nuova Commissione Europea che dovrebbe essere decisa e rapida […]

  2. […] approccio e gestione della crisi tra UE e stati nazionali più in difficoltà. (Approfondimenti: Dall’Eco-Fi Pre-Ecofin ancora richiesta di rigore. Smentita della flessibilità entro i patti? Dalla tre giorni economica milanese emergono ingredienti condivisi, ma la ricetta finale è ancora […]

  3. […] che venga affiancata, come più volte ribadito e discusso all’Econofin (link1 – link2) ed in altri consessi (Link Ambrosetti), da una maggior diversificazione di accesso ai capitali con […]

  4. […] tra i protagonisti. Ripetendo quanto detto per il meeting economico europeo (Ecofin1 – Ecofin2) pare che gli ingredienti siano ormai scelti e condivisi (sembrava lo fossero anche durante la […]

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