Draghi espansivo, ma Schaeuble frena con gli ABS

La politica monetaria è solo parte degli strumenti da adottarsi in un contesto di crisi come quello in essere. Essa dovrebbe fornire uno shock immediato che vada in parallelo ad un profondo processo riformatore a livello nazionale ed europeo volto a rilanciare investimenti e crescita strutturale ma che necessita di tempo (orizzonte dal medio a lungo periodo per sentirne effetti tangibili) e di risorse economiche attualmente imbrigliate dal perseverare delle politiche di austerità, da un contesto di credit crunch, da bassi consumi e potere d’acquisto, da bassa inflazione e sfiducia. Proprio dare una reazione immediata e risorse economiche nel breve e brevissimo termine al servizio delle misure con effetti strutturali dovrebbe essere il compito delle politiche monetarie in momenti di emergenza. Premesso (ripetendolo per l’ennesima, volta) ciò, che le linee di pensiero di Draghi e Schaeuble non fossero convergenti è da tempo evidente, ma nelle ultime settime l’asperità quasi ancestrale tra i due capi economici sta assumendo toni preoccupanti. Preoccupanti perché la salvezza dell’Europa e la sua capacità di agire rapida, cosa che fin qui non è stata  in grado di fare né negli ambiti di competenza delle Commissione né in quelli della BCE tanto da arrivare a dati di occupazione ed inflazione, solo per citarne due, frutto di un processo di deterioramento di lunga durata, è strettamente vincolata alla volontà ed alla determinazione nel perseguire una strategia e degli obiettivi di interesse comune.

Draghi da Vilnus dove stava augurando un buon ingresso nell’Euro alla Lituania ha ribadito per l’ennesima volta l’intenzione della BCE di utilizzare se necessario misure non convenzionali di stimolo monetario a supporto dell’economia. Simili intenti sono stati proferiti più e più volte negli ultimi anni e pur non essendo mai accolti con piacere dal Ministro delle Finanze tedesco e dal Governatore della BuBa, mai si era arrivati ad un simile livello di tensione. Tale escalation probabilmente è dovuta al fatto che Draghi dopo le parole ha dato prova di reale azione con più determinazione del solito avviando la prima tranche di T-LTRO dei giorni scorsi e con la prosecuzione dei bassi tassi che hanno portato il cambio Euro -Dollaro ai minimi da due anni a circa 1.27 (benché sarebbe ragionevole puntare ad un rapporto circa 1). Questo passaggio dall’effetto annuncio a fatti concreti sta intimorendo la Germania che è l’unico stato che ha giovato di alcuni elementi caratterizzanti la crisi, come una moneta molto forte, benché adesso, ma pare che a Berlino non vogliano ancora digerirlo, anche per loro il vento stia cambiando. La paura aumenta davanti alle ipotesi di mettere in atto gli ABS, discussi nella prossima riunione del Board BCE a Napoli, di utilizzare 80 miliardi del fondo salva stati per favorire crescita ed occupazione (proposta Juncker) e di QE con acquisto da parte della Banca Centrale di titoli di stato.

Gli ABS sono prestiti impacchettati e cartolarizzati dalle banche che la BCE potrà acquistare consentendo così un alleggerimento del bilancio dell’istituto e quindi una sua maggior propensione (teorica) all’erogazione di credito ad imprese e famiglie. I derivati acquistati dalla BCE dovranno avere rating senior o al limite mezzanino, i più sicuri e garantiti in caso di problemi di rimborso.

L’affermazione del Governatore BCE che l’Europa non è né in recessione né in deflazione ha voluto forse stemperare un po’ le parole seguenti, dove narra di uno stato di deterioramento preoccupante, di ripresa meno tonica del previsto, di inaccettabile livello di disoccupazione, di inflazione bassa ancora a lungo, e del credit crunch. In aggiunta a ciò, soprattutto per quel che concerne il credit crunch, va detto che la prima tornata di T-LTRO ha avuto meno successo del previsto per due ragioni fondamentali, la minor richiesta di credito (a mio avviso dovuta proprio al credit crunch stesso che spinge hp non richiedere prestiti poiché non erogati) ed il timore degli stress test operati dall’Europa sulle banche.

I dati economici peggiori, il vincolo dell’intermediario bancario che sia nella prima fase di aiuti che in questa seconda non riesce a convogliare efficacemente ed in misura sufficiente liquidità alle imprese ed alle famiglie e la necessità comprovata di investimenti pubblici e privati sono elementi che possono far propende la BCE ad agire con ulteriori strumenti, quindi ABS, che pur non eliminerebbe le banche come vincolo, e l’acquisto diretto di titoli di stato.

L’acquisto di bond nazionali dal mio punto di vista risulta importante, come poi lo sarà un percorso di convergenza verso bond-europei a meno che non si vogliano riscrive la missione e gli obiettivi dell’UE, non per mantenere lo spread basso come poteva essere per il 2011, ma per fornire in modo diretto ai singoli stati liquidità che potrebbe così essere utilizzata per gli investimenti pubblici di cui ad oggi molti stati necessitano senza essere in grado di affrontare per i vincoli di bilancio che anche in questo inizio di Commissione Juncker rimangono un tabù che non si vuole mettere minimamente in discussione.

Il Ministro Schaeuble ed il Governatore della BuBa, ma anche il Cancelliere Merkel, avanzano una ipotesi di conflitto di interessi della BCE poiché in caso di ABS  l’istituto andrebbe ad acquistare titoli derivati da banche che sarebbero soggette al controllo implementato all’interno dell’unione bancaria fatto dalla BCE stessa, non è condivisa inoltre l’idea di utilizzare 80 miliardi del fondo salva stati ESM per occupazione e crescita sostenendo che il fondo serve per garantire stabilità in momenti di crisi ed un suo indebolimenti indebolirebbe anche la capacità dell’UE di rispondere ad eventi avversi. Questa tendenza è evidentemente finalizzata da un lato a proteggere le proprie banche dagli stess test e dal processo di unificazione e controllo tanto osteggiato da Berlino e dall’altro a mantenere uno status quo di vantaggio competitivo dovuto a tassi sui titoli di stato tedeschi più volte in territorio negativo e moneta forte associata ad esportazioni comunque sostenute, il tutto in un contesto di sistema paese funzionale, rapido, competitivo, creatore di valore aggiunto e terreno fertile per gli investimenti. La Merkel ha ribadito di prediligere il rispetto dei conti, la disciplina di bilancio (leggi rigore ed austerità edulcorati da termini più diplomatici) e le riforme rispetto a piani di investimento, soprattutto pubblico, che gli 80 miliardi prelevato dell’ESM dovrebbero supportare, come dovrebbero essere utilizzati parzialmente in questa direzione anche i 300 miliardi menzionati da Juncker per dare una accelerata a crescita ed occupazione.

Non si comprende però, a parte la scusa dell’inflazione e della Repubblica di Weimar, come la Germania non si sia ancora accorta che il suo atteggiamento ed il suo peso in Europa che la rendono ago della bilancia in ogni decisione hanno danneggiato gravemente il tessuto europeo, direttamente dal punto di vista economico e del protrarsi della crisi, ed indirettamente contribuendo alla fortificazione di un sentimento anti Europa che ha dato natali ad importanti movimenti di estrema destra e xenofobi che facendo leva sul disagio sociale e la povertà (perché in molti casi di povertà si tratta) hanno gioco facile nella creazione populistica di consenso spesso scagliandosi contro il diverso o il debole. In Germania l’estrema destra risulta essere uno dei primi partiti con un consenso mai raggiunto dalla fine della seconda guerra mondiale. La stessa Berlino però è bene che analizzi la situazione ed arrivi alla lapalissiana conclusione che un tessuto europeo così povero ed un contesto mondiale in cambiamento con rapporti di forza drammaticamente mutati, un’asse Russia-Cina, le sanzioni a Mosca, le tensioni in medio oriente ed in Ucraina, un mercato energetico europeo ancora poco integrato e molto dipendente dalle importazioni dai colossi di Putin, stanno peggiorando la situazione anche della stessa Germania, e lo si può notare da un calo delle esportazioni ad esempio; inoltre anche in terra tedesca vi sarebbe necessità di qualche investimento pubblico infrastrutturale, principalmente lato TLC, viabilità, trasporti che se affrontato ridurrebbe il surplus sotto il limite europeo del 6% e potrebbe apportare benefici anche all’intera Europa.

La terra bruciata europea che si sta creando attorno alla Germania ed i nuovi assetti geopolitici metteranno senza alcun dubbio anche Berlino alle corde, solo che quando vi arriverà per il resto d’Europa, meno virtuosa e già alle strette, sarà troppo tardi. La Germania fino ad ora si è comportata da Boss al limite della tirannia invece che da Leader locomotiva capace di sacrificarsi e rinunciare a parte dei suoi vantaggi immediati per un ritorno collettivo nel medio-lungo periodo. Si tratta della solita lotta, che possiamo vedere anche in Italia nella partita delle riforme o delle ristrutturazioni organizzative, tra coloro che vogliono mantenere una situazione privilegiata a dispetto di un cambiamento benefico per la società e chi invece lotta affinché si possa raggiungere un benessere collettivo distribuito. Inutile dire chi siano i buoni e chi i cattivi come inutile ribadite la necessità della Commissione di tagliare quel cordone ombelicale che la limita nella penombra dell’egemonia tedesca.

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25/09/2014
Valentino Angeletti
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Twitter: @Angeletti_Vale

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5 Risposte

  1. […] dati di agosto, già da tempo si è mostrata totalmente avversa alla politica monetaria di BCE  (LINK1 – LINK2 – LINK3) la quale sta provando ad assumere una connotazione ulteriormente […]

  2. […] prima di esternare le sue perplessità anche sul programma di acquisto di ABS della BCE (LINK). Tale atteggiamento e la circostanza di essere il maggior azionista di BCE e UE hanno fatto si che […]

  3. […] solo Draghi e BCE dietro il crollo delle borse, ma pesano Francia e frammentazione europea 03/12/14 Draghi espansivo, ma Schaeuble frena con gli ABS 26/09/14 Draghi: “allarme rosso sulla ripresa”. Alcuni Mea culpa, ma soprattutto un futuro da affrontare […]

  4. […] altro nodo chiave, perché qui ha sede la BCE “Governata” da Mario Draghi probabilmente sempre stretto tra l’incudine di voler attuare una politica monetar…, con il suo seguito di falchi nordici, che, in vece di maggiore azionista dell’Istituto […]

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