Proviamo ad anticipare Moody’s

Moodys Tra poche ore, domani, l’agenzia di rating Moody’s si pronuncerà sull’Italia.

Proviamo, in un gioco personale, senza alcuna pretesa, ad anticipare cosa dirà l’agenzia.

A mio avviso, in modo molto sintetico, si pronuncerà circa come di seguito:

 

“L’Italia sta attraversando un momento complesso, ma i pacchetti di riforme che il Governo Renzi sta portando avanti vanno nella giusta direzione. La riforma del lavoro (Jobs Act) dovrebbe essere mirata a rendere più flessibile il mercato occupazionale agevolando in particolar modo le assunzioni, che dovranno essere meno onerose, da parte delle aziende. Ciò potrà concorrere a facilitare gli investimenti, benché molti altri aspetti, quali burocrazia, certezza delle norme e delle leggi, corruzione, eccessiva spesa pubblica sulla sanità e sulla previdenza, scarsa propensione ad investimenti in innovazione, poca privatizzazione e concorrenza in alcuni settori, alto costo dell’energia siano elementi da riformare rapidamente.

Ciò si inserisce in una cornice italiano recessiva per il terzo anno consecutivo in cui i valori di disoccupazione al 12.6% ed oltre il 43% per quella giovanile, il rapporto deficit/PIL al limite del 3% ed il debito tendente al 136.7%  uniti ad un PIL rivisto al ribasso (-0.2%) ed una inflazione a -0.1% rendono lo scenario estremamente fragile, come si mantiene fragile a livello Europeo. In UE l’ingresso in recessione ha una probabilità tra il 35 ed il 40%, a causa sempre della bassa inflazione, delle tensioni geopolitiche in Russia ed in Libia dalla quale arrivano le prime tensioni sui flussi di Gas che colpiscono principalmente proprio il paese italiano.

Anche i recenti dati negativi relativi a produzione industriale, esportazioni ed ordinativi (che prevedono gli andamenti di mercato futuri) della Germania hanno un ruolo importante dimostrando la fragilità economica europea che non può non avere ripercussioni sui singoli stati ad iniziare da quelli più problematici.

Alla luce di ciò il giudizio attuale sull’Italia rimane invariato, ma se si protrarranno le condizioni congiunturali macroeconomiche in essere sia nel paese che nella UE e se il Governo italiano non riuscirà a reagire implementando l’ambizioso piano di riforme proposto confidando che porti i risultati attesi, un rapido ulteriore deterioramento con conseguente peggioramento del giudizio sono altamente probabili.”

Questo è a mio personalissimo parere quello che approssimativamente sarà detto da Moody’s.

In ogni caso, ed il discorso vale anche per le parole di Draghi proferite oggi, non è comprensibile come possano già ora affermare che la riforma del lavoro vada nella giusta direzione se ancora non è completamente chiara neppure agli addetti ai lavori e quando manca tutta la parte dei decreti attuativi che ne riempirà la cornice. Inoltre il mercato del lavoro ha dinamiche molto complesse che portano effetti solamente dopo il fisiologico ritardo rispetto ad altre dinamiche propedeutiche (ad esempio una crescita minima del 1.5% sarebbe necessaria per invertire la tendenza dei dati sulla disoccupazione). Inoltre non va mai dimenticato che per la creazione del lavoro l’utilissimo atto legislativo non è sufficiente,  servono investimenti industriali concreti e quindi uno scenario di business e sviluppo che al momento e per leggi e norme, burocrazia, fisco ecc e per condizioni economiche non è presente.

09/10/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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