Alluvione di Genova: tre banali considerazioni al di là della ricerca di colpevoli e capri espiatori

A Genova purtroppo siamo (di nuovo) nei giorni degli interventi di urgenza e della conta dei danni, con previsioni meteo che non danno tregua per altre 24-36 ore ed allerta al massimo livello (2). Le immagini ormai di “eroica normalità” che raffigurano schiere di volontari, cittadini forze dell’ordine, pompieri, protezione civile sono quelle di 3 anni fa: 2011, esondazione del torrente Fereggiano.
Di ammirazione nei confronti della popolazione attiva e di tutti coloro che si impegnano senza sosta per far in modo che tutto possa tornare ad una parvenza di normalità si è scritto in abbondanza così come dell’ammontare degli ingenti danni che arriverebbero ad oltre 200 milioni di Euro. Allo stesso modo si rimbalzano le accuse di colpevolezza e negligenza tra protezione civile, ARPA, politica, previsioni meteo e via dicendo, alla fastidiosa ricerca del capro espiatorio che per ogni voce è sempre annidato altrove.
Oltre a questi aspetti i quali hanno già ampiamente e talvolta inutilmente saturato i mezzi di comunicazione che avrebbero potuto essere utilizzati per scopi più utili, vi sono altri elementi da mettere in luce.

Il primo riguarda il concetto di evento eccezionale. Nella mia concezione delle cose un evento è eccezionale quando realmente al di là di ogni comune immaginazione e mai verificatosi prima. Esso rappresenterebbe appunto un’eccezione difficilmente prevedibile. L’evento al quale abbiamo assistito per quanto estremo possa essere stato non può definirsi eccezionale. Da qualche anno a questa parte siamo abituati al susseguirsi di eventi di portata paragonabile, tanto che appena tre anni fa si era verificata una medesima circostanza nella stessa zona Ligure ed in ogni stagione siamo abituati a vedere episodi nominati erroneamente “bombe d’acqua” che hanno sempre avuto gravi conseguenze. Si sono viste in Veneto, a Milano, in Emilia-Romagna, in Toscana ed anche nel sud Italia. Probabilmente ciò è parte di quel processo di cambiamento climatico e riscaldamento globale molto complesso e discusso che sta modificando il clima della zona temperata europea. In ogni caso, vista la loro frequenza, simili avvenimenti meteo non sono più da considerarsi eccezioni bensì eventi gravi che potenzialmente possono colpire tutto il territorio italiano un certo numero di volte durante l’anno. Pertanto si deve pensare seriamente a doverli affrontare sempre più spesso studiando e verificando piani precisi di azioni preventive come manutenzione di territori ed edifici, ed informazione delle popolazioni, squadre speciali addestrate ad hoc, nuovi modelli di previsioni e nuovi standard per la diramazione degli allarmi meteo congiunte ad interventi reattivi, ad esempio piani di evacuazione, prove di messe in sicurezza, comunicazione e gestione dei messaggi durante e post crisi.

Il secondo è legato allo stato manutentivo dei nostri territori. La Liguria, che ben rappresenta in piccolo lo stato di tutto il territorio Italiano, è per 98% del suo territorio oggetto di rischio idrogeologico grave. La zona è difficile e vi sono montagne a picco sul mare dove le acque scorrono impetuose. È pensabile che fino a qualche decennio fa, il clima più mite non avesse portato in modo lapalissiano alla luce, se non in qualche rara occasione, la pericolosità di una simile congiuntura di circostanze ulteriormente aggravata dall’abusivismo tipico del nostro paese e quasi tollerato ed incentivato considerati i condoni edilizi periodici che sono stati concessi (della pericolosità dell’assetto idrogeologico però ne sono sempre stati ben consci i cittadini e quindi con tutta probabilità le istituzioni locali). Genova stessa è una città arroccata, ammassata di edifici, costruita in modo scellerato sulla confluenza di tre fiumi. I greti dei torrenti, così come i boschi, le montagne ed i bacini non sono adeguatamente mantenuti e ripuliti, pertanto non hanno assolutamente modo di sopportare eventi così violenti e precipitazioni sittanto rapide e copiose. Ovviamente in questo vi è la colpevolezza umana, dalla politica alla burocrazia, dai comuni alle regioni fino allo stato centrale che non hanno mai fatto in modo di portare a termine piani di riqualificazione idrogeologica e di pianificare tempestivamente un budget di spesa.

Il terzo punto che si ricollega strettamente al secondo, riguarda la gestione dei fondi. Se tre anni fa, all’epoca della prima disastrosa alluvione, si poteva dare la colpa ai 5 o 6 lustri di mala politica del passato (talvolta entità eterea e “rifugium peccatorum” per il presente) ed all’eccezionalità dell’accaduto, ora non è possibile. Non è possibile perché l’evento aveva un recentissimo precedente proprio nel 2011, perché fondi per il riassetto idrogeologico erano già stati stanziati (si parla di decine e decine di milioni di euro) ma bloccati nella burocrazia di ricorsi e contro ricorsi sull’assegnazione delle gare di appalto e quindi fermi in qualche ufficio o tribunale. In questo frangente altri eventi critici erano avvenuti, culminando lo scorso anno con lo smottamento nelle Cinque Terre di una montagna a picco sul mare a seguito di un’alluvione che fece quasi precipitare un convoglio ferroviario della linea soprastante con annesso crollo di una terrazza a picco sul mare e di probabile natura abusiva. Incredibile che in questi tre anni non si sia riusciti a spendere efficacemente i fondi stanziati. Ovviamente non avrebbero evitato il disastro di questi giorni, ma fortificando il territorio, avrebbero diminuito i danni. Ovviamente rispetto a tre anni fa non essendo stato fatto alcunché, il territorio si è presentato a questa alluvione più debole e fragile, subendo quindi addirittura più danni del 2011.

Sconfortante è sentire il Capo della Protezione Civile Gabrielli, sconsolato, dichiarare che in Italia riguardo al rischio idrogeologico “si sta combattendo una guerra con solo una cassetta di aspirine e che se non fosse stato per i privati e per la procedura di urgenza la nave Costa Concordia starebbe ancora bel bella adagiata sulle coste del Giglio” (nel mentre ricordiamo i successi mediatici del Capitan Schettino).
Esempi simili se ne potrebbero fare a decine (anche i terremoti a L’Aquila ed in Emilia ne fanno parte), ma soffermiamoci per una invettiva che sorge spontanea.

Se si fossero spesi quei soldi stanziati per Genova e quelli stanziati o richiedibili ed ottenibili da enti terzi per la riqualificazione idrogeologica/sismica ed il riassetto e protezione del territorio di tutta Italia, quanti posti di lavoro e quanto indotto avrebbero potuto essere creati?
Visto che l’ammontare dei soldi spesi in prevenzione è decisamente inferiore rispetto a quelli spesi per rimediare (spesso male) i danni, quanto si avrebbe potuto risparmiare?

Ora il Premier Renzi ha assicurato che i circa 2 miliardi stanziati saranno nel breve spesi e con il decreto “Sblocca Italia” dovrebbero essere accorciate e ridotte le burocrazie per opere di riqualificazione, appalti e lavori pubblici, ma ormai è oggettivamente tardi.

Col senno di poi non si poteva fin da subito dare la precedenza a questo genere di ben noti investimenti, ed alle riforme correlate indiscutibilmente di tipo economico-istituzionale, che forse potrebbero portare molti più posti di lavoro rispetto alle discussioni aspre e pericolosamente ideologiche sull’Articolo 18 e facenti parte di quel piano di investimenti che tutti gli istituti ed enti: FMI, Commissione Europea, BCE, Confindustria, Sindacati, Bankitalia, e lo stesso Governo italiano, reclamano a gran voce ed indicano come elemento imprescindibile per l’uscita dalla crisi?

La necessità di investire e l’incapacità di farlo in settori fondamentali (ma forse forieri di pochi voti e poca visibilità) come saranno letti dall’Unione Europea e come l’UE e gli investitori privati interpreteranno la gestione di fondi già stanziati e dopo tre anni ancora impastati chissà dove per la solita burocrazia, la complessità normativa e la lista infinita di adempimenti ed uffici da interpellare per far partire i lavori (da notare che anche i fondi stanziati per i debiti delle PA in gran parte dei casi sono fermi tra uffici ed intermediario bancario e quini non ancora pervenuti alle aziende) ?

Alla vigilia dell’invio della legge di stabilità a Bruxelles/Strasburgo, la sensazione è quella di un’altra figura non proprio eccellente per il nostro paese che aspetta di cambiare davvero da troppo tempo.

12/10/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

  1. […] disponibili (ed il caso dell’alluvione di genova ne è solo l’ultima dimostrazione LINK); sul lato del privato le cose non vanno meglio. L’Italia in questi hanno non è stata in […]

  2. […] correlati: Alluvione di Genova: tre banali considerazioni al di là della ricerca di colpevoli e capri espiator… Un difficile G20 per puntare alla resilienza 29/08/13 Da Jackson Hole: politica monetaria, ma […]

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