Legge di stabilità tra Scilla e Cariddi

Entro poche ore il Governo guidato da Matteo Renzi ed il MEF del Ministro Padoan dovranno porre il sigillo alla legge di stabilità per sottoporla al vaglio dell’Unione Europea. In questi ultimi frangenti il Premier era all’assemblea di Confindustria a Bergamo dove ha anticipato a grandi linee l’entità della manovra: 30 miliardi di cui 18 di taglio di tasse ed una spending review di ben 16 miliardi (“alla faccia di Cottarelli” avrebbe testualmente detto il Premier che in tono ironico forse ha voluto sottolineare la distanza tra lui e l’ex Commissario).

I dubbi sulla manovra rimangono. Ad esempio Fubini su La Repubblica fa notare che vi sarebbero 11 miliardi derivanti da aumento del deficit pubblico, che i tagli di spesa sono estremamente complessi da portare a termine a causa dei veti imposti ad ogni misura restrittiva dai soggetti interessati e che le entrate straordinarie, circa 5.5 miliardi, nella realtà dei fatti sono difficilmente quantificabili perché proverrebbero da misure quali aumento della tassazione sul gioco d’azzardo (le aziende del gioco si stanno già muovendo contro questa eventualità) oppure entrate derivanti dalla lotta all’evasione che difficilmente possono essere stimate con precisione ex ante.

Alla platea di Confindustria Renzi ha fatto notare che 18 non è l’articolo, ma sono i tagli di tasse, in particolare si avranno sgravi dell’Irap per 6.5 miliardi e la totale sgravio per i primi tre anni tramite un contributo ad hoc sulle assunzioni a tempo indeterminato.

Nella bozza illustrata sembra che si voglia accontentare un po’ tutti: l’UE con la spending review, sempre l’ UE assieme a Confindustra ed ai lavoratori (ipotizzando che parte dello sgravio vada in busta paga) con il taglio del cuneo fiscale (al momento per i primi tre anni di lavoro), di nuovo Confindustria con la misura sull’Articolo 18, la Germania e l’UE per il rispetto del vincolo del 3% sul rapporto deficit PIL, i contribuenti in generale col taglio ipotetico di 18 miliardi alle tasse.

La misura più interessante e abbastanza chiara quantomeno nel contenuto è quella relativa all’azzeramento della contribuzione per i primi tre anni nel caso di assunzione di un giovane a tempo indeterminato. L’abolizione dell’articolo 18, che avrà ancora da essere visti i venti di guerra con la CGIL di Susanna Camusso che ha ipotizzato anche uno sciopero generale e con le fronde interne al PD, e lo sgravio per i neo assunti, nell’idea del Premier dovrebbero sollevare i datori (quelli in condizioni di farlo) da ogni alibi nell’assumere giovani. Evidentemente il provvedimento vuole andare nella direzione di ridurre la disoccupazione, obiettivo verso il quale vi è totale accordo tra BCE, UE e Stati Membri.

Il problema del lavoro, estremamente complesso, come sì è detto più volte, non si risolve con una singola misura, ma con un pacchetto “olistico” rivolto seriamente e concretamente alla crescita (LINK). Quello che Renzi ha proposto va più che bene come elemento facilitante, ma deve necessariamente essere inserito in un contesto dove sia possibile e profittevole la creazione di business e l’insediamento di attività produttive, dove insomma si facciano investimenti privati e pubblici.

Se sul lato del pubblico vi sono i vincoli europei da rispettare che impediscono ogni spesa seppur produttiva e seppur con ritorno nel medio periodo e vi è una incapacità quasi delittuosa nell’usare quei soldi disponibili (ed il caso dell’alluvione di genova ne è solo l’ultima dimostrazione LINK); sul lato del privato le cose non vanno meglio. L’Italia in questi hanno non è stata in grado di attirare un sufficiente numero di investimenti e tanti sono fuggiti assieme ad aziende costrette alla chiusura; le motivazioni sono quelle ben note e contro le quali dovrebbe lottare l’Esecutivo Renzi (ma in realtà ogni Governo): burocrazia (e Genova nuovamente ne è l’ultimo tragico emblema), incertezza normativa, fisco, giustizia e via andare nell’impietoso elenco. La misura del Premier, eccellente se verrà confermata, rischia di non avere gli effetti desiderati senza tutti quegli elementi al contorno dai quali non si può prescindere e che dovrebbero portare all’aumento del potere d’acquisto, all’aumento della domanda e di conseguenza della produzione con annessa richiesta di manodopera da parte delle aziende. Su tale direttrici ci si può muovere o tramite diminuzione drastica delle tasse in modo da aumentare i consumi, ma è estremamente complesso agire su tutti i potenziali consumatori evitando che maggiori consumi per alcuni vengano compensati da riduzione degli acquisti per altri (come è accaduto fino ad ora col bonus degli 80€; e neppure il TFR potrebbe essere risolutivo, visto che il Corriere da un sondaggio rileva che 2 intervistati su 3 preferiscono il gruzzolo a fine carriera come avevamo già ipotizzato: LINK) oppure investendo e creando lavoro e questo può essere fatto dal pubblico se non vi sono vincoli ad impedirlo e dal privato, se esistono possibilità di fare affari e ciò è possibile solo abbattendo le barriere esistenti. In ambedue i casi, considerando lo scenario di bassa inflazione persistente, con il supporto di una lungimirante politica monetaria della BCE. Pertanto è evidente come la decontribuzione per tre anni dei nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato (che nel caso di abolizione dell’Art. 18 sarebbe  una forma contrattuale comunque più debole di quella attuale e per tanto si potrebbe supporre che debba essere meglio remunerata almeno nella fase di minori tutele) sia un aiuto, ma da sola rischi di non essere sufficientemente “shockante”.

Non va poi dimenticato il contesto vigile dell’Europa che, relativamente alla legge di stabilità, vorrà verificare le coperture per ogni taglio di spesa e di tasse, così come vorrà comprendere precisamente e non solo a sommi capi, come spesso l’italianità porta a fare, la destinazione di ogni taglio di spesa della spending review che ricordiamo deve essere destinata alla riduzione del debito ed al taglio delle tasse.

Le dichiarazioni del rispetto del 3% sono sicuramente un elemento in favore dell’impegno italiano, ma esso potrebbe non bastare perché secondo la tabella di rientro sul rapporto deficit/PIL a fine 2014 avremmo dovuto attestarci al 2.6% (già il nuovo calcolo del PIL introdotto da Eurostat ci è venuto in soccorso per uno 0.2%) e perché abbiamo già rimandato al 2017 il pareggio strutturale di bilancio. Di buon auspicio vi è il silenzio della coppia Dijsselbloem-Katainen, presidente dell’Eurogruppo il primo e commissario UE ad interim per gli affari economici e monetari il secondo, rispetto agli intenti italiani, mentre è stata da loro sottolineata la condizione di difficoltà della Francia che con un rapporto deficit/PIL attorno al 4.3% andrà in procedura di infrazione.

A ribadire il fatto che l’Europa potrebbe richiedere una modifica alla legge di stabilità vi è anche Bankitalia sostenendo che molte delle misure sono difficilmente quantificabili a priori e che gli scenari futuri per i prossimi anni, ed in particolare per il 2015, presentano notevoli rischi al ribasso di tutti i parametri vuoi per le congiunture macroeconomiche assolutamente ancora non sanate, vuoi per le tensioni geopolitiche tutt’ora in corso. Le opzioni italiane qualora la UE richiedesse modifiche ed aggiustamenti potrebbero essere obbedire oppure mantenere quanto presentato ed eventualmente rischiare di incorrere nella procedura di infrazione, ma solo nella primavera 2015, guadagnando così alcuni mesi.

Complica ulteriormente la situazione una Germania ancora egemone la quale, nonostante gli ultimi dati non buoni relativi ad export, ordinativi e produzione industriale, vanta un surplus vicino al limite europeo del 6% (attorno ai 14 miliardi in valore assoluto) e che per bocca del Governatore della BUBA continua a ribadire come il rispetto del 3% sia fondamentale per la credibilità degli stati e quindi per la sostenibilità del loro debito sovrano che fu alla base della crisi finanziaria nel 2011.  Il Governatore avrebbe addirittura definito Francia ed Italia “Bambini Problematici”, prima di esternare le sue perplessità anche sul programma di acquisto di ABS della BCE (LINK). Tale atteggiamento e la circostanza di essere il maggior azionista di BCE e UE hanno fatto si che la Germania tenesse fino ad ora in scacco sia le politiche europee che quelle della BCE che pur nell’indipendenza statutaria dei loro mandati non possono non aver risentito dell’influenza tedesca. Come sostenuto dal politico tedesco Fischer, la Germania sta condannando i paesi del Sud e l’Europa tutta se non si convincerà a sostenere una maggior integrazione finanziaria ed un progetto simile agli Eurobond di condivisione dei rischi (cui abbiamo già parlato più volte). Del resto i dati deboli menzionati sopra mettono in luce il fatto che alla lunga della povertà dell’UE (maggior mercato per i prodotti tedeschi) non può non risentirne anche la Germania stessa.

Attendendo la conclusione della legge di stabilità italiana, la relativa reazione europea e sperando che Bruxelles e Berlino recepiscano la necessità di un cambio di approccio economico, il nostro paese ha la possibilità di sfruttare l’incontro Asem (Asia Europa Meeting), ed in particolare i bilaterali a margine, per raccogliere investimenti dall’estremo oriente, sempre molto attento ed interessato a i nostri settori Hih-Tech, TLC, Energia-Oil&Gas, Agricoltura, Lusso, Manifattura ad alto valore aggiunto poiché oltre alla qualità rappresentiamo un naturale punto d’ingresso al mercato europeo (ancora il più grande del mondo). L’atteggiamento italiano non dovrà essere assolutamente quello del mendicante, pur nella consapevolezza della necessità di reperire capitali e partner forti e globali, e dovrà perseguire risultati concreti senza eccessiva cessione di sovranità ed andando ben oltre la miriade di accordi e parternariati che la Cina in testa a tutti è solita stipulare con più di mezzo mondo. Dovrà quindi essere in grado di esporre un “prodotto” valido su cui investire e dovrà saper indirizzare l’investitore verso strategie di lungo termine, non toccate e fughe (che pure non sono nello stile cinese) pur senza cedere totalmente il timone di settori particolarmente delicati.

13/10/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

Annunci

2 Risposte

  1. […] le priorità Covered bond, colpe tedesche ai tempi della Grecia ed ipotesi di asse Parigi-Berlino Legge di stabilità tra Scilla e Cariddi L’IVA … e la coperta tricolore sempre troppo corta […]

  2. […] Link: La piccola gaffe dell’epistola “segreto di Pulcinella” UE ed un umilissimo consiglio: low profile! Commissione Juncker, bollinatura e lettera, ma l’importante è cambiare verso Lo strano buffo paese che non riesce ad avere una visione d’insieme ed identificare le priorità Covered bond, colpe tedesche ai tempi della Grecia ed ipotesi di asse Parigi-Berlino Legge di stabilità tra Scilla e Cariddi […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: