Covered bond, colpe tedesche ai tempi della Grecia ed ipotesi di asse Parigi-Berlino

La prevista pioggia di liquidità dovrebbe spingerci ad andare in giro ben muniti di ombrello. Lunedì 20 ottobre infatti si avvia la seconda, dopo il T-LTRO, delle misure non convenzionali decise dalla BCE per riportare l’inflazione attorno al 2% e vincolare denaro fresco verso le imprese e l’economia reale. Questa fase consiste nell’acquisto da parte dell’Istituto di Francoforte di covered bond emessi dalle banche. Questi titoli sono garantiti con rating almeno di Bbb- e potrebbero ammontare complessivamente a 1000 miliardi probabilmente spalmati in tre anni con obbligo per le banche di vincolare la liquidità ottenuta direttamente alle imprese.
Il provvedimento come detto segue la prima trance di T-LTRO e precede l’acquisto di ABS ed a differenza delle misure non convenzionali utilizzate precedentemente, quelle di questi giorni vincolerebbero appunto i beneficiari, quindi gli istituti di credito, a finanziare aziende ed economia reale (ad esclusione di prestiti immobiliari per evitare bolle).
Fino ad ora la politica monetaria di iniezione di liquidità non aveva mai imposto agli istituti di prestare ad imprese e famiglie e tale lacuna è stata determinante nel limitarne gli effetti.
Ancora prima però, e si è sostenuto più volte, i ritardi di intervento della BCE e la poca determinazione ad agire con politiche espansive differenziandosi dall’esempio della FED e senza seguire i consigli provenienti da più parti, a cominciare dal Fondo Monetario della Lagarde, hanno contribuito all’aggravarsi della crisi iniziata con il caso greco che se trattato diversamente e con miglior puntualità forse avrebbe avuto un minore impatto e non sarebbe stato il “la” alla recessione più grave dal 1929.
I ritardi fino ad ora attribuiti all’approccio eccessivamente conservativo della BCE sembrano adesso poter essere fatti risalire, in modo non così sorprendente, anche ad un altro attore. Sarebbe emerso da alcuni carteggi che già per risolvere il caso della Grecia molti Governi, tra cui il Governo Monti, sarebbero stati favorevoli all’utilizzo immediato di strumenti non convenzionali da parte della BCE, dal canto suo già pronta ad intervenire, tra cui anche l’acquisto diretto di titoli di stato .
Questa possibilità, che forse avrebbe permesso di scrivere una storia differente, sarebbe stata avversata dalla Germania, ed in particolare dal Governatore della BuBa Weidmann e dal Ministro delle finanze Schaeuble ai quali BCE e Commissione si sono rimessi assecondando così il commissariamento, l’intervento della Troika e la conseguente linea dell’austerità che ha messo in ginocchio la Grecia ad oggi nuovamente a rischio per via delle tensioni sui suoi titoli di stato con interessi balzati oltre il 7% (con punte fino a 9%).
L’ingerenza della Germania, potente azionista europeo e della banca centrale, se vera, avrebbe tenuto in scacco Draghi e la BCE dall’attuare misure più immediate e risolute consentendo solo la rincorsa agli eventi che stavano precipitando invece che agendo con azioni preventive e arrivando così al livello di inflazione (già deflazione in alcune zone) ad oggi presente.

Nonostante questa lezione, e ciò è preoccupante, pare che anche ora l’approccio tedesco non sia mutato. Weidmann e Schaeuble non hanno lesinato critiche al T-LTRO, all’acquisto di covered bond e soprattutto a quello degli ABS ritenendo che così facendo il rischio si trasferisse iin modo eccessivo sulla BCE. Ovviamente al momento non v’è nessuna apertura né a QE che acquistassero direttamente titoli di stato sovrani ed ovviamente neppure ad una condivisione del debito a mezzo di Euro-Bond. Nel frattempo la Germania, consapevole della sua forza e dei problemi patrimoniali di alcune sue banche territoriali, ha spinto affinché si rallentasse il processo di unificazione bancaria che avrebbe dovuto consentire di rendere più sostenibile il sistema finanziario europeo ed affinché si rendessero più laschi i criteri di valutazione del loro stato patrimoniale (criteri di Basilea).
Anche adesso, sempre a dispetto di quanto propagandato trasversalmente in tutta UE nel periodo pre-elezioni europee quando l’austerità ed il rigore (durante periodi recessivi) sembravano ormai sul punto di rimanere solo un ricordo in favore di un piano di investimenti (300 mld €) e nonostante dati di produzione, ordinativi e fiducia di consumatori ed imprese in netto calo, la Germania non si risparmia nel professare che la prima preoccupazione dovrebbe essere il rigore dei conti ed il rigido rispetto dei vincoli europei e ciò soprattutto per quel che concerne le “leggi finanziarie” che gli stati membri si apprestano ad inviare al vaglio della Commissione.

Il comportamento tedesco, che ha confermato ogni impegno preso con Bruxelles incluso l’azzeramento del deficit ed ha impostato una finanziaria su investimenti in ricerca-sviluppo ed istruzione, sembra ignorare il semplice ragionamento per il quale se il mercato principale di sbocco, rappresentato da quasi tutto il resto dell’Europa, va in crisi pesante e si blocca, la naturale conseguenza è che anche il mercato “esportatore”, con un fisiologico ritardo più o meno cospicuo, ne andrà a risentire.
Analogo rigore pare che vorrà applicare Katainen, attuale Commissario UE ad interim per gli affari economici e monetari, nel valutare le leggi di stabilità avendo dichiarato che utilizzerà l’aritmetica per l’analisi di ogni numero.
La legge di stabilità italiana difficilmente sarà bocciata, ma sicuramente saranno chieste precisazioni e cifre ben comprensibili, in particolare sulla spending review incluso il perché della dipartita di Cottarelli e con lui del suo report, sui tagli che le regioni/enti locali dovranno effettuare, sullo stato delle privatizzazioni, sul taglio del cuneo fiscale e probabilmente anche sul progresso delle riforme istituzionali. Oltre a ciò sarà messo sotto esame il debito in aumento, il livello di crescita (ottimistico per il momento in essere) considerato per le stime previsionali del DEF ed il rapporto deficit/pil al 3% che non verrà sforato, ma che è pur sempre superiore rispetto a quanto la tabella di marcia UE per il rientro del deficit prevede, così come ritardato di un anno è stato il pareggio strutturale di bilancio. Non è previsto comunque un respingimento, ma la richiesta di un qualche aggiustamento è probabile e vista la difficoltà nel reperire risorse se non con clausole di salvaguardia ben note ed odiose questa circostanza potrebbe essere preoccupante.

Oltre a ciò non si attendono grandi novità anche se alcune indiscrezioni danno un Katainen, che dovrebbe essere futuro VP della Commissione Juncker, ammorbidito verso le posizioni più riformiste e permissive professate dallo stesso Juncker, e soprattutto un “patto segreto” che vedrebbe la Germania soccorrere la Francia garantendo la sua legge finanziaria (con rapporto deficit/pil al 4.2%) affinché non venga rigettata da Bruxelles e soprattutto venga evitata la procedura di infrazione. Evidentemente se ciò fosse vero Berlino si sta rendendo conto che alla fin fine anche gli stati vicini, e suoi mercati naturali di esportazione, hanno una discreta importanza sull’economia tedesca. Un asse Franco-Tedesca però potrebbe essere controproducente per l’Italia che troverebbe maggiori difficoltà a fare squadra proprio con il paese transalpino che a quel punto dovrebbe sottostare alle condizioni dettate dei tedeschi, precludendo così un incremento dei margini di flessibilità per il nostro paese. Benché intriganti comunque allo stato attuale questi sono puri esercizi di analisi senza verificate fondamenta.

In questo frangente in cui la crisi e la recessione non sembrano aver mollato la presa ed in cui l’inflazione è bassa ed alta la forza dell’Euro (anche se ridimensionata) l’unica possibilità, che deve accompagnare le riforme che i singoli governi hanno l’obbligo di mettere rapidamente e proficuamente in atto per attrarre investimenti, supportare famiglie ed imprese ed agevolare l’occupazione (in Italia oltre 2 milioni di posti di lavoro persi in 6 anni solo tra gli under 35, dato ISTAT), è una governance europea realmente rivolta alla crescita ed una politica monetaria più espansiva che a questo punto sono assolutamente dipendenti dal cambio d’impostazione del Governo di Berlino e della BuBa.
Del resto Germania e BuBa, se vera è l’indiscrezione del loro veto rispetto ad un subitaneo ed espansivo intervento della BCE nel 2011 indirizzando invece verso il commissariamento di Atene il conseguente intervento della Troika ed un protratto regime di austerità, avrebbero da farsi perdonare forse gran parte dell’aggravarsi della crisi con tutte le ripercussioni economiche, sociali e di sentimento Anti-UE alle quali stiamo assistendo.

19/10/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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6 Risposte

  1. Senza dimenticare le conseguenze politiche che si sono verificate in Grecia a causa di queste misure di austerità. Un governo di coalizione che si regge su pochissimi voti e potrebbe presto essere costretto ad andare ad elezioni anticipate se non si trovasse un accordo per l’elezione del nuovo presidente della repubblica. E non dimentichiamoci l’ascesa di una formazione come Alba Dorata.
    Purtroppo troppo tardi la Bce e soprattutto i falchi della Bundesbank si sono accorti del successo delle politiche della FED con gli USA che crescono e noi no schiacciati anche da una inflazione pari a 0 e un cambio con il dollaro ancora troppo alto.

    1. Si in articoli più datati ho scritto cose simili. In realtà credo che la BCE e la BuBa avessero ben chiaro, forse non subito ma da tempo, che la politica della FED avrebbe potuto trovare applicazione (parziale per via dei differenti mandati) in modo proficuo anche in Europa, del resto anche il FMI ha sollecitato la BCE più e più volte. Il punto è che la BuBa ha tutto l’interesse nel mantenere questa strada (almeno al momento perché poi la desertificazione nei mercati in cui la Germania esporta come Francia ed Italia si faranno sentire e lo stanno già facendo) e che la BCE ha come maggiore azionista proprio la BuBa (che ha ostacolato il processo di unificazione bancaria ed ogni misura un minimo espansiva, inclusi covered ed abs, figurarsi QE diretti). L’istituto di Francoforte si trova quindi con le mani più legate di quanto un istituto super partes, autonomo e con un preciso mandato dovrebbe avere ed ha puntato tantissimo sull’effetto annuncio agendo all’atto pratico sempre in ritardo e quasi mai con la potenza necessaria.

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