La piccola gaffe dell’epistola “segreto di Pulcinella” UE ed un umilissimo consiglio: low profile!

MefLa scena politica europea al momento è dominata, almeno a livello mediatico quasi non ci fossero argomenti  ben più   importanti da affrontare come il Consiglio Europeo in corso che ha appena approvato il pacchetto  clima 2030 ed  affronterà nelle prossime ore i temi economici oppure le rinnovate tensioni tra Ucraina e  Russia, dalla lettera  inviata dalla  Commissione Uscente al MEF. Come si può vedere dal documento allegato il  mittente era Jyrky Katainen, il  destinatario il MEF,  nella persona del Ministro Pier Carlo Padoan, ed il alto è  riportata la dicitura “strictly confidential”.

Lettera Commissione – MEF

Sinceramente tutta questa attenzione sulla pubblicazione pare eccessiva sia per le rimostranze europee, sia per le piccate risposte italiane.

Effettivamente la lettera è un documento ufficiale tra due istituzioni importanti e, vista la classificazione dell’informazione, pubblicarla in modo così repentino (alle 11:33 di questa mattina, 23/10) e senza darne minima informativa con annesse motivazioni di tale scelta, che relativamente alle possibili speculazioni dei mercati avrebbero potuto essere anche condivise, alla controparte è sicuramente una caduta di stile ed una violazione della riservatezza delle informazioni. Verissimo è, come ha fatto notare il Premier Renzi, che il contenuto della lettera era stato anticipato in modo sospettosamente preciso dal FT prima e dalla Stampa in un secondo tempo, ma la gaffe italiana rimane.

Il concetto, peraltro giustissimo, di trasparenza che Renzi ha addotto come motivazione alla pubblicazione della lettera (in aggiunta alla giustificazione più “market oriented” del MEF) si può e si deve applicare, come ha intenzione di fare il Premier, ai dati di stipendi, spese, costi, entrate di un’istituzione pubblica quali Ministeri, regioni, comuni, province, fondazioni ed anche Commissione e corpi istituzionali europei, seguendo la filosofia degli Open Data, ma non si può applicare a carteggi privati che oltretutto hanno esplicito carattere di confidenzialità, a meno di un accettazione da parte di mittente e destinatario. Arrogarsi un simile diritto unilateralmente di certo contravviene al galateo e forse non è neppure legalmente consentito.

Ciò premesso, il contenuto della lettera non è affatto sorprendente o scabroso ed a grandi linee i chiarimenti richiesti erano gli stessi anticipati qui ed in molti altri mezzi di comunicazione. I dati italiani ed il loro scostamento da quelli presenti nel patto europeo di stabilità e crescita dovranno essere motivati alla Commissione che potrebbe valutare la necessità di azioni correttive, non serviva troppa fantasia a pronosticarlo. Molto più interessante e delicata sarà invece la risposta italiana, attesa per domani (24/10), ma che probabilmente sarà ritardata a lunedì 27. Un delle giustificazioni addotte dall’Italia ed avvallata da Bankitalia sarà quella della recessione più lunga e pesante del previsto. Effettivamente tempo addietro era stata avanza l’ipotesi più che ragionevole di non considerare infrazioni gli scostamenti dovuti alla stagnazione o diminuzione del PIL causati dalle congiunture economiche rispetto invece ad aumenti del Debito e del Deficit che non sarebbero stati in linea di massima consentiti. Questa ipotesi pare poi essere caduta nel dimenticatoio preferendo una più rigorosa applicazione della flessibilità entro i patti (i contraddittori ossimori si sprecano).

Il singolar tenzone (e casca a puntino) tra Barroso e Renzi che ha avuto come elemento, o meglio pretesto, scatenante l’epistola, pare nascere da vecchie ruggini e forse dal fatto che il Portoghese Barroso, Presidente di Commissione UE uscente, è stato il Presidente sotto il quale Portogallo è entrato in amministrazione Troika non consentendo eccezioni ai vincoli europei ed imponendo non pochi sacrifici che ancora affliggono i cittadini dello stato iberico nonostante i dati economici in miglioramento. Ora Manuel Barroso vorrebbe applicare lo stesso metro adottato in Portogallo e Grecia (benché evidentemente forieri di insuccesso) anche agli altri paesi, Italia in primis, forse per uno spirito di equità ingiustificato dopo aver riscontrato un errore, ma soprattutto per le sue mire politiche nel paese natio che potrebbero risentire di un comportamento permissivo con altri paesi non avuto con il proprio.

Dal canto suo Renzi ha risposto come di consueto a tono, troppo a tono. A detta del Premier gli scostamenti tra Legge di Stabilità e richieste europee sarebbero irrisori, appena 2 miliardi che Renzi si dice in grado di trovare in poche ore (“se voglio glieli trovo domani mattina” avrebbe detto). Un paio di miliardi in una manovra da 36 e con un bilancio di 800 miliardi son ben poca cosa…

Va precisato che se l’Europa volesse essere pignola i miliardi sarebbero almeno 8 (necessari solo per portare la correzione del deficit strutturale dallo 0.1% in Legge di Stabilità allo 0.5% richiesto). Il tesoretto di salvaguardia da 3.2-3.5 miliardi già potenzialmente accantonati ed effettivamente sufficienti a coprire la somma (a dire il vero maggiore di 2 miliardi stimati da Premier) per innalzare lo 0.1% al valore di compromesso probabile di circa 0.3%, deriva quasi in toto da aumenti di tassazione tra cui IVA ed accise, le cosiddette clausole di salvaguardia che sarebbe meglio lasciare nella forma di potenza che non in quella di atto. Viene poi da pensare che se trovare 2 miliardi (senza alzare tasse) è un’operazione così semplice perché allora la manovra non li ha inclusi fin dall’inizio? Sarebbe stata ancora più impressionante: 38 miliardi (mantenendo però il prelievo della Legge di Stabilità attuale). La verità che non sfugge a nessuno è che ogni volta che ci sono da reperire risorse, finanche pochi spiccioli, le coperture sono un dramma, e quasi sempre, almeno parzialmente si ricorre ad un incremento della tassazione. Lo dimostra il fatto che era stata ipotizzato il posticipo del pagamento delle pensioni al 16 del mese che avrebbe consentito un risparmio (per il primo anno ) di appena qualche milione di (ottimisticamente 19 mln) euro e che la decisione di portare il pagamento in unica soluzione delle doppie pensioni Indap-Inps al 10 del mese comporta un risparmio di circa 6-7 milioni. Per le coperture è sempre un inseguimento alla casba, lo è sempre stato anche per cifre al di sotto del miliardo (i vari rifinanziamenti degli ammortizzatori sociali, i molteplici bonus ed agevolazioni, molte altre spese indifferibile, rinnovi contrattuali e via dicendo).

Un umile suggerimento a Renzi, che di certo non ne ha bisogno, è quello di abbassare un po’ il profilo soprattutto in contesti istituzionali così formali come l’UE. Non è la prima volta che si rivolge in modo irriverente nei confronti di importanti e potenti attori della partita economica (i Gufi, i Rosiconi, Draghi dica quello che vuole ma decido io, rivolgendosi alla commissione UE disse che le volta successiva avrebbero lavorato via mail perché non aveva tempo da perdere…). Insomma dovrebbe abbassare un po’ il tiro, essere incisivo e portare avanti le sue ragioni se lo ritiene funzionale al cambiamento verso l’Europa dei cittadini e dei popoli, ma dovrebbe farlo con più diplomazia, un po’ più di “paraculaggine” ed un po’ meno superbia. I tavoli tra cui si muove sorreggono porcellane cinesi preziosissime, da non far cadere, sono tavoli potenti che fanno il bello ed il cattivo tempo anche in casa altrui se vogliono. Ed infatti la legge di Stabilità Italiana sarà vagliata ancora dalla Commissione Barroso. Speriamo che il portoghese non si porti in ufficio i rancori privati.

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23/10/2014
Valentino Angeletti
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Twitter: @Angeletti_Vale

 

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Una Risposta

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