Renzi, Landini, gli onesti ed il lavoro… Personalmente lavorerei sui punti comuni piuttosto che sulle ideologie

Lungi dal voler difendere l’una o l’altra posizione e partendo dal presupposto che Landini nella sua prima dichiarazione, secondo la quale le persone oneste (alcune) non voterebbero il PD di Renzi, ha fatto indubbiamente una gaffe di comunicazione, una delle tante che negli ultimi anni sono state compiute da personalità di governo, dirigenti ed alte cariche istituzionali, della quale si è subito scusato, rettificando che il suo riferimento era relativo alle persone, lavoratori dipendenti, pensionati e coloro che il lavoro lo cercano, che pagano regolarmente le tasse e si collocano nella parte onesta del paese le quali non sosterrebbero la politica renziana. Personalmente avevo inteso il senso della prima dichiarazione del sindacalista, ma lo scivolone comunicativo è evidente ed è sempre pericoloso definire a priori, in base ad una certa condizione che peraltro può essere transitoria, l’onestà o meno di una persona che ovviamente come tutti sappiamo è una caratteristica che, alla pari del suo opposto, pervade la società a 360° e meno male che è così.

Quello che però sta sfuggendo di mano, è il fatto che questi scontri tra sindacati, CGIL – Fiom in particolar modo, e Premier, quasi vi fosse un astio personale, non può far altro che appesantire ulteriormente la situazione del nostro paese.

Per quanto possa interessare, ho sempre sostenuto che i sindacati dovessero rinnovarsi abbandonando posizioni di arroccamento a difesa di rendite e posizioni acquisite non più attuali e sostenibili in favore del sostegno di un concetto di lavoro più dinamico e soprattutto andando a tutelare tutta quella platea che di diritti non ne ha neppure uno, dai giovani e giovanissimi che si affacciano ora nel mondo del lavoro, alle persone di mezza età che hanno sempre lavorato con contratti part-time a progetto, di collaborazione o costretti ad avere false partite IVA. Inoltre anche il meccanismo di cassa integrazione è un punto da rivedere ed indirizzare verso una reale riqualificazione del lavoratore da impieghi ormai fuori tempo, come un certo tipo di manifattura “vecchio stampo” e sgominata dalla concorrenza a basso costo dell’est Europa e dell’Asia, verso i settori più innovativi ed attuali che meglio si confanno al modello economico che il nostro paese dovrà per forza di cose seguire se vuole tentare un colpo di reni per uscire dalla stagnazione. In questo periodo di transizione lo Stato dovrà essere presente per sostenere il lavoratore, fornirgli le strutture di riqualificazione ed alla fine del percorso trovargli una occupazione, dopo di che il riqualificato deve poter essere in grado di “spiccare il volo in autonomia con le proprie forze”. Un modello simile è del resto già in vigore in Germania.

Questo concetti pare che siano condivisi sia dal Premier e dal Governo che dagli stessi sindacati; mi chiedo perché allora non si riesca a lavorare assieme sui punti importanti in comune, invece che fossilizzare la discussione su dettami ideologici che infine si trasformano quasi in battibecchi privati. Le accuse del tipo “loro scioperano noi invece le fabbriche e le imprese le apriamo”, mi spiace dirlo, ma sono pure locuzioni figlie del linguaggio dei 140 caratteri, molto impressive, toccanti e che rimangono in mente, ma senza contenuto reale, perché è ovvio che ambedue vogliono che le fabbriche siano aperte, e sperabilmente con le migliori condizioni di lavoro ed opportunità di sviluppo del business possibili.

Il punto, non unico ma emblematico, su cui verte lo scontro è l’Articolo 18 causa di spaccature, oltre che tra Governo e sindacato, anche all’interno dello stesso PD, tanto che molti esponenti non si sono detti disposti a votare la legge così com’è, giudicandola troppo vicina a certi poteri forti (Confindustria) ed alle richieste del centro destra.

Quello che si perde di vista è che effettivamente una parte importante del mondo del lavoro, quelle centinaia di migliaia (milioni in totale) di persone che hanno manifestato e che manifesteranno durate il caldo autunno sindacale, che un tempo trovavano rappresentanza politica nel PD o nei partiti più di centro sinistra/sinistra, al momento non sono rappresentati, ed inutile giraci attorno, se si andasse a votare non saprebbero a chi dare il voto e forse si asterrebbero o si farebbero guidare dal molto comune moto della scelta del “meno peggio”. Ciò a prescindere da chi si sostenga politicamente, è un male per la democrazia, e forse il PD dovrebbe porsi il quesito se lasciare scoperta una fetta così ampia della popolazione è corretto.

Soprattutto però si sta perdendo di vista il fatto che, pur importante, le modifiche delle leggi sul lavoro, non riusciranno da sole, come invece alcuni vorrebbero far credere, attirare capitali ed investimenti. Per assurdo anche il poter licenziare  senza limiti non spinge un investitore a venire in Italia soprattutto per gli allarmi sullo stato economico del paese innalzati nuovamente da Draghi anche per il 2015 quando si registrerà un contesto  molto più stagnate del previsto, per via delle ristrettezze di budget che vincolano e limitano gli interventi di defiscalizzazione, a causa della burocrazia che pur essendo additata come acerrima nemica continua ad opprimere le aziende, ed anche e soprattutto per la giustizia: lenta, incerta ed incomprensibile, giudizi impietosi confermati dalla sentenza sul caso Eternit, scandalosa di per se e pessima propaganda per coloro che volessero investire sul suolo italiano. Aggiungiamo inoltre una incertezza istituzionale che potrebbe degenerare da un giorno all’altro, con un Presidente della Repubblica prossimo al ritiro a vita privata che a sorpresa si reca dal Papa per udienza faccia a faccia non programmata e che non mi allontana dal pensare al retroscena che un Saggio abbia chiesto ad un altro Saggio, uomo del dialogo, consigli su una situazione delicata, spinosa… magari la situazione del paese ed una, lontana ma esistente, possibilità di scioglimento delle Camere? Non lo sapremo mai, la il sospetto come la curiosità sono tanti.

In sintesi, forse sarebbe davvero meglio concentrarsi e lavorare sui punti d’accordo, che tutto sommato sono significativi e numerosi, invece che arroccarsi nuovamente su argomenti puntuali e troppo spesso figli dell’ideologia che offuscano dalla vista delle reali necessità dei cittadini e degli investitori.

LINK:
Governo, Sindacato, lavoro, disagio sociale: sblocco possibile solo con più ampia coesione e condivisione degli obiettivi 03/11/14
I dettagli del DL lavoro possono risolvere i problemi occupazionali? 24/04/14
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Tre fasi per rilanciare il lavoro: investimenti nel breve termine, consumi nel medio, sburocratizzazione ed agevolazioni 10/01/14
Lavoro, consumi, export ed un nuovo paradigma di sviluppo 29/06/13

21/11/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

 

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Una Risposta

  1. […] che si trovano in difficoltà nell’esercizio del voto (come già di scrisse: LINK1 – LINK2) è un grandissimo dramma per la Democrazia di un paese ed è una condizione che va superata anche […]

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