Elezioni regionali: vince il PD assieme all’astensionismo. La democrazia non gioisce.

Un tempo per il partito di centro-sinistra/sinistra sarebbe stata una cavalcata trionfale, oggi invece una vittoria, ma a metà. Le elezioni regionali, principalmente in Emilia-Romagna ma vale anche per la Calabria,  indubbiamente suscitano perplessità per l’altissimo livello di astensionismo, che, sia chiaro, non delegittima la vittoria del PD in quanto nel sistema elettorale italiano sono i votanti che si recano alle urne a decidere chi sarà il loro rappresentante al Governo dell’entità sulla quale si è chiamati a pronunciarsi e questa consapevolezza se vogliamo rende il dato ancora più allarmante.

Un calo della partecipazione era stato ampiamente previsto, del resto si sa che le tornate regionali registrano affluenze fisiologicamente inferiori rispetto a quelle nazionali o rispetto alle occasioni in cui fossero accorpate ad altre elezioni, inoltre hanno contribuito gli scandali delle spese pazze e l’abbandono anzitempo dei precedenti presidenti di regione, ma pensare che in Emilia Romagna si sia recato alle urne appena il 37.67% (meno che in Calabria dove è stata registrata un’affluenza del 44.07%) degli aventi diritto fa trasalire chi conosce quei luoghi.

L’Emilia-Romagna è una terra dove si  mangia (o si mangiava?) davvero pane e politica e le feste dell’unità usualmente gremite così come i comizi ed i dibattiti pubblici sempre partecipatissimi ne sono riprova. In Emilia-Romagna l’esercizio del diritto di voto è realmente sentito e per le votazioni più importanti non si stenta a rasentare percentuali attorno al 90% anche in calde domeniche estive, figurarsi durante nebbiose giornate autunnali come quella in questione. Questa volta invece non è stato così, e non lo è stato nella “terra rossa” per eccellenza dove Prodi ha dichiarato che una affluenza inferiore al 50% sarebbe più che preoccupante.

Il risultato percentuale, da confrontarsi poi con in valori assoluti che evidenzieranno un calo di consensi diffuso, non lasciano adito ad interpretazioni: la coalizione di centro-sinistra sostenitrice di Stefano Bonaccini ha vinto toccando il 49.05% con un PD al 44%, anche se un tempo la percentuale sarebbe stata decisamente più bulgara, la lega con Alan Fabbri è il secondo partito con poco più del 30% doppiando Forza Italia fermo all’8%, il M5S con Giulia Gibertoni è sotto al 15%.

In Calabria le cose sono leggermente differenti, benché il candidato del Centro Sinistra Mario Oliviero abbia vinto con circa il 60% solo il 24% dei voti va direttamente al PD, i restanti vanno tutti alla lista con nome del candidato, significativo poi che il M5S sia sostanzialmente scomparso attorno al 4%.

Ai partiti ora va il compito di fare un serio esame di coscienza. Per tutti il numero in valore assoluto dei votanti è diminuito sensibilmente.

Il Centro Destra deve prendere atto di essere inconsistente e la Lega da sola non può oggettivamente pensare di avere mire a livello nazionale. Per il Carroccio questo momento, per via delle difficoltà e del disagio sociale, del suo modo aggressivo di affrontare il problema abitativo da tempo esistente ma da poco agli onori delle cronache, è particolarmente propizio puntando spesso a cavalcare la paura del diverso, innegginado al diritto che gli italiani hanno prima di ogni altro e talvolta avanzando a suon di populismi difficilmente realizzabili. Ciò spiega i consensi raggiunti e quelli che probabilmente raggiungeranno nelle regioni del nord.

Il M5S deve ammettere di aver fallito. Non ha risposto, pur avendone la possibilità, alle aspettative dei suoi elettori (l’ Emilia-Romagna rappresentava un po’ la culla del movimento) arroccandosi dietro un ostracismo fine a se stesso e dando l’impressione di non aver raggiunto alcun risultato degno di nota se non quello di opporsi a priori senza mai aprirsi ad un atteggiamento negoziale e propositivo. Inoltre i modi autoritari, a volte “epurativo” al limite del dittatoriale del “leader de facto” non sono contestati e rinnegati da molti dei sostenitori della prima ora.

Al Centro-Sinistra ed al PD però sta l’esame di coscienza più profondo. Le cause che possono aver condotto all’astensionismo sono tante, nazionali ed internazionali, politiche ed economiche, ma non il PD può fingere, nascondendosi dietro la vittoria, i tweet e l’uso preciso dei media, di non sapere che la divisione interna al partito, la violenza negli scontri coi sindacati e la disaffezione della gente siano state quelle dominanti. Il PD di Renzi, e questo il Premir deve tenerlo smpre in mente perché suo ancestrale impegno personale, si è detto intenzionato fin da subito ad essere il partito rappresentate la “gente” un partito che vuole conoscere la situazione nelle strade, nei mercati, vuole coinvolgere i cittadini attivamente nella vita politica, rompere quel divario che separa attività amministrativa da vita quotidiana, vuole far si che la politica appartenga a tutti e che tutti si sentano partecipi ed importanti nel poter contribuire ad un progetto che era quello, arduo quanto necessario ed encomiabile, di cambiare l’Italia ed un po’ esageratamente l’Europa. Ciò evidentemente non è avvenuto e non è avvenuto neppure in Emilia-Romagna dove quel sentimento di partecipazione e perversione politica in tutte le sfere della vita giornaliera già c’era, anzi la disaffezione è aumentata segno oltremodo preoccupante che la fiducia nel futuro, nella ripresa economica, in un periodo leggermente più prospero, nella reale possibilità di cambiamento ed anche nella classe politica e dirigente è ulteriormente diminuita. Chiaro è che molte persone non si sentono rappresentate dall’attuale PD ed esse sono riconducibili ai tanti operai e tanti sostenitori dei sindacati nati in quelle terre e dove hanno fatto storia (ed il ministro Poletti dovrebbe saperlo), ed ai tanti elettori di centro sinistra che non possono comprendere come si possa patteggiare in modo segreto con Forza Italia e direttamente, ad esempio, con Verdini e Berlusconi. Costoro sono in sostanza quelli afferenti ai vari Fassina, Civati e Cuperlo. Allo stesso modo questa ala del PD dovrà decidere come comportarsi: continuare a opporsi a molti dei provvedimenti avanzati del PD salvo poi, una volta alle strette, votarli; allinearsi a quelle che sono le linee generali del Partito (ormai ben chiare e che esulano dallo scontro aspro ma costruttivo verso una convergenza comune visto che alcune visioni si possono dire agli antipodi e non conciliabili); oppure ritenere di avere un seguito di elettori e sostenitori tale, come sembrerebbe dalle dichiarazioni pubbliche, da permettersi di dividersi impegnandosi a rappresentarli compiutamente dando fattezza a quello che spesso indicano come popolo di sinistra non rappresentato. Nelle condizioni in essere tale frangia non è né carne né pesce.

Questa situazione di una Destra e Centro-Destra sgretolate, di un Centro e di una Sinistra inesistenti e di un Centro-Sinistra che di fatto non rappresenta una buona fetta dei suoi vecchi elettori che si trovano in difficoltà nell’esercizio del voto (come già di scrisse: LINK1 – LINK2) è un grandissimo dramma per la Democrazia di un paese ed è una condizione che va superata anche perché il disagio sociale ed il malcontento, uniti alla sensazione di impotenze e di non rappresentanza potrebbero dare adito ad un ulteriore incremento e ad una maggior strutturazione di episodi violenti e sovversivi.

Al momento, ed è sentimento comune dimostrato dall’astensionismo, Renzi,  nonostante cinguettii pungenti e comunicativi a volte efficaci a volte meno, a volte propri a volte impropri, non è riuscito a cambiare davvero verso e marcia, non è riuscito a dare un impulso shock al sistema. Forse per cambiare il paese il PD dovrebbe chiarire se stesso scoprendo quale direzione vuole realmente intraprendere, chi vuole esserne parte condividendo le linee programmatiche e chi vuole uscirne, riplasmando, qualora ritenuto opportuno, il partito stesso. Il consenso unanime e trasversale non è nelle corde di nessun leader politico e quando si è verificato non è mai stato duraturo e spesso ha avuto esiti tragici.

23/11/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

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2 Risposte

  1. […] Elezioni regionali: vince il PD assieme all’astensionismo. La democrazia non gioisce. G20 di Brisbane tra Economia, Geopolitica, Clima cioè nulla di nuovo, stallo, rinvii Dal patto del […]

  2. […] sindacale di metà dicembre e che avrebbe dovuto esser esaminato da tempo (LINK-1 – LINK-2). Finora i critici nei confronti del Governo non avevano fatto altro che pungere verbalmente […]

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