Legge di stabilità: OK con ultimatum. Piano investimenti Juncker: dubbi. BCE ed Euro-Bond. Lotte intestine in politica italiana ed una successione dietro l’angolo.

Come previsto la Legge di Stabilità italiana è stata promossa a Bruxelles. Più che una promozione si tratta di un rinvio a marzo per un nuovo controllo alla luce dei progressi fatti. Rispetto alla comunicazione ufficiale le parole di Juncker sono state decisamente più melliflue infatti hanno puntato a mettere in luce una maggiore applicazione della flessibilità sottolineando che pur essendoci i margini per multare l’Italia, la Francia ed il Belgio, ciò non è stato fatto riscontrando le condizioni eccezionali della crisi e concedendo quindi più tempo e fiducia a questi paesi. All’Italia ha ricordato la necessità di proseguire con il risanamento dei conti e con le riforme, ma ha avuto parole anche per la Germania alla quale ha fatto presente che per lei ha la possibilità è venuto il momento da parte di investire.

Il comunicato ufficiale, anch’esso riconoscendo l’eccezionalità della crisi, riguardo al nostro paese ha riconosciuto l’impegno nel perseguire alcune riforme, ma ha anche aggiunto che quello che è stato fatto non è sufficiente e sono necessari più sforzi. Effettivamente oltre a qualche buon impostazione si vede ancora ben poco. Il rischio Italia è rimane a alto, sia dal punto di vista delle riforme stesse, sia dal punto di vista dei conti. Vieni richiesto infatti al governo un maggior impegno nel taglio della spesa, nell’ottimizzazione ed efficientamento nell’utilizzo di denari pubblici, nel taglio del debito e nel programma di privatizzazioni. Come detto, a marzo vi sarà una nuova valutazione dell’ex finanziaria alla luce dei progressi e se questi dovessero risultare insufficienti è più che probabile che verranno presi poco piacevoli provvedimenti ossia procedure di infrazione. Si tratta più che di una promozione di un vero ultimatum, perché se quest’anno è stata applicate una pseudo-flessibilità, che comunque non sarà da sola in grado di far fronte alla spirale recessiva, per il prossimo non sono previsti sconti.

Anche per un poco attento osservatore è gioco facile notare che vi è davvero ben poco di nuovo e che quanto riportato nel comunicato ufficiale sono null’altro che i capisaldi degli impegni presi dal nostro paese e presentati alla Commissione UE dal Governo Monti in poi, a cominciare proprio da Spending Review e privatizzazioni. Da allora scarsi obiettivi sono stati raggiunti e neppure è pensabile poter invocare oltre che un po’ di flessibilità in più, finora relegata a quella prevista dai patti che in quanto tale non può definirsi flessibilità ma semplicemente corpo del patto stesso, una vera e propria revisione dei trattati perché l’intento (sempre da Monti in poi) era  quello avanzare la richiesta con in mano la contropartita della Spending Review, delle privatizzazioni, di qualche dato incoraggiante sul debito, della defiscalizzazione e delle riforme, contropartita che al momento non abbiamo.

Il corollario economico non mostra segni particolarmente positivi e se sull’Italia Confindustria si mostra moderatamente ottimista, Moody’s ha tagliato le stime di crescita ed anche Padoan ha messo in guardia su un 2015 che potrebbe continuare ad essere difficoltoso, pur mantenendo la previsione, ma dalla sua posizione non potrebbe fare altrimenti, di un ritorno al segno “più”.  Gli ultimi dati sulla disoccupazione italiana non sono confortanti, infatti l’Istat registra +13,2% a ottobre, record, tasso più alto dall’inizio delle serie, cioè dal 1977. Sempre ad ottobre i disoccupati sono 3,4 mln, +90’000 in un mese. L’aumento dipende anche dal ritorno alla ricerca del lavoro e questa è la parte mezza piena del bicchiere, ma crescono contemporaneamente anche le ore di cassa integrazione ed il numero di lavoratori che ne usufruiscono. Tra i giovani si riscontra una disoccupazione al +43,3%, oltre 700 mila in cerca di lavoro. Gli occupati in ottobre sono in calo di 55’000. La crescita è stimata dall’ISTAT a zero anche nel Q4 e secondo l’istituto di statistica è possibile che il segno negativo si estenda anche al 2015.

Il punto di vista della BCE è stato espresso da Draghi durante il suo discorso al Governo finlandese. La BCE continua a paventare l’ipotesi di ulteriori misure non convenzionali che a questo punto possono risiedere solamente nell’acquisto diretto di titoli di stato. All’atto pratico però non è ancora chiaro se e quando queste misure saranno messe in azione, confermando così il costante ritardo che ha caratterizzato l’operato di Francoforte condizionato dalle pressioni tedesche. A questi annunci, ai quali ormai ci eravamo abituati, si è aggiunta una considerazione degna di nota: è stato detto agli stati membri che devono prepararsi ad una cessione di sovranità, non tanto riguardo alle riforme, cosa che era già stata sostenuta, quanto alle materie prettamente economiche. Draghi ha ribadito che il solo sostegno monetario non è sufficiente, e fin qui nulla di nuovo, ma ha aggiunto che è NECESSARIA UNA CONDIVISIONE DEL RISCHIO SOVRANO, IL CHE VUOL DIRE CHE GLI STATI PIU’ RICCHI E VIRTUOSI DEVONO CEDERE PARTE DELLA LORO STABILITA’ DI CREDITO SOVRANO IN FAVORE DI QUELLI PIU’ PROBLEMATICI CHE DOVRANNO RICAMBIARE CON LE RIFORME E LA PERSECUZIONE DELLA DISCIPLINA DI BILANCIO. IN ALTRE PAROLE UNA CONVERGENZA VERSO UNO STRUMENTO DEL TIPO EURO-BOND (argomento già trattato e sostenuto almeno due anni or sono in questa sede, precedentemente avanzato da Prodi ed anche da Tremonti). Singolare che il Governatore abbia parlato così proprio nel nido dei falchi duri e puri, Olli Rehn e Jyrki Katainen, chissà per questa dichiarazione quante notti insonni e quanti incubi dovranno affrontare.

Il timore comunque è che questa svolta verso la condivisione dei rischi all’interno dell’Euro-Zona sia venuta troppo tardi e sia ancora ben poco più che un periodo ipotetico del terzo tipo. Bene che se ne parli (era ora) e che ci sia consapevolezza che quella deve essere la direzione per raggiungere una vera ed efficace unione, ma chissà quante opposizioni dovrà subire e chissà se gli effetti non saranno ormai limitati da una situazione andata costantemente peggiorando.

Non pochi dubbi lascia anche il piano di investimenti di Juncker che dispone di soli 21 miliardi freschi, 16 dai budget europei e 5 dalla BEI e che si spera possano essere moltiplicati grazie ad investimenti privati (non crediamo che Juncker, nonostante la sua provenienza lussemburghese, voglia spingersi a fare pura finanza) di un fattore 15 raggiungendo così i 315 miliardi. A destare perplessità è più di un punto, innanzi tutto va capito quale investitore avrà voglia di investire suoi capitali nella zona del mondo più in difficoltà (e l’Italia, pur con grandi possibilità, ne rappresenta il caso limite in negativo) con crescita bassissima o nulla e sull’orlo della deflazione. Fortunatamente in questa fase i mercati e gli spread, anche grazie alla guerra sui prezzi del petrolio, sembrano essere temporaneamente cauti, ma i venti sono rapidi a virare. La soluzione potrebbe essere una sorta di imposizione europea ai vari Stati ad investire, assegnando a ciascuno una quota dei 21 miliardi che dovranno essere moltiplicati per 15 a spese degli stessi Stati; qui sorge il secondo punto perché ad essere scomputati dal calcolo del deficit (decisivo per il rapporto deficit/pil ancora fissato al 3% come limite massimo, ma che l’italia si è impegnata a contenere entro il 2.6-2.7% nel 2015, ritardando di un anno) dovrebbero essere solo le quote del piano Juncker. Quindi supponendo che il piano di investimenti italiano da circa 87 miliardi presentato alla Commissione sia accettato per 1/3 si ottiene un fabbisogno di 29 miliardi che diviso per 15 da (arrotondiamo) 2 miliardi provenienti da piano Juncker e non conteggiabili nel deficit e ben 27 di risorse proprie da inserire invece nel calcolo del deficit. Si tratta di una somma insostenibile per i nostri bilanci.

Dall’esempio nostrano sono evidenti i dubbi su questo tanto blasonato “bazooka” della Commissione Juncker che rischia di sparare men che a salve o di poter essere sostenuto solo da pochi stati, quelli in condizioni migliori come la solita Germania.

Abbiamo infine una situazione economico-politica italiana tutt’altro che facile. Pare incredibile come in questa fase tutti i partiti siano al loro interno divisi: in FI è in atto un “fitto” scontro sulla leadership, il PD è diviso sulle riforme, quella del lavoro in particolare che sta andando verso una fiducia e che rischia di non essere votata da una trentina di membri del partito, in sostanza la linea impostata da Renzi al PD non piace a molti e lo stesso Cuperlo ha dichiarato che quello non è il partito che avevano in mente, nonostante ciò sembra che questa fronda non abbia sufficiente forza per una vera scissione. Anche il M5S è in difficoltà dopo i mediocri risultati alle regionali, ha appena espulso due membri ed eletto una sorta di penta-direttorio per supportare Grillo.

Ciò non aiuta a velocizzare e snellire il percorso delle riforme sulle quali si attendono svariate battaglie in aula e tante ripercussioni nelle ore a seguire, il tutto a vantaggio del precipitare della situazione economica mai affrontata concretamente né realmente in ripresa come mostrato dagli ultimi dati.

In aggiunta vi è la questione della successione di Napolitano, che sembrerebbe ormai prossimo alle dimissioni. Le motivazioni più probabili sembrerebbero legate all’età ed alle sue condizioni di salute e tenuta fisica, che devono fare i conti con il numero 90 e non gli consentirebbero di affrontare il ritmo di una intera giornata di lavoro. Sul tema le speculazioni giornalistiche poi si sprecano: vanno da una misteriosa malattia alla volontà di lasciare prima dello scoppiare di una tempesta economico-finanziaria. Riteniamo che abbiano ben poche fondamenta se non quelle di alimentare ulteriormente il già aspro dibattito ed il sospetto. La stanchezza e la voglia di riposo, che peraltro il Presidente già aveva al momento della sua rielezione, unite ad uno scoraggiamento causato dalla tortuosità del percorso delle riforme (a cominciare dalla legge elettorale) ed alla possibilità, che non vuole essere lui a trasformare in realtà, di uno scioglimento anticipato delle Camere, lo potrebbero verosimilmente aver spinto alla scelta di lasciare.

Sul nodo della successione è chiaro che si aprirà un’altra “sanguinosa” battaglia di intrigate alleanze e doppiogiochismi, tali da sottrarre ulteriori energie ai lavori parlamentari, che potrebbero rappresentare delle vere e perigliose forche caudine per il Governo. Il Presidente del Senato Grasso, che assumerebbe ad interim la Carica di presidente della Repubblica, ha già iniziato ad appellarsi alla responsabilità, auspicando di giungere tempestivamente ad una convergenza più ampia possibile, come se volesse dire ai partiti di cominciare a mettersi d’accordo perché quando sarà il momento non c’è tempo da perdere. Difficile che il consiglio verrà seguito, del resto si sente già lo sfregar metallico delle armi che si stanno affilando.

Link:
Dal patto del Nazareno all’Europa, tanta lentezza e poche prospettive. Il cambio di passo che non c’è
Il Presidente Napolitano, stanco e forse deluso, verso le dimissioni?
Stress test e banche, BCE, Europa: sembra difficile scorgere un bicchiere mezzo pieno
Quella (in)flessibilità non sufficiente alla crescita
Commissione Juncker, bollinatura e lettera, ma l’importante è cambiare verso.

 

28/11/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

 

 

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7 Risposte

  1. […] e con scarse possibilità di una rapida inversione di tendenza rispetto ad altre parti del mondo (Link: Legge di stabilità: OK con ultimatum. Piano investimenti Juncker: dubbi. BCE ed Euro-Bond.  …). Infine come presidente del semestre Europeo l’Italia ha lasciato ben pochi segni; tale […]

  2. […] Legge di stabilità: OK con ultimatum. Piano investimenti Juncker: dubbi. BCE ed Euro-Bond.  Lotte … Stress test e banche, BCE, Europa: sembra difficile scorgere un bicchiere mezzo pieno 05/11/14 […]

  3. […] i limiti dei trattati ancora non se ne parla. Avevamo già espresso i nostri dubbi (LINK: Legge di stabilità: OK con ultimatum. Piano investimenti Juncker: dubbi. BCE ed Euro-Bond.  Lotte … ) interpretando le parole della Commissione più come un ultimatum che come una promozione. […]

  4. […] Legge di stabilità: OK con ultimatum. Piano investimenti Juncker: dubbi. BCE ed Euro-Bond.  Lotte … […]

  5. […] già avanzato dubbi sul piano Juncker (LINK), dall’ultimo Consiglio emerge la possibilità dell’applicazione della “Golden […]

  6. […] confermato (giungere al 60% in 20 anni) con uno “shift” temporale di un solo anno. Il “Piano Juncker” suscita numerosi dubbi, ha come ipotesi una leva titanica di 15 volte rispetto ai 21 miliardi di € forniti da […]

  7. […] Link: – Dati Istat Q3 in chiaro scuro e possibili effetti (pessimi) della stretta BCE sui criteri Basilea – Semestre, Commissione, BCE hanno mancato l’obiettivo, ora la scintilla del cambiamento può arrivare dalla Grecia – Merkel: Grecia fuori dall’Euro è un’opzione. Pronta smentita del Governo tedesco – Il Quirinale, i Vigili di Roma e la Lituania in UE – Napolitano fino all’ultimo prova ad infondere fiducia e speranza, con alle porte i test delle elezioni – Qurinalizie e le presidenziali in greche – I punti di Visco che contrastano Wiedmann e l’inizio ufficiale delle manovre Quirinalizie – La BCE punta ancora sull’effetto annuncio assecondando la minoritaria volontà tedesca – Le dimissioni di Napolitano sanciscono una sconfitta politica? – Legge di stabilità: OK con ultimatum. Piano investimenti Juncker: dubbi. BCE ed Euro-Bond.  Lotte … […]

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