La BCE punta ancora sull’effetto annuncio assecondando la minoritaria volontà tedesca

Pare essere tutto pronto. A valle della riunione mensile della BCE sono stati evidenziati dal suo Governatore alcuni punti che lasciano ipotizzare una decisione finale di un certo tipo:

  • la board BCE non ha necessità dell’unanimità per decidere, ma opera per maggioranza;
  • il mandato della BCE è quello della stabilità dei prezzi, sarebbe illegale non perseguirlo con ogni strumento possibile;
  • per perseguire il proprio mandato (stabilità dei prezzi ed in altri termini inflazione nell’intorno sinistro del 2%) la BCE può adottare strumenti monetari non convenzionali. Addirittura c’è una cifra sul controvalore da raggiungere: 1000 mld € in totale, 500 nelle prime trance.
  • le stime di crescita sono state viste al ribasso;
  • le previsioni sull’inflazione, come sulla crescita, sono previste ulteriormente in calo ed a dicembre si attendono dati non confortanti che per giunta non considerano l’effetto del crollo del prezzo del greggio dovuto alla “guerra” in atto (l’Arabia Saudita potrebbe puntare ai 60 $/bar per mettere in difficoltà i concorrenti).

Ovviamente il Governatore Draghi non ha dimenticato di ribadire come l’istituto da lui presieduto non può sostituirsi ai Governi nazionali (pur avendo richiesto in occasioni precedenti una cessione di sovranità per quel che concerne le riforme e la condivisione dei rischi sovrani) nel perseguimento del processo riformatore volto ad attrarre investimenti, sostenere crescita ed occupazione, convergere verso un sistema bancario più solido ed integrato. Draghi ha poi dispensato elogi a Juncker per il suo piano di investimenti da 21 (315 considerando un ipotetico fattore 15), sostenendo che va nella giusta direzione e che in fondo Juncker è l’unico ad aver intrapreso qualche azione concreta.

Noi rimaniamo dell’idea che il Piano Juncker sia un piuttosto timido e che lasci più di un dubbio sulla sua efficacia pratica, ovviamente sempre felici di essere smentiti, così come, se è timido il piano Juncker, lo è stato ancora di più l’atteggiamento della BCE la quale, dopo l’errore iniziale di non vincolare i capitali immessi nel sistema finanziario all’utilizzo a sostegno dell’economia reale, non ha mai mostrato la risolutezza e la capacità d’azione e reazione necessarie in una crisi così drammatica, pur con un’inflazione lontanissima dai target della banca centrale e senza segni di un possibile miglioramento (l’argomento è stato qui tratto in più di una occasione).

Stando quindi alle considerazioni esposte ci si aspetterebbe che la conclusione fosse un dettaglio quantomeno più preciso rispetto all’uso di una delle ultime munizioni a disposizione della BCE: il QE tramite acquisto di titoli di stato (o debito sovrano che dir si voglia). Dalla nuova sede di Francoforte invece il piano è stato ancora rimandato. Ricordiamo che già a giugno scorso e poi a settembre erano state messe in atto alcune misure i cui frutti tardano ancora ad arrivare e, come insegnano le prime iniezioni di liquidità della BCE al sistema bancario, non è detto che i risultati e le loro dinamiche siano quelle attese. Del resto potrebbe essere così anche nel caso di acquisto di Bond. Sarebbe dunque auspicabile intervenire quanto prima, senza negare l’evidenza che è già stato perso troppo tempo e nessun argine è stato posto al naturale corso della crisi che rimane in peggioramento. Evidentemente questa non è la linea dell’Istituto che pure ha rilevato un ulteriore deterioramento dei parametri di crescita ed inflazione dell’aria Euro. Prossimi sviluppi si potranno avere il 22 gennaio o 6 settimane dopo (i Board BCE non sono più mensili) confidando, ma le smentite sono prassi, che venga mantenuta la tempistica de “i primi mesi del 2015”. L’effetto annuncio stavolta non è bastato ed ha comportato un rafforzamento dell’Euro sul Dollaro ed un calo, seppur non drammatico, degli indici borsistici con grande volatilità tra i bancari durante le ore di contrattazione. I mercati ormai sono diventati immuni agli annunci che un tempo riempivano di euforia ed ora il continuo rimandare ripetendo gli stessi concetti rischia di aumentare la tensione tra i grandi operatori e manovratori comportando di conseguenza un pericoloso aumento dalla volatilità (il famoso indice VIX ormai dimenticato, ma tanto famoso ai tempi dei mutui subprime USA).

Non si capirebbe dunque il motivo di un simil temporeggiare del quale non c’è bisogno e che anzi rischia di essere controproducente consentendo di mese in mese un continuo avvitamento della situazione economica con ripercussioni sul sociale e sul sentimento di avversione, già ampiamente manifesto, nei confronti dell e istituzioni in generale e di quelle europee in particolare. Non si capirebbe appunto col condizionale, perché in realtà, come abbiamo detto più volte, il maggior azionista della BCE è la Germania con la sua BuBa presieduta attualmente dal Jens Weidmann. La Germania, nonostante un rallentamento che coinvolge anche la sua economia sofferente in certi settori, come le auto ed alcuni macchinari industriali, per la concorrenza giapponese con lo Yen ora ai minimi, ha sostenuto che non v’è alcuna necessità di ulteriore espansione monetaria e pochi giorni fa proprio a valle della presentazione delle leggi di stabilità dei singoli paesi presso la Commissione Europea, il Ministro delle finanze tedesco ha sottolineato come non ci sia la minima possibilità di eludere, interrompere o venire meno ai trattati europei ed ai vincoli di bilancio sottoscritti, limitando così la flessibilità che al momento non è altro che quanto previsto dai patti stessi e che si sta dimostrando insufficiente. Il rischio temuto è il rallentamento nell’attuazione delle riforme nei paesi meno virtuosi e più sofferenti (leggi Italia che tra i meno virtuosi definiti anche “periferici” oppure “oil belt” o anche “del sud” è quella con più peso e con il debito più preoccupante) i quali più avrebbero respiro da approcci maggiormente espansivi. La Germania dovrebbe però considerare che la capacità di riformare un paese, come l’Italia appunto, in modo radicale necessita di vedute politiche convergenti verso il medesimo obiettivo di crescita, condizione assai difficili nel nostro paese, sicuramente per colpa e tendenza a proteggere propri status quo, ma anche a causa del contesto sociale sempre più teso, della scarsa fiducia e della sensazione di impotenza e rassegnazione dei cittadini.

Continua quindi la cocciuta propensione all’egoismo, che in ultimo sarà auto-distruttore, da parte dei tedeschi i quali nella Board BCE hanno 6 o 7 adepti, i rappresentanti di Lussemburgo, Estonia, Lettonia, Olanda, con quello austriaco che sembra orientato a sostenere i QE e quello Finlandese che sarebbe ormai convinto ad appoggiare Draghi. In Ogni caso 6 o 7 membri su 23 non dovrebbero costituire un problema. Non è però il numero che conta…. ma è il peso!

Di esempi, oltre alla contestata Abenomics, vi sono gli USA e più vicino a noi la Gran Bretagna, dove, ed è quello che si dovrebbe perseguire trasversalmente anche entro i confini dell’Euro-Zona, un sapiente lavoro della Banca Centrale, BoE, assieme ad un profondo processo riformatore e di taglio della spesa hanno portato la determinata Albione a puntare dritta dritta al superamento del 3% di crescita.

Insomma, continuando a perseverare senza voler apprendere le lezioni delle passate esperienze né trarre esempio dai nostri vicini, rischiamo di meritarci ciò che si merita un recidivo.

Link:
Legge di stabilità: OK con ultimatum. Piano investimenti Juncker: dubbi. BCE ed Euro-Bond.  Lotte intestine in politica italiana ed una successione dietro l’angolo. 27/11/14
Stress test e banche, BCE, Europa: sembra difficile scorgere un bicchiere mezzo pieno 05/11/14
Covered bond, colpe tedesche ai tempi della Grecia ed ipotesi di asse Parigi-Berlino 19/11/14
Non solo Draghi e BCE dietro il crollo delle borse, ma pesano Francia e frammentazione europea 03/12/14
Draghi espansivo, ma Schaeuble frena con gli ABS 26/09/14
Draghi: “allarme rosso sulla ripresa”. Alcuni Mea culpa, ma soprattutto un futuro da affrontare diversamente 23/09/14

04/12/2014
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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Una Risposta

  1. […] – I punti di Visco che contrastano Wiedmann e l’inizio ufficiale delle manovre Quirinalizie – La BCE punta ancora sull’effetto annuncio assecondando la minoritaria volontà tedesca – Le dimissioni di Napolitano sanciscono una sconfitta politica? – Legge di stabilità: OK con […]

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