Lo strafalcione della norma fiscale del 3% e delle sue contraddizioni nel momento più critico possibile

Oggettivamente è difficile nascondere con dichiarazioni minimizzanti o rinvii il gran pasticcio della norma sul 3% inserita nella delega fiscale. La nuova legislazione in tema di fisco escluderebbe provvedimenti penali per coloro che avessero commesso un’evasione inferiore al 3% del fatturato annuo, rimarrebbe la sanzione pecuniaria. Il punto topico del contendere è che tale depenalizzazione, se la giurisprudenza la ritenesse applicabile anche alle frodi fiscali il che non è ancora chiaro, potrebbe consentire a Berlusconi di salvarsi non tanto dallo scontare la pena che si concluderà nella prima metà di febbraio, quanto dalla legge Severino che attualmente gli impone l’interdizione dai pubblici uffici per 6 anni e quindi l’impossibilità di proporre la propria candidatura per eventuale venture elezioni di ogni livello.

Appena il possibile campo di applicazione e le sue conseguenze sono state rese pubbliche si sono sollevate le polemiche ed il Premier Renzi ha deciso di rimandare il testo al CDM dopo le elezioni al Colle, salvo poi identificare una data precisa: il 20 febbraio a prescindere dalla elezioni Quirinalizie, anche se è forte il sospetto che il Premier sia piuttosto certo (difficile credere che tra lui e Napolitano non vi sia una tabella di marcia più precisa e “prossime ed imminenti” mantengano la stessa connotazione indefinita che hanno per i comuni cittadini fuor di Palazzo) che per il 20 febbraio l’avvicendamento di Napolitano sia già avvenuto.

Inizialmente le maggiori polemiche si sono concentrate sulla modalità di ingresso di una simile norma nella legge delega che pare essere stata portata all’attenzione pubblica proprio da Fitto, il più importante dei dissidenti a Berlusconi in Forza Italia. Si è parlato di manina che nella notte di Natale, perché la norma è stata discussa nel CDM del 24 dicembre, ha modificato il testo, inizialmente pulito dalla parte sul 3% secondo quanto assicurato dal presidente della Commissione competente Franco Gallo.  L’ipotesi è stata poi smentita dallo stesso Renzi che, dopo aver confermato l’attenta lettura personale di tutto il testo (e ciò avrebbe potuto avallare un intervento nascosto nottetempo dopo la sua lettura), si è assunto la piena paternità della norma aggiungendo che non vi è intenzione di fare provvedimenti nè ad nè contra personam, che non era stata valutata come possibile aiuto a Berlusconi e che comunque sarà cambiata.

Innanzi tutto la prima riflessione che sorge è sulla dubbia correttezza etica e morale della norma. Perché non dovrebbe essere punibile penalmente una evasione sotto il 3% del fatturato? Che sia il 2, il 3 o il 4% sempre di evasione si tratta, vale a dire sottrazione di denari utili alla collettività per proprio tornaconto personale, quello che negli USA è il reato considerato più deplorevole in assoluto. Inoltre tale norma è evidentemente squilibrata verso le grandi realtà aziendali ed imprenditoriali con alti fatturati che hanno quindi facoltà di evadere somme in valore assoluto molto più ingenti e quindi sottrarre più denari al pubblico per impiegarli in chissà quale altro tipo di attività visto che se non hanno remore ad evadere evidentemente non si tratta di integerrimi onesti. Le piccole imprese invece sarebbero ulteriormente penalizzate perché, in talune circostanze costrette, anche se non giustificate, all’evasione per il pagamento di stipendi, debitori, tasse richieste in anticipo e magari perché lo Stato stesso non è stato un creditore puntuale, avrebbero “pochissimo margine”. Con un limite del 3% secondo alcuni esperti si cancellerebbe un processo su tre assomigliando tanto ad un condono penale, ed a poco cambia concettualmente abbassare il 3% all’1.5% come potrebbe essere già in corso di valutazione.

Premesso ciò e appurato che Renzi e quindi il Governo era consapevole di tale norma, si suppone che essa sia stata ritenuta dall’Esecutivo giusta e se una norma è ritenuta giusta non la si può vincolare a chi salva o condanna, non serve, perché essendo la norma corretta per definizione lo sono di conseguenza anche i suoi effetti a prescindere da chi colpiscano. Quindi che vi sia Berlusconi di mezzo o meno non importa e neppure dovrebbe interessare, altrimenti il sospetto che le leggi siano cucite addosso ad alcuni, pochi, casi particolari diviene più che una congettura, inoltre fa dimenticare che verranno coinvolti migliaia di altri casi ed eventuali distorsioni dovranno essere applicate su larga scala comportando l’allontanamento dal principio fondamentale che la legge è uguale per tutti. Proprio in questo modo nascono gli obbrobri legislativi con cui si sono salvati e si potrebbero salvare casi indecorosi.

La data proposta da Renzi per il rinvio della norma del 3% in CDM, inizialmente dopo le elezioni del Presidente della Repubblica, poi il 20 febbraio, data in cui, considerando le dimissioni di Napolitano immediatamente dopo la conclusione del semestre di presidenza il 13 gennaio, era piuttosto plausibile avere già un nuovo residente al Quirinale, è sospetta e coloro che avanzano ipotesi di un ricatto proprio per la corsa al Quirinale hanno gioco facile a trovare alibi a sostegno della loro convinzione.

Proprio sul Quirinale, oltre che sulla stessa norma da molti vista come il tentativo nascosto di salvare Berlusconi secondo quanto riporterebbe (a detta loro) l’ignoto Patto del Nazareno, si stanno consumando e fortificando grandi attriti. La fronda del PD di Fassina e Civati, solo per fare i due nomi più noti, sta diventando sempre più potente, ha più motivazioni per mettere in dubbio il proprio Premier e può trovare terreno fertile nel diffuso malcontento interno al partito che, manifesto o meno, sicuramente è presente. Una destabilizzazione simile, unita alla possibilità di coinvolgere il M5S assolutamente critico nei confronti della norma del 3% e del comportamento sibillino del Presidente del Consiglio, potrebbe davvero rimescolare le carte della partita al Quirinale. Anche dalla parte di FI la sintonia non è massima e lo dimostra il fatto che l’Epifania del 3% sembra essere stata operata proprio dal Forzista Raffaele Fitto colui che potrebbe essere il condottiero dei dissidenti ed oppositori a Berlusconi e raccogliere sempre più consensi nascosti interni a FI.

Se quindi fino ad ora le fazioni interne esistevano, ma non avevano la forza per impensierire Renzi e Berlusconi che assieme, già conteggiando circa 150 franchi tiratori, avrebbero avuto gioco facile ad imporre il loro candidato comune al Colle, ora non è più così, con l’ulteriore importante elemento che le correnti interne ai vari partiti, come prima erano consapevoli del loro esiguo peso anche a livello di consensi tra i cittadini ed i potenziali elettori in vista di una possibile scissione, ora sono altrettanto consapevoli del rinforzarsi della loro immagine facendo leva anche sulla più che probabile caduta di reputazione, fiducia e consenso del Governo.

Un grosso strafalcione insomma, che mette ancor più in bilico la già intrinsecamente scivolosa partita per il Quirinale in un momento molto critico a livello di Unione Europea e di mercati, in tensione per la vicenda greca e per il prezzo del greggio, che non è dato sapere come reagirebbero nell’ipotesi si aggiungesse un terzo ulteriore caso di instabilità in un paese importante e delicato come l’italia. Del resto come abbiamo già evidenziato gli ingredienti per una tempesta perfetta ci sono proprio tutti.

06/01/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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2 Risposte

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  2. […] Grecia, inizio votazioni per il Quirinale. Un terno dalle conseguenze importanti ed imprevedibili Lo strafalcione della norma fiscale del 3% e delle sue contraddizioni nel momento più critico possi… Napolitano fino all’ultimo prova ad infondere fiducia e speranza, con alle porte i test delle […]

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