Siamo TUTTI Charlie e siamo TUTTI Islamici

je-suis-charlieEpisodi di terrorismo come quello che si è verificato a Parigi e che ha colpito la testata satirica Charlie Hebdo lasciano senza parole e senza fiato per la loro barbarie ben oltre la bestialità che mantiene comunque un’accezione parzialmente naturistica. In questo attentato islamico di riconducibile alla sfera umana, animale o naturale non vi è nulla, vi sono solo orrore e violenza inconcepibili che hanno portato alla morte di 12 persone, 10 vignettisti e giornalisti satirici e 2 poliziotti di cui uno, peraltro Mussulmano come gli attentatori Franco-Algerini che sparavano in nome di Allah, freddato alla testa.

Le cronache non hanno lesinato dettagli e probabilmente offriranno racconti e reportage sempre più completi e dettagliati, ben poco rimane quindi da aggiungere.

Cercando di recuperare un po’ di freddezza e lucidità dopo questa tragedia, che segue a breve distanza di tempo gli attentati al museo ebraico in Belgio (LINK), all’ambasciata in Canada, alla caffetteria in Australia, l’uccisione di Theo Van Gogh in Olanda e le varie decapitazioni dell’ISIS operate con meticolosa attenzione all’aspetto comunicativo e propagandistico nelle terre orientali, si rafforza il pensiero che la reazione necessaria ed immediata deve provenire da due fronti, dai due fronti coinvolti: l’Occidente ed il Mondo Islamico, quello VERO e SANO e non quello del fanatismo e del fondamentalismo.

L’Occidente deve essere in grado di rispondere adeguatamente, di certo difendendo i proprie obiettivi sensibili, la libertà in ogni sua forma ed espressione, perché l’attentato parigino è stata una provocazione alla libertà di espressione, di pensiero, di arte, di stampa, è stato in sostanza una privazione di civiltà, quella civiltà che ormai diamo per scontata nella nostra società definita appunto civile, avanzata, progredita, ma che sempre più spesso mostra evidenti crepe e falle quasi che vi fosse qualche errore in fase di progettazione o gestione. Soprattutto però deve essere in grado di non cadere nella banalità di utilizzare per difesa e risposta gli stessi strumenti di odio, di violenza e di intolleranza, così presenti anche nel nostro mondo occidentale autodefinitosi pacifico ed in questo periodo ancor più frequenti, sicuramente coadiuvati, ma mai giustificati, da una non corretta gestione delle crisi economiche, da una politica povera, da un disagio sociale a lungo e tuttora ignorato, che sfociano nella più semplice delle reazioni cioè incolpare di ogni problema il diverso, il più debole, colui su cui è più facile scaricare ogni accusa per le più disparate motivazioni: disoccupazione, degrado, povertà, spesa pubblica e via dicendo. Le manifestazioni anti-islamiche inscenate ogni lunedì in Germania che tanto preoccupano il Cancelliere Merkel la quale le ha additate anche nel suo discorso di fine anno e nei confronti delle quali lunedì scorso in segno di totale disapprovazione sono state spente le luci della porta di Brandeburgo, del Bundestag, della Cattedrale di Colonia a dire che simili iniziative non sono abbracciate neppure dalla misericordiosa dalla luce divina, oppure gli episodi contro le comunità nere che hanno riempito le cronache a stelle e strisce sono solo gli ultimi due semplici esempi. Certo, permane (per ora, ma rappresaglie contro moschee e luoghi simbolo dell’Islam sembrano già essere in atto in Francia), la differenza sostanziale del livello di efferatezza, ma sempre di nazionalismi, nazismi gretti e bieche xenofobie si tratta.

L’Islam invece deve mostrare chiaramente ed una volta per tutte il proprio dissenso totale, la propria condanna nei confronti delle bestie che agiscono nel nome di una delle più antiche religioni. Non bastano dichiarazioni di singoli, benché importanti ed autorevoli esponenti i quali se intervistati sostengono che nella loro religione non è consentito uccidere o commettere violenze nel nome di Dio, serve una risposta del tipo “istituzionale”, un tuono, un’eruzione, un terremoto, uno tsunami, lo si deve professare nelle Moschee e diffondere dai Minareti assieme alle preghiere quotidiane!!! E di immediato seguito servono azioni concrete di condanna e supporto attivo nel debellare questi terroristi accecati dalla violenza, dall’odio e senza amor, timor e rispetto di Dio, qualunque esso sia, né dell’uomo suo simile. La religione islamica, quella vera e sincera, deve dimostrare di non essere fanatismo, fondamentalismo e violenza, non lo è e lo deve urlare a piena voce per evitare che, come rischia di accadere sempre più marcatamente, i due concetti non divengano sinonimi gettando benzina sul fuoco dell’incendio dell’intolleranza già divampato e che va definitivamente domato.

La sola risposta importante per ripristinare un dialogo che si fa sempre più difficile tra occidente ed oriente è la lotta comune nei confronti di ciò che deve essere universalmente inconcepibile, da relegarsi al di fuori di quel che è definibile umano nell’accezione di eseguibile da un vivente dotato di minima capacità di intelligire, la lotta attiva contro la strategia del terrore che sia essa operata da kamikaze lupi solitari o da zombi addestrati pare militarmente come accaduto nella redazione satirica.

Solo in questo modo, essendo tutti Charlie ed un po’ Islamici “veri”, si può sconfiggere una volta per tutte il fondamentalismo in ogni sua forma, preservando tutta la libertà che la nostra società, tornando (o divenendo per la prima volta?) finalmente civile deve assolutamente garantire, proteggere, promuovere ed espandere.

07/01/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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2 Risposte

  1. […] della Merkel sull’opzione di una Grecia fuori dall’Euro in un momento in cui l’attentato terroristico a Parigi avrebbe affossato anche le più solide piazze finanziarie. Come già detto i mercati non vengono […]

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