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Bank Of China supera la soglia del 2% in Terna, lo comunica la Consob.
Lo scorso anno la Cina ha superato il 2% anche in Eni, Enel, Telecom e detiene il 35% di CdP Reti con esplicite manifestazioni di interesse per Snam e per le eventuali nuove quotazioni di aziende Energy ed Oil&Gas che il Governo si appresterà ad operare così come per Ilva (anche se ormai la Cina pare fuori gioco sull’azienda di Taranto). Le infrastrutture strategiche di Energia e Tlc interessano al Dragone così come le commodities (Oil, Gas & Rare Earth), le terre coltivabili e le banche (animeranno la stagione dei M&A italiani che si sta per aprire). Lo si evince chiaramente dalle loro strategie industriali molto aggressive ed espansive verso l’estero.

Oltre al prezzo del greggio scende anche il prezzo del Rame, il metallo più utilizzato in industria che evidenzia un rallentamento nelle attività produttive a livello mondiale. Ciò può giustificare il taglio di 0.4% del PIL mondiale operato nelle sue stime dalla Banca Mondiale che fissa la crescita globale al 3% per il 2015 (dal precedente 3.4%).

Anche Bankitalia ha tagliato la stima sul PIL 2015 italiano portandolo da +1.3% a +0.4% ed a +1.2% nel 2016 (livello che potrebbe iniziare a sortire qualche effetto sulla riduzione della disoccupazione). Secondo l’istituto permarrà anche nel 2015 lo scenario deflattivo stimato in -0,2% al quale contribuisce il prezzo del greggio ai minimi.

Il prezzo del petrolio rimane ai minimi e le prime piccole aziende che operano nel campo dello shale oil in USA iniziano a fare bancarotta, mentre le major per via del loro portfolio diversificato, riescono ancora a sopportare seppur soffrendo. Molto male anche per le aziende e gli stati come la Russia o la Norvegia che si approvvigionano in gran misura dal mare del nord ed off-shore ove la difficoltà delle condizioni operative rende le estrazioni molto onerose e non coperte dagli attuali prezzi dell’ “oro nero”. BP ha annunciato il taglio di 300 dipendenti in alcune piattaforme Off-Shore del Mare del Nord. Al momento l’offerta petrolifera riesce a sopperire alla domanda bassa per il rallentamento mondiale, la riduzione in atto degli investimenti in operation ed R&D da parte delle major oil&gas può comportare una riduzione nella produzione di lungo periodo con possibile incapacità di sopperire alla domanda una volta che sarà risalita: potrebbe essere la scintilla che da il via ad un più determinato sgancio dell’economia dal petrolio verso altre fonti (elettrico, gas, ngl ecc).
Attenzione però a non fare stime economiche sulle attuali quotazioni del greggio perché non sono destinate a durare.

(per la questione rapporto Franco – Euro leggere link:
Sgancio Franco-Euro: effetti noti ed una perversa opportunità per pochi )

Passo e chiudo++++++

16/01/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. L’ha ribloggato su iotiinformoe ha commentato:
    Leggete questo articolo, molto interessante.

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