La contrapposizione tra interessi tedeschi ed europei e la “speranza” greca

Atene-AcropoliWeidmann attacca instancabile, Schauble raccoglie i precisi assist e Frau Merkel li copre a distanza distraendo gli avversari.

Forse si tratta del solito gioco di squadra sapientemente architettato da un tridente che fino ad ora ha avuto la meglio in quasi tutte le partite, incluso il “pareggio fuori casa” del QE. Infatti con la garanzia a carico delle Banche Nazionali dell’80% tutto sommato il provvedimento monetario è stato potentemente smorzato secondo quelle che erano le assicurazioni richieste dai tedeschi, vale a dire non condividere rischi e non pagare i debiti degli altri stati (Avanti QE!! Ma la garanzia rimane un’incognita non esente da rischi e la posizione tedesca ha prevalso).

Mentre la Merkel a Firenze loda, con le solite maniere di circostanza e gli ammiccamenti con il Premier Renzi, l’ambizione (termine usato almeno mille volte esattamente nello stesso contesto) delle riforme italiane e si dice certa che saranno funzionali alla ripresa anche grazie al supporto proprio del QE, il Governatore della BundesBank Weidmann afferma, anzi ripete per l’ennesima volta, che il QE è un grosso pericolo, un errore. A suo dire non ce ne sarebbe stato bisogno poiché la tendenza deflattiva a cui stiamo assistendo sarebbe solo ed esclusivamente legata alla dinamica dei prezzi energetici ed alle quotazioni del greggio, drogate, che risentono delle strategie arabe e parzialmente russe. Inoltre lo scenario europeo, sempre a detta di Weidmann, sarebbe già impostato verso la ripresa. La sua ricetta sarebbe dunque quella di pazientare (come se il tempo già perso non fosse sufficiente) e proseguire con le riforme che, sempre secondo il Governatore, sarebbero messe a repentaglio in Francia ed in Italia proprio dal QE, reo di spingere questi stati “notoriamente spreconi”ad agire con minor determinazione.

Nel palleggio Merkel – Weidnamm si inserisce il Ministro Schauble che va a pressare il fronte, decisivo in queste ore, Greco. Il Ministro Wolfgang avverte perentoriamente la Grecia, e direttamente Tsipras leader di Syriza, che se non verranno rispettati tutti i patti, inclusi gli impegni presi dal precedente Governo con la Troika non sarà parte del programma QE. Poco si discosta questo ammonimento dal ricatto.

L’affermazione di del Ministro delle Finanze di Berlino è la risposta ai piani che Tsipras ha presentato ai cittadini greci stremati dai tagli dei salari, dalle cancellazioni delle tredicesime, dai licenziamenti, dai tagli alla sanità che rendono addirittura i parti, l’accesso ai servizi di pronto soccorsi o ai medicinali salva vita a pagamento (pare servano 1000€ per diventare mamme). Il Leader di Syriza ha ribadito anche durante la sua azione di voto, che non ha intenzione di uscire dall’Euro, nè di non rispettare i patti con l’Europa, ma non può, in ossequio al suo popolo, sottostare all’austerità, ai piani della Troika, ed agli impegni presi con Bruxelles dal precedente governo di centro destra; ha esplicitamente detto di voler aumentare i salari, reintrodurre le tredicesime, ed aumentare la spesa pubblica per welfare ed investimenti pubblici a sostegno della creazione di posti di lavoro e sviluppo, il tutto anche grazie alla rinegoziazione di un debito al 170% circa del PIL che, considerando anche gli interessi, non consente alcun margine di manovra se non tagli e riduzioni di spesa in tutti i settori (la situazione potrebbe essere non dissimile dall’Italia con la differenza che il debito italiano sta pericolosamente tornando tutto in mano nostrana rendendo eventuali insolvibilità quasi per intero a carico dei cittadini e dello stesso stato, lo si riporta anche nell’articolo sul QE di cui al collegamento sopra).

Riguardo alla Germania è evidente che nonostante la convinzione con cui la stessa Merkel proferisce certe dichiarazioni fuori dal suo paese, la linea dei tedeschi è fissa sulla protezione dei propri interessi sempre ben tutelati finora, tanto da consentire dati occupazionali eccellenti, nonostante un peggioramento dell’export in Europa, il maggior sbocco per le merci tedesche, dovuto proprio alla crisi. Esattamente questo aspetto, ossia il fatto che con una Europa allo stremo ed incapace di consumare, alla lunga anche la Germania è destinata a sopperire alla crisi a meno di ri-orientare totalmente l’export verso l’extra-UE, dovrebbe spingere Berlino a convincersi nel sostegno delle politiche di flessibilità e condivisione di rischi e benefici sostenute anche dalla BCE e da tutti i Governi ed Istituzioni, incluso Bruxelles e la Commissione Juncker che a parole fanno buon viso all’Europa dei popoli della cooperazione e della solidarietà, un po’ quella richiesta da Tsipras, ma alla luce dei fatti sono soggette al volere dei potenti tedeschi che si fanno valere sia nel Direttivo della Banca Centrale Europea, sia a Bruxelles e Strasburgo. Anche l’effetto primario dei QE di abbassare il valore dell’Euro, paradossalmente, unito ad una garanzia in capo alle singole Banche Nazionali che potrebbe essere presa con sospetto dai mercati e dagli altri stati testimoniando un sostanziale indebolimento della solidità finanziaria che potrebbe invece avere una Europa realmente unita a livello economico e finanziario per la quale Draghi a ripetuto che si deve lavorare, reca un beneficio per l’export extra UE del quale gode abbondantemente la stessa Germania.

Non cessando mai di ripetere che il processo riformatore delle istituzioni europee e dei singoli stati, Italia in prima linea, non si deve stoppare, deve anzi velocizzarsi ulteriormente facendo leva, se possibile (poiché è ancora tutto da dimostrarsi) su un QE che mira al target inflazionistico del 2% e non ad immettere liquidità direttamente nel sistema, ci vorrebbe realmente qualcuno di polso che duramente faccia notare alla Germania che sarebbe auspicabile un suo contributo diretto e fattivo alle ripresa europea, innalzando i consumi interni, investendo in infrastrutture di  tlc, digitali, strade e ponti che anche nei pressi di Berlino necessitano di un rinnovamento, di cessare di sovvenzionare le proprie imprese con sgravi sull’energia che somigliano tanto ad aiuti di stato e tornare sotto il 6% (vincolo europeo) del surplus commerciale (con è plausibile venga ulteriormente incrementato grazie ad un un euro così basso).

Questi moniti verbali, ma che poi dovrebbero trasformarsi in provvedimenti seri aventi lo scopo di spingere il Governo tedesco ad accettare la messa in comune dei rischi e benefici del far parte di una unione di economie, valori e persone, dovrebbe essere compito di Bruxelles che però ancora non ha la forza di imporsi sulla Germania. Avviene anzi che sia proprio la Germania a guidare la politica Europea. Anche Renzi non sembra sufficientemente autorevole e coraggioso…. forse con un’azione di contropiede costruita da Grecia, Italia, Francia e Spagna esiste una qualche possibilità di imporsi.
Di certo ora, come uno, come due, come tre e come quattro anni fa la visione ed i comportamenti tedeschi, che sempre forniscono pretesti ai mercati per diffidare dalla solidità dell’UE, non fanno l’interesse dell’euro-zona e nel mentre la crisi si è acuita.

Il nodo delle elezioni Greche sarà senza dubbio fondamentale, esso mette in luce due aspetti importanti che vanno modificati. Da un lato la colpevolezza di alcuni Governi nell’attuare politiche non rivolte al bene dei cittadini, nè tanto meno alla sostenibilità dei bilanci, ma propensi alla corruzione, allo spreco, al mantenimento dello status quo di certe “caste” privilegiate, alla spesa per consenso elettorale; spesa che, andando in parte in favore del popolo, pur non potendo lo stato permetterselo in quei modi, garantiva consenso elettorale, tanto da anestetizzare gli stessi popoli che hanno avuto la colpa di accettare silenti tali situazioni prive di ogni prospettiva di lungo termine, di investimenti in istruzione, crescita, innovazione, ricerca, infrastrutture digitale ecc (gli esempi USA ed anche della Germania o degli stati del Nord Europa o della Corea del Sud, ma anche di Turchia ed Israle sono sicuramente virtuosi). In tal senso Grecia, con la truffa sui bilanci per rientrare nei parametri di Maastricht, ma anche Italia sono paesi sicuramente da colpevolizzare, convenendo che ora vengono raccolti i frutti di quanto politicamente seminato.
Dall’altro lato è stato messo a nudo il totale fallimento di una economia eccessivamente basata sulla finanza, sulla preminenza del guadagno dei mercati rispetto al bene comune per i cittadini, una sostanziale segregazione tra PIL e benessere diffuso, la crescente diseguaglianza tra strati di società sempre più copiosi alla soglia della povertà e pochissimi super ricchi, così come la completa inefficacia di un modello di gestione delle crisi economiche, imposto dalla UE e dalla Troika (Commissione, BCE ed FMI), improntato solo ed esclusivamente al rispetto dei parametri europei sovente anacronistici e non più rispondenti all’evoluzione globale del moderno mondo, all’austerità, al rigore dei bilanci cieco nei confronti del reale bisogno di sviluppo dei paesi, dei popoli e del loro diritto all’essere coinvolti nelle scelte economico-sociali che la politica intraprenderà influenzando anche la loro vita.

Il cambiamento europeo quindi è richiesto su due livelli: dai singoli paesi membri per una più sana gestione dei conti e della politica interna che deve giovasi dei processi riformatori in atto; dalla gestione unitaria delle politiche eruopee improntate non più all’austerity, ma allo sviluppo reale e tangibile, che, oltre all’aspetto puramente numerico e parametrico, si imponga come target il miglioramento evidente delle condizioni sociali di coloro che vivono nell’Unione.

Se Tsipras otterrà il numero di voti sufficienti (almeno il 36%) per governare in autonomia senza compromessi e porterà a termine i suoi piani (temuti più per la natura di precedente che per l’ammontare delle somme in gioco) potrà avere l’occasione di dare il via ad un’era diversa, probabilmente migliore, visto che quella del rigore ha evidentemente fallito (Link: Semestre, Commissione, BCE hanno mancato l’obiettivo, ora la scintilla del cambiamento può arrivare dalla Grecia) .

In Grecia, nelle Polis, nacquero la Politica, la Democrazia, il Diritto, la consultazione pubblica e si diffusero nel mondo. Ora la Grecia, nel suo piccolo, può rifar suoi questi valori e farli risorgere in tutta l’UE.

 

25/01/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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4 Risposte

  1. […] su quel fronte), potranno essere comprese solo nei prossimi giorni. I piani di Tsipras sono noti (LINK), come riuscirà a realizzarli e soprattutto con quali risorse economiche ancora no e questo punto […]

  2. […] sappiamo (Approfondimenti Link 25/01 – Link 27/01) i capisaldi del programma di governo firmato Tsipras sono il taglio delle […]

  3. […] GrExit permane Tsipras: le prime mosse. Europa: reazioni all’insegna del vecchio approccio La contrapposizione tra interessi tedeschi ed europei e la “speranza” greca Link Quirinale: Encomi e plausi per Mattarella. Auguriamo a lui sinceramente una mole enorme di […]

  4. […] La contrapposizione tra interessi tedeschi ed europei e la “speranza” greca […]

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