Negoziato Europa – Grecia, intanto UK ed USA si preparano alla GrExit

Si è tenuto nelle scorse ore il discorso del neo premier greco Tsipras al suo Parlamento. Il leader di Syriza ha cercato di mantenere in equilibrio una situazione sempre più in bilico tra le sue controparti rappresentate dal popolo greco attanagliato da un pesantissimo disagio sociale e dai suoi creditori, vale a dire Troika, istituzioni europee ed altri stati membri. Il popolo greco è stato rassicurato dal punto di vista del mantenimento del programma che ha consentito a Tsipras di salire al Governo. Sono state quindi confermate l’erogazione gratuita dell’elettricità per le classi meno agiate, la reintroduzione della tredicesima mensilità per i redditi più bassi, l’innalzamento a 751 € del salario minimo mensile, il blocco delle privatizzazioni e la riapertura della TV di stato chiusa da qualche mese, la riassunzione dei dipendenti pubblici licenziati (per suo dire illegittimamente), il taglio di spesa ai Ministeri, la lotta all’evasione fiscale, la maggior spesa a sostegno del welfare e degli investimenti.

Alla Commissione UE e alle istituzioni europee, dalle quali esclude la Troika esplicitamente misconosciuta, invece Alexis Tsipras ha assicurato la volontà di rimanere nell’Euro e di rispettare i patti, ma non in questo momento poiché ora è necessario più tempo per riportare le condizioni dei greci a beneficiare di un livello minimo di agio. Il punto fondamentale da dirimere però è che la Grecia rischia di essere insolvente già dal 28 febbraio e per i prossimi appuntamenti dell’ 11 (Eurogruppo straordinario ad Atene) e del 16 (riunione Eurogruppo Bruxelles) febbraio le è richiesto un piano dettagliato sul quale discutere ufficialmente. Al momento il piano latita ed i bacini di risorse economiche individuate dal governo di Atene sarebbero i tagli ad alcuni Ministeri, alla difesa e la lotta all’evasione, tutte misure difficilmente quantificabili con precisione; la domanda cruciale sulla provenienza delle risorse per onorare il programma elettorale, senza dover ricorrere ad un prestito ponte ipotesi esclusa dal presidente dell’Eurogruppo, rimane e si fa di giorno in giorno più pressante.

Tsipras poi, forse scadendo mosso dalla ricerca di consenso in un poco utile populismo, in risposta alla fermezza di Schaeuble, ha ricordato al tedesco, quasi come fosse un obbligo farlo, le riparazioni di guerra della Germania riferendosi al 50% del debito che venne abbonato nel 1953 alla Germania Federale per i danni dovuti dalla Germania Nazista.

Altra uscita poco delicata e fuori luogo in questo frangente è stata quella dell’iperattivo Ministro delle finanze greco Varoufakis il quale, in caso di fallimento della Grecia, ha indicato l’Italia come inevitabile e successiva nazione ad andare in bancarotta. Per Varoufakis il debito italiano non è sostenibile e quindi se rigore ed austerità continueranno con la Grecia e con l’Italia, secondo la sua visione è non scongiurabile il default dei due stati e dell’Unione nel suo complesso. Il ministro italiano Padoan ha risposto decisamente seccato con un Tweet asserendo che il debito italiano è solido e sostenibile, che non vi sono problemi di solvibilità e che questi affari sono fuor delle competenza di Varoufakis.

Ovvie le rassicurazioni di Pier Carlo Padoan, ed effettivamente le parole del greco paiono assolutamente fuori luogo, così come non è realistico pensare ad una non solvibilità italiana fintanto che riesce a finanziarsi a tassi di interesse decisamente bassi. Differente invece il discorso nel caso in cui si acuisca una crisi di sistema e la speculazione si abbatta sul nostro paese. Del resto domande sulla sostenibilità intesa come possibilità di ridurre il nostro debito sono legittime (Link Ridurre il debito è oggettivamente possibile?). Lo sono perché gli interessi, ripagati ricorrendo ad altro debito, divergono e le condizioni imposte dall’UE non sono oggettivamente rispettabili nel contesto macroeconomico in atto: la disoccupazione è eccessivamente alta e le dinamiche economiche non lascino presagire un’accelerazione del PIL tale da incidere sul rapporto col debito (e col deficit). Il debito è infatti previsto in aumento (attualmente a circa 133% del PIL) per l’anno in corso e dovrebbe (ma il condizionale è obbligatorio) iniziare a discendere lentamente dal 2016. Quindi la situazione debitoria è preoccupante, al limite della procedura di infrazione europea, e si comprende l’arduo lavoro che sta facendo Padoan ed il team del MEF in Europa per scongiurare questa eventualità.

Come avevamo già avanzato in questo articolo:
“Impasse Troika – Grecia: posizioni ferme, negoziato in alto mare ed il rischio GrExit permane
molti Stati si starebbero preparando per affrontare una GrExit. Tra questi vi sarebbero l’UK il cui ministro delle Finanze Osborne lo ha pubblicamente dichiarato alla BBC e gli USA. Dagli States tuonano infatti il predecessore di Bernanke alla FED, Alan Greenspan, secondo il quale l’uscita delle Grecia dall’Euro è solo questione di tempo ed il Presidente Obama che ammonisce l’UE a non proseguire con l’austerità e far ripartire gli investimenti seguendo in sostanza il suo esempio. Per Barack Obama mantenere (colpevolmente e deliberatamente) l’approccio rigido che fin qui ha prevalso nel vecchio continente causerebbe un indebolimento europeo fino ad una possibile disgregazione dell’Unione che innescherebbe una crisi economica mondiale irreversibile, difficilmente risolvibile e che pochi sarebbero in grado di affrontare provati come sono dalle crisi ancora in corso. Per evitare il crack Greco e le possibili ripercussioni in Europa e nel mondo non sembrano improbabili soccorsi esterni ad Atene a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle Europee che potrebbero provenire dalla Russia o dalla Cina, ma anche dagli stessi Stati Uniti d’America.

Per approfondimenti: Osborne annuncia che il Regno Unito si sta preparando alla Grexit

Valentino Angeletti
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3 Risposte

  1. […] Grecia: Negoziato Europa – Grecia, intanto UK ed USA si preparano alla GrExit Impasse Troika – Grecia: posizioni ferme, negoziato in alto mare ed il rischio GrExit permane […]

  2. […] notizia di ora che alcuni stati stessero preparando un piano per far fronte ad un’eventuale “GrExit”). Le due parti non sembrano riuscire a trovare un punto d’accordo, l’Eurogruppo di […]

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