Dati Istat e Lista Falciani: spaccato perfetto di due strati sociali dell’Italia

Una parte ben consistente della società italiana viene piuttosto fedelmente rappresentata da due argomenti trattati dalla stampa e dai mezzi di informazione.

Il primo trattasi della Lista Falciani mentre il secondo della serie dati diramati dall’ISTAT sulla situazione economica e reddituale degli italiani nei giorni scorsi.

Le indagini della GdF hanno portato alla luce ulteriori dettagli in merito a SwissLeaks. Gli italiani presenti nella cosiddetta Lista Falciani e che avrebbero depositi e conti presso una filiale Ginevrina del colosso bancario britannico HSBC  sarebbero 5439 e dai 3276 controlli effettuati emergerebbero redditi non dichiarati per poco meno di 750 mln € e mancati pagamenti dell’IVA per 4.5 mln €. I nomi presenti sono illustrissimi ed al momento gli unici italiani resi pubblici sono stati Valentino Rossi, lo stilista Valentino e Flavio Briatore. Va ricordato che l’essere presente nella lista non costituisce di per se reato nè è elemento sufficiente per essere accusati di frode od evasione fiscale.

Il secondo argomento invece è costituito dai dati pubblicati dall’ISTAT. Essi parlano chiaro e sono molto sconfortanti. Secondo l’Istituto di Statistica infatti il 26% degli italiani vive con meno di 10’000 € annui, il PIL Italiano è il 30% inferiore rispetto a quello degli altri grandi paesi usualmente presi come termine di paragone, i redditi nel mezzogiorno sono il 45.8% più bassi rispetto al nord e dei 30’593 € lordi medi di retribuzione solo 16’498 € finiscono nelle tasche dei lavoratori. Oltre il 50% degli autonomi/partite iva percepisce meno di 15’000 € annui, la maggior parte di essi sono soggetti a studi di settore quindi impossibilitati ad evadere (spesso gli autonomi sono accusati di essere evasori cronici) e la produttività italiana se confrontata con quella degli altri paesi rimane bassissima. Le prospettive non sono troppo rosee perché con un -30% di PIL anche supporre un incremento ottimistico del 2% annuo poco inciderebbe sulla situazione del reddito italiano, così come un incremento della produttività pare improbabile per via dell’assenza ormai cronica di investimenti e soprattutto a latitare è “il tessuto” necessario ad attirarli.

I due quadri menzionati offrono un interessante spunto di riflessione. Essi rappresentano due dei quattro strati sociali in cui si può raggruppare la popolazione Italiana.

Il primo è rappresentato dai senza reddito, quelli esclusi da agevolazioni fiscali e bonus, come gli 80 €, perché corrisposti a mezzo detrazioni sulle imposta (IRPEF) non pagata da chi non percepisce reddito. Di essi fanno parte i disoccupati senza alcun lavoro che raggiungono percentuali bulgare nel nostro paese, oltre il 12.3% sul totale ed oltre il 40% se si considerano i giovani tra i 15 ed i 24 anni, con una punta drammaticamente alta di oltre il 60% delle donne del sud. Di costoro fanno parte anche i ragazzi neolaureati che rimangono in casa coi genitori, i cosiddetti choosy o bamboccioni, che in realtà spesso lo fanno non per pigrizia, ma perché le offerte di lavoro sono oggettivamente assenti e quelle poche che ci sono si concentrano nei grandi e costosi centri urbani come Roma o Milano, offrono contratti senza prospettive e stipendi inadeguati al sostentamento anche di una sola persona Il risultato è che l’uscire di casa aggraverebbe ulteriormente lo stato reddituale della famiglia (sempre più famiglie vivono con meno di 1’500 € al mese) che dovrebbe quindi preoccuparsi del mantenimento parziale di un figlio lontano da casa. Da ciò risulta quindi più economicamente conveniente rimanere inattivi entro le mura domesticheche uscire e rappresentare un costo vivo per i genitori.

Se il primo strato dei senza reddito rappresenta i poveri “classici”, vi sono, nel secondo strato, i nuovi poveri. La ex classe media benestante che ora è fortemente a rischio povertà, quella per intenderci ben rappresentata dallo spaccato offerto dai dati ISTAT. Tra essi vi sono coloro un tempo motore dell’economia, che grazie alla loro dinamicità e fiducia nel futuro creavano presupposti per la crescita e gli investimenti, quando non erano loro stessi ad investire. Adesso tra di loro esistono i cosiddetti “poor workers”, sempre più frequenti, essi sono coloro che pur lavorando non sono in grado di provvedere al proprio sostentamento e che quindi devono ricorrere ad aiuti esterni (a mio avviso il lavorare e nonostante ciò non essere in grado di mantenere se e la propria famiglia è un segno di immensa inciviltà).

Il terzo strato è ben raffigurato dalla Lista Falciani. Sono i ricchi, ben tutelati da sistema che, legalmente sfruttando falle e lacune normative che possono permettere di approfondire servendosi dei migliori commercialisti ed avvocati o illegalmente sfruttando le possibilità di elusione ed evasione fiscale offerte dal nostro modello economico e dalle difformità interne all’Unione Europea, riescono a preservare e addirittura ad incrementare le loro ricchezze sottraendole all’erario, alla collettività e quindi al bene comune anche nei momenti di crisi più dura. Evidentemente lo squilibrio ed il dislivello tra ricchi e poveri (indice GINI) si fa sempre più marcato e risulta che pochissimi super ricchi, circa il 10%,detengono in Italia il 50% circa delle ricchezze.

Infine vi è un quarto strato sociale, atipico e non proprio rispondente ai requisiti per essere definito tale: è quello della politica. Ovviamente tra i politici vi sono seri professionisti e cialtroni, ma è innegabile che anche nelle crisi essi riescono a preservare il loro status quo e, nonostante stipendi alti e qualità della vita che possono permettersi elevata, non sono mai stati i primi a dare il buon esempio come invece il senso civico imporrebbe, anzi spesso non lo danno proprio e richiedono i sacrifici altrui: del resto capita che debbano essere loro a legiferare per se stessi. Inoltre essi sono quasi conniventi all’accumulo di ricchezze da parte dei già ricchi. Prendendo il caso della Lista Falciani ad esempio non tutti coloro che hanno commesso illecito sono perseguibili poiché hanno utilizzato gli scudi fiscali e le possibilità offerte dal rientro di capitali e decisamente vantaggiose rispetto a quelle cui debbono sottostare gli onesti cittadini (e di ciò possono ringraziare la politica), salvo poi riportare i patrimoni all’estero per le migliori condizioni fiscali. Inoltre, qualora andasse in porto così com’è concepita attualmente la delega fiscale in discussione il 20 febbraio, essi non sarebbero più perseguibili perché verrebbe diminuito il lasso di tempo per incappare nella prescrizione, così, risalendo la lista al 2009, qualsiasi reato al momento dell’accertamento sarebbe già prescritto. Ad aggravare ulteriormente la percezione del cittadino medio e che ora si sta trasformando in povero, vi è anche l’oggettivo constatare dell’assenza di concreto impegno per cercare di diminuire le diseguaglianze, anzi esse continuano inesorabilmente ad amplificarsi.

In buona sostanza è difficile pensare, letto questo spaccato della società “civile” italiana, ad uno Stato progredito in cui rimanere, stanziarsi o investire, in cui i i giovani e coloro che devono crescere possano metter su famiglia e costruirsi col sudore un percorso di carriera. Verrebbe da dire: “ma chi ce lo fa fare?”

Si salvi chi può, ma a poterlo in questo paese sono sempre i soliti; politica e potere economico del resto sono dannatamente propensi ad andare a braccetto fin dai tempi dei tempi.

09/02/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: