Un po’ più di realismo e meno ingiustificato entusiasmo, grazie….

Ebbene, ci è ricascato di nuovo. Il Premier all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Torino non è riuscito a trattenersi dal suo costume di lanciarsi in entusiasmanti descrizioni, progetti, prospettive che coinvolgeranno il nostro paese come se si potessero realizzare dall’oggi al domani. L’abitudine di porre l’asticella troppo in alto non è nuova a Matteo Renzi (Link) ed in più di una occasione è stato anche ripreso da esponenti del suo stesso Governo, ricordiamo infatti quanto fece il Viceministro Morando in occasione dell’ultimo Forum Ambrosetti (link: Renzi virtualmente a Villa D’Este. Morando: salario minimo e poche illusioni).

Non si biasima il tentativo del Premier, corretto, di infondere fiducia e speranza, due elementi dai quali non è possibile prescindere per la ripartenza economica e per ridare una spinta significativa alla propensione ai consumi, soprattutto quelli di beni durevoli, di investimenti “personali” (come può essere una ristrutturazione domestica o la riqualificazione al risparmio energetico della propria abitazione) o ancora l’acquisto di una casa o di una automobile. Va benissimo sottolineare il potenziale inespresso del nostro paese che potrebbe esplodere investendo seriamente in innovazione, ricerca, università, nelle persone, nel merito e sfruttando tutte le competenze e le potenzialità che in molti settori (e non solo il lusso, l’abbigliamento e l’enogastronomia) in Italia sono ai massimi livelli, ma al contempo non è neppure giusto scadere in una esagerazione inverosimile che rischia di creare false ed illusorie aspettative col pericolo che una volta disattese, perché inevitabilmente come già accaduto in passato lo saranno, la sfiducia si propaghi nuovamente raggiungendo un livello superiore al precedente.

Inverosimile ad esempio è dichiarare che per manifattura l’Italia punta a superare la Germania, avvertendola che “stiamo arrivando”, oppure dichiararsi gasati da Marchionne, che sicuramente ha tanti meriti ma non solo quelli, o ancora asserire che di qui al 2018 molte cose saranno cambiate, saranno più semplici e funzionali. In sostanza presentare una condizione “ribaltabile” il poco tempo e col solo impegno e la buona volontà non è onesto, sono troppe le variabili in gioco ed il modello socio-politico-economico non è cambiato rispetto al passato tanto che le difficoltà e le tendenze alla conservazione tipiche degli anni addietro permangono tuttora. Dalla parole del Premier troppo spesso invece sembra che sia possibile invertire le tendenze cronicamente in atto da tempo, e che fino ad ora neppure lui è riuscito a sovvertire, nel giro di un rapido battibaleno (come già affrontato più volte, incluso nei link segnalati). Questi processi richiedono anni, impegno, sacrifici da parte di tutti e, cosa assolutamente non scontata ma fondamenta di tutto, buona politica e buone decisioni fatte nel bene della collettività e non nell’interesse di pochi.

Un esempio attualmente alla ribalta delle cronache economiche che si può addurre è quello della flessibilità in Europa e del caso Grecia.  All’inizio del semestre di presidenza UE dell’Italia del quale Renzi sarebbe stato il presidente, sembrava che la flessibilità fosse l’obiettivo ultimo di questi sei mesi. In realtà ben poco è stato effettivamente raggiunto su quel fronte, solo un misero piano Juncker che lascia molti dubbi. Forse solo il nome del patto ha subito una modifica, passando da “patto di stabilità” a “patto di stabilità e crescita”. Tralasciando dichiarazioni, intenti, buoni propositi e basandosi sui fatti, l’approccio che le istituzione europee, BCE inclusa, hanno utilizzato è rimasto sempre il medesimo, stretto com’è tra le pressioni della triade tedesca “Merkel-Weidmann-Schauble”. Anche il possibile asse, utile per incrementare il potere contrattuale con la Germania, tra Francia, Spagna, Italia, Grecia, Portogallo che all’indomani del congresso dell PSE sembrava probabile, non si è concretizzato. A dare davvero l’impressione di fare sul serio verso la ricerca di maggiore flessibilità che non sia solo verbale è adesso la Grecia di Tsipras che con ben altro vigore rispetto a Renzi sta “battendo i pugni sul tavolo” di Bruxelles, benché sembri che stia capitolando sotto le richieste delle istituzione europee, della Troika, del Fondo Monetario Internazionale e degli USA. Ovviamente essere eccessivamente permissivi non è una buona strada, ma neppure ostinarsi a non rilevare che il programma della Troika, pur evitando il completo default ellenico, non ha consentito di raggiungere gli obiettivi di crescita 2014 stimati, quindi un parziale grande fallimento. Che i piani per Atene vadano rivisti, pur mantenendo valido il principio della necessità di alcune riforme, è evidente a tutti e sarebbe quindi necessaria una mediazione sottile ed una soluzione bilanciata. A dominare invece sono ancora i diktat e gli ultimatum, condivisi anche da parte di coloro che da potenziali beneficiari della flessibilità, un tempo vessillo della loro politica come appunto l’Italia, ora si sono trasformati in grandi o piccoli creditori. Vuoi mica vedere che sotto sotto siamo tutti, incluso Renzi, un po’ austeri Schauble a seconda della circostanza?

In sostanza, come già detto, sarebbe bene che nella presentazione del futuro ci si limitasse ad avere più realismo e meno ingiustificato entusiasmo, le persone, ora al corrente che un italiano su quattro è a rischio povertà, che ormai conoscono a memoria i numeri della disoccupazione, delle sofferenze aziendali e delle stime di crescita del PIL, sentendo di tutto ciò gli effetti quotidianamente sulla propria pelle, possono essere illuse una o due volte, ma poi capiscono il trucco e diventano eccessivamente diffidenti….un po’ come nell’aneddoto “dell’al lupo al lupo”.

19/02/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

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