La Buona Scuola: da decreto a disegno, ma per ora solo linee guida. Il Parlamento ha un’importante opportunità, comunque vada il Premier ne uscirà vincitore

L’attesa era molta e come spesso accade con le decisioni, governative nella fattispecie, che si aspettano con frenesia ed impazienza, la sua presentazione non è stata immune da polemiche.

Ci stiamo riferendo alla riforma della scuola ed all’esposizione in CdM del piano nominato appunto “La Buona Scuola”. Il principale colpo di scena è derivato dal fatto che da Decreto, esso si è trasformato all’ultimo secondo in Disegno di legge, perdendo quindi il carattere di “necessità ed urgenza” che contraddistingue tutto ciò che, invece di seguire il normale iter di confronto Parlamentare, viene decretato. Il cambio in corsa ha suscitato lo sconcerto generale, incluso quello del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, circostanza quantomeno strana essendo l’ex esponente di Scelta Civica ed ora nel PD preposta al Dicastero MIUR direttamente interessato e che di fatto ha materialmente redatto il piano.

Stando alla realtà dei fatti nel CdM di Martedì 3 marzo non è stato presentato neppure il disegno di legge, ma solo le linee guida generali  proposte dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca affinché possano essere discusse ed approvate nel CdM del 10 marzo, dopo questo passaggio in cui l’attuale bozza dovrebbe essere licenziata essa passerà alle Camere per la discussione parlamentare.

L’elemento che ha scatenato le maggiori polemiche e preoccupazioni in particolare tra precari riguarda proprio il loro passaggio in ruolo previsto per settembre. Essendo venuto meno lo strumento del decreto, le tempistiche, proprio in conseguenza alle discussioni parlamentari che si susseguiranno, si allungano e potrebbero allungarsi anche di molto rendendo impossibile la regolarizzazione di 180’000 unità in 4 anni a partire dall’inizio del settembre venturo. Il Premier Renzi assieme al Ministro Giannini hanno subito cercato di spegnere la polemica assicurando che le risorse economiche sono presenti e che le assunzioni son una priorità fondamentale alla quale l’Esecutivo non è intenzionato a rinunciare. Lo strumento legislativo che consentirà il passaggio in ruolo dei precari verrà discusso nel CdM del 10. Di differente avviso è l’ex segretario PD Pierluigi Bersani, che alla trasmissione di Lilli Gruber Otto e Mezzo si è detto scettico sulla possibilità che il confronto parlamentare si possa concludere in tempo utile per avviare le assunzioni a settembre. Va detto però che molto dipenderà proprio dallo strumento legislativo che verrà messo in campo nel prossimo CdM.

Ufficialmente la mossa di Matteo Renzi è stata da lui stesso giustificata dicendo di volersi scrollare di dosso le accuse di essere un dittatorello che procede solo ed esclusivamente per decreto senza servirsi del confronto parlamentare. Così facendo coglie anche il suggerimento del Quirinale di limitare il ricorso alla decretazione che dovrebbe essere ampiamente giustificata e riservata a circostanze di evidente carattere di necessità ed urgenza. Questo è stato il suggerimento generale, ma rumors dai palazzi vorrebbero che proprio sul piano “Buona Scuola” il Presidente Mattarella abbia avanzato, su indicazione della corte dei conti, qualche perplessità in merito alle coperture ed alla reale presenza dei requisiti di necessità ed urgenza che avrebbero impedito il confronto parlamentare su una riforma complessiva dall’impianto piuttosto articolato (e questa complessità potrebbe a tutti gli effetti richiedere abbondanti tempi di discussione nelle due Camere).

Il ripensamento di Renzi sul decreto lascia spazio ad una riflessione. Oggettivamente non si può dargli torto quando sostiene di essere tacciato di dittatorismo se sfrutta il decreto e poi quando invece apre al confronto gli si rimproveri di voler rallentare il processo di riforma. Rimane sicuramente strano ed anche sospetto per i più maliziosi il fatto che lo stesso MIUR non fosse a conoscenza del cambio di direzione, tanto da spingere i detrattori a rincarare la dose sul suo atteggiamento autoritario nel prendere le decisioni in completa e totale autonomia. D’altronde non si scopre certo ora che a Renzi non piaccia essere contraddetto e non gradisca mettere in dubbio le proprie convinzioni, o almeno ciò è quanto lascia spesso trasparire.

L’apertura alla discussione sul tema altamente delicato della riforma dell’istruzione e della scuola, dal quale effettivamente, come sostiene peraltro il Premier, il paese è chiamato a ripartire e coltivare le sue risorse più preziose, ossia le persone con il capitale umano che mettono a disposizione della crescita individuale e di tutta la società, rimane comunque un dato di fatto e, recependo il monito del Colle, rappresenta una possibilità per il parlamento.

Di contro i dietrologi sostengono che non sia il dialogo ed il recepimento del consiglio Quirinalizio ad aver mosso Renzi, bensì la consapevolezza di un piano non completo ed esoso, senza adeguate coperture per la stabilizzazione dei precari. Conscio di ciò, ma al contempo impossibilitato a non mantenere la parola data ai precari dell’istruzione, il Presidente del Consiglio da eccellente stratega avrebbe all’ultimo secondo buttato la palla nelle mani altrui, prendendo contemporaneamente tempo. Non è nuovo alla tattica della ricerca di un avversario: i gufi; i frenatori; i sindacati; la casta; i poteri forti; le banche; gli ipertutelati del lavoro (che poi a ben vedere sarebbero i dipendenti con il vecchio contratto a tempo indeterminato). Ora è la volta del bersaglio grosso: il Parlamento. Comunque vada Renzi si è posto nella condizione vincente, in questo gli si deve riconoscere un set di marce in più. Se il Parlamento riuscirà a discutere e concludere la riforma mantenendo la stabilizzazione dei precari entro i tempi stabiliti, il Premier potrà fregiarsi del risultato conseguito sfatando le accuse di autoritarismo e potrà sempre ed in ogni momento usare questo esempio per testimoniare la sua apertura e propensione al dialogo con le Camere.
Se al contrario non fosse possibile giungere negli stretti tempi necessari a risolvere la questione dei precari, l’ex sindaco di Firenze potrà affermare che la colpa è del Parlamento che non ha a cuore il bene del paese e dei lavoratori coinvolti, ma solo il proprio tornaconto partitico e/o personale; potrà allora addurre questo esempio per giustificare l’uso del decreto, solo ed esclusivamente finalizzato a portare a compimento le riforme “scomode” e perciò osteggiate dagli avversari che compongono quella palude che lui vorrebbe bonificare come fosse un Agro Pontino. In quest’ultima ipotesi tra l’altro Renzi , oltre a mettere a tacere le accuse di autoritarismo, avrebbe l’opportunità di fortificare ulteriormente la sua posizione in vista di eventuali elezioni anticipate che potrebbero tornargli molto utili, dando per scontata una sua vittoria in assenza di avversari realisticamente all’altezza, per affrontare la questione delle riforme costituzionali che necessitano di 4 passaggi parlamentari senza subire modifiche: partita delicatissima e spinosissima qualora mancasse un adeguato supporto sia del governo che interno al PD, ambedue al momento non scontati. È perciò evidente come una maggioranza tutta Renziana possa tornargli estremamente comoda.

Anche in questa vicenda, non costituendo eccezione a tutte le altre sia passate che future, i detrattori ed i sostenitori del Premier hanno elementi per fortificare la propria posizione. Del resto se la visione di partenza è già polarizzata si è portati a credere solamente a ciò a cui si vuol credere quandanche non si abbiano sufficienti elementi di certezza ad avvalorare la propria posizione.

Quale che sia lo spirito che ha convinto il Premier ad abbandonare il decreto è oggettivo che il Parlamento è chiamato a discutere un tema chiave, uno di quelli in cui non si può essere approssimativi per la volontà di fare presto. Sulla scuola, che è sinonimo di futuro, è corretto riflettere un minuto in più, prendere un poco di tempo. Dalla formazione e dall’istruzione dipenderà gran parte dello sviluppo del nostro paese ed il sistema scolastico-universitario ha chiaro bisogno di essere modernizzato, attualizzato, reso meritocratico e collegato proattivamente a quel mondo del lavoro dal quale è diventato sempre più avulso ed estraneo. Responsabilità delle Camere è sfruttare questa opportunità per dimostrare la propria serietà spesso latitante partorendo in tempi ragionevoli, ma commisurati alla portata della riforma, un risultato davvero concreto e migliorativo sulla nostra scuola. Se sarà raggiunto l’obiettivo di una Scuola davvero Buona allora l’eventuale slittamento di qualche mese (si parla di passare da settembre a marzo) della stabilizzazione dei precari sarà un prezzo assolutamente ben pagato ed anche loro stessi ne trarranno, con appena qualche mese di ritardo, un beneficio maggiore e più duraturo.

04/03/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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