Velleità di Landini: fuoco di paglia o controparte tale da non poter essere ignorata?

landiniCosa abbia in mente non è chiaro e da quello che è stato possibile ascoltare e leggere pare che a non averlo chiaro sia anche il diretto interessato. Maurizio Landini, in rotta dichiarata con molte politiche del governo che lo coinvolgono direttamente, a cominciare quindi dal Jobs Act e tutto il concetto di lavoro e tutela di diritti che vi si cela dietro, è in procinto di lanciare un “movimento”, una “coalizione”.

Sarebbe bene capire quali siano le sue intenzioni e le sue velleità. Il segretario FIOM, che a breve scenderà in piazza per presentare la sua “creazione”, parla di una forza non politica, non un partito, del resto fin da subito aveva escluso questa opzione, ma di un’entità aggregatrice di quelle classi sociali, persone, lavoratori atipici, pensionati ed in buona sostanza ogni cluster di persone non rappresentate, morse pesantemente dalla crisi che non sentisse i propri interessi protetti e portati avanti dal Governo. Questo concetto ricorda molto quello lanciato da Sergio Cofferati, anche lui con un grande passato da sindacalista, in occasione del suo abbandono del PD a valle delle primarie liguri. Quasi le stesse parole furono usate: “forza aggregatrice”.

Il bacino di seguaci a cui Landini può attingere e dar voce è potenzialmente ampio e parte dalla base (come sarebbe partito un eventuale movimento di Cofferati) della manifestazione di piazza San Giovanni. Del resto che il Governo stia attuando politiche molto moderate e molto vicine ad un centro più sbilanciato a destra, con buona gioia di Alfano e del piccolo NCD, non è mistero, così come l’apprezzamento verso il Premier di una parte consistente e “pesante” di FI e di molti ex elettori di Silvio Berlusconi. Lo si è visto in varie occasioni, nel Jobs Act solo per citare l’ultimo e lo rivedremo con al seguito aspri scontri e polemiche anche quando verrà affrontato il tema dei diritti civili, delle unioni di fatto e dei matrimoni Gay che hanno appena ottenuto il via libera dal Parlamento Europeo. Landini denuncia il Premier di asservire e soddisfare esclusivamente i desideri confindustriali, agendo peraltro senza confronto con le parti sociali.

Per la volontà di non “perdere tempo” e non interrompere un flusso comunicativo costante e martellante, spesso anche un po’ superficiale ed in certi casi (detto con la massima umiltà, affetto e nell’insignificanza di chi scrive)  anche stucchevole, pesante ed infantile, e per la voglia di “fare”, talvolta senza troppo curare che si arrivi al bene o al meglio possibile che su questioni molto delicate non può essere sacrificato alla rapidità, il Premier non ha mai negato la disponibilità ad ascoltare tutti gli interlocutori, salvo poi mantenere il diritto di agire in autonomia. Su ciò c’è stata fin da subito la massima trasparenza da parte del fiorentino.

Da ciò ne consegue che gran parte della sinistra più radicale, quella definibile di sindacato e che si può ascrivere alla minoranza DEM, non sia rappresentata, ed anche Bersani dovrebbe mettersi l’anima in pace, perché il suo desiderio di modificare il partito dall’interno non può essere realizzato con le esigue e poco determinate forze che potrebbe raccogliere. Pierluigi deve prendere atto che la Ditta non è più la sua ed è ben differente da come la conosceva: ora la dimensione del PD pare quasi una multinazionale che non disdegna di portare la residenza fiscale a Londra se ciò, legalmente, le consentisse di ottenere vantaggi in termini fiscali. La conformazione della creatura scaturita da DS, Ulivo e Margherita è radicalmente mutata e Bersani, così come Cuperlo, Civati, Mineo, D’Attorre e compagnia bella oggettivamente non “c’incastrano” più nulla.

Oltre a questa frangia del PD anche Sel potrebbe trovare casa nel movimento di Landini. Sel aveva lanciato la proposta di dividersi dal PD a Civati, poi avrebbe accolto Cofferati ed ora senza dubbi si è espressa a favore di una discesa in campo (qualsiasi sia il modo e la forma) del leader FIOM.

Vi sono poi delusi, e non pochi, del M5S e dello stesso Governo Renzi, un tempo convinti sostenitori ed ora dal mutato pensiero. Un nome da emblema? Della Valle. È pensabile anche a qualche elettore leghista che ha mal digerito la divisione interna e l’orientazione che Salvini sta dando alla ex Lega Nord (di fatto non lo è più) sulle orme di un estremismo di destra anti Europa misto tra il Le Penismo e le correnti xenofobe mitteleuropee.

Questo a grandi linee è il bacino a cui può pensare di dar voce Landini. Quantificarlo numericamente è complesso, ma si può pensare che, appurata la natura di centro destra dell’italia, possa arrivare anche ad un 9-12% sempre che vi sia coesione e che poi non vincano le divisioni verso l’atomismo tipiche della sinistra da Bertinotti in poi. Se il leader dei metalmeccanici ritiene che molte persone disagiate, a prescindere dalle dimensioni, non siano rappresentate e siano vittima sofferente dell’evolvere dell’azione parlamentare, è quasi un dovere morale ed etico tentare di dar loro voce e farlo nel modo più forte possibile. Analogo ragionamento vale per la minoranza DEM Bersaniana o Civatiana che sia e per Cofferati.

Il vero punto che deve risolvere e chiarire Maruzio Landini è come da loro voce in modo da esser incisivo rispetto al Governo. Evidentemente deve poter interagire ed influenzare l’attività parlamentare, lui stesso cita più volte lo strumento del referendum abrogativo, ma lo fa, non tradendo la sua sicurezza, anche Renzi in merito alle riforme costituzionali, distorcendone il senso perché, secondo Costituzione questo tipo di referendum dovrebbe essere strumento a protezione delle minoranze e non di consenso per la maggioranza. Landini non può non sapere quanto è forte Renzi: si muove in modo perfetto nella scena politica italiana, tesse e scuce accordi e patti, può contare su più maggioranze (fino a 4) a seconda del tema trattato, si fa forte di avversari inesistenti, di alcune congiunture macroeconomiche favorevoli (pur in uno scenario fragile e debole), e dell’appoggio al suo piano di riforme di Bruxelles (che deve iniziare a preoccuparsi dell’escalation dei partiti anti UE che in Italia stanno contagiando anche M5S e del perdurare del braccio di ferro Grecia-Germania la quale non si capisce spinta da qual autorità agisca da capo europeo), al quale non interessa tanto il merito, ma il risultato. Ad esempio per l’UE massima licenziabilità è sinonimo di flessibilità del mondo del lavoro, quindi un bene, mentre è una bestemmia blasfema per Landini. Non sono riusciti ad intaccare la forza di Renzi, che non disdegna di avanzare per decreto se si trova alle strette, FI, Nazareno, frange PD, Sindacati, dubbi ed ombre sulle primarie ed altre simili quisquilie, figurarsi se il Premier può essere preoccupato da un movimento senza velleità politiche, ma orientato più ad essere un elemento culturale e di condivisione di valori e vedute comuni.

Le uniche due possibilità che realisticamente Maurizio Landini può avere sono:

  1. prendere coraggio e fondare un partito sulle orme di Siriza o Podemos, che in pochissimo tempo e nato quasi dal nulla rischia di vincere le prossime elezioni spagnole, proponendosi fin da ora assieme a SEL e frange DEM come alternativa di sinistra al Governo PD (leggi Renzi) – NCD che diverrebbe di fatto grande centro moderato.
  2. Fondare un nuovo sindacato che rappresenti TUTTI i lavoratori, ad iniziare da coloro che non sono rappresentati. Non sia dominato dai pensionati o lavoratori di lungo corso ben tutelati, ma punti ai giovani, alle partite IVA, agli artigiani ed autonomi, ai precari, a coloro ai quali sono stati tolti benefici e diritti che i più anziani ancora a lavoro detengono tutt’ora. L’interesse ed il bene del lavoratore non è nè di destra nè di sinistra, ma solo ed esclusivamente del lavoratore medesimo ed in tal senso c’è spazio affinché un “sindacato globale del lavoro” possa affermarsi. Questo concetto, non espresso in modo così chiaro, sembra però animare i discorsi e le intenzioni di Landini.

Rimane solo da attendere non tanto qualche informazione o dichiarazione in più, quanto qualche azione concreta che faccia capire se quello del Segretario FIOM si rivelerà solo un fuoco di paglia relegato nell’Iperuriano valoriale e destinato a chiacchiere nei raduni di piazza ma inutile all’obiettivo del sindacalista di esser considerato nelle decisioni parlamentari come ve ne sono tanti oppure se si concretizzerà in controparte tale da non poter essere ignorata dell’Esecutivo, ridisegnando una scena politica già molto fluida, magmatica ed affatto chiara se non nel suo incontrastato ed unico “Dominus”.

Link:

  1. L’uscita di Cofferati impone una profonda riflessione nel PD e se possibile rende il Dedalo Quirinalizio ancor più intricato
  2. Un Jobs Act “destrorso” divide le sinistre. Il MEF computa la crescita per le riforme nell’intento di abbonire l’UE
  3. PD di fronte ad una scelta necessaria, ma soprattutto un Weidmann passato quasi sotto silenzio che teme il cambiamento in UE
  4. RIFORME: decisive per la Grecia ed al centro dell’Eurogruppo, ma anche crocevia importante per un nuovo assetto politico italiano

14/03/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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2 Risposte

  1. […] Velleità di Landini: fuoco di paglia o controparte tale da non poter essere ignorata? […]

  2. […] con l’aggiunta di Cofferati, nel perimetro di Civati, col supporto di SEL e della “Coalizione Sociale” di Landini, senza dimenticare di strizzare l’occhio al M5S. Questo processo di aggregazione e […]

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