La vittoria di Sarkozy in Francia: esempio solo teorico per il centro destra italiano

La vittoria del Centro Destra (CDX) in Francia ha sicuramente ringalluzzito le file della corrispondete parte politica in Italia.
La prospettiva si emulare Sarkozy ottenendo, in coalizione, il miglior risultato nel paese sta portando il centro destra italiano a discutere e riconsiderare vecchie alleanze che con i nuovi rapporti di forza susseguenti all’ingresso di Renzi all’esecutivo sembravano aver perduto lo storico assetto.
NCD e FI allontanatisi quasi in malo modo, paiono aperte a prospettive di riavvicinamento per tentare il fronte comune contro il partito di Renzi. Del resto la naturale orbita dei partiti di Berlusconi e di Alfano è il PPE europeo e ciò nonostante qualche critica all’atteggiamento dell’UE mossa dallo stesso Berlusconi, che però non è voce solitaria all’interno del panorama politico europeo: pur limitandoci a considerare i partiti non di rottura e non di netto stampo anti-UE critiche sono pervenute, entro i confini nazionali poiché l’atteggiamento a Bruxelles è molto più malleabile, persino dal Premier. Il discorso è differente andando ad analizzare la posizione di quella che una volta era la Lega Nord, storico alleato di Forza Italia e grazie alla quale FI ha potuto conseguire le sue vittorie a livello nazionale, ora divenuta il parito di Salvini (come quello che rimane del PD è di fatto il partito di Renzi) dalle aspirazioni, più che ambiziose e complesse da realizzare, nazionali. L’attuale Lega, imboccando le direttrici marcatamente anti-UE ed in certe circostanze Xenofobe dettate da Marine Le Pen in Franca con FN, ha ripudiato pubblicamente l’NCD di Alfano, e con esso il PPE di Juncker, accusato di essere succube del Governo e soprattutto dei diktat di Bruxelles. Salvini dunque mantiene aperta la possibilità di dialogo con FI condizionandola all’esclusione di Alfano ed alla discussione su alcuni provvedimenti del Governo a cui la Lega vorrebbe opporsi, in particolare relativi alla legge sulle pensioni, al jobs act, all’immigrazione ed ai provvedimenti fiscali.

In linea del tutto teorica, considerando la natura spiccatamente di centro destra dell’elettorato italiano, pensare che una grande coalizione di CDX possa complicare la vita a Renzi e suo PD nelle prossime elezioni è sensata e verosimile, ma la situazione reale rispetto a quella teorica è molto più complessa e frastagliata e lo è anche in relazione a quello che è il contesto francese che ha portato Sarkozy e la sua coalizione alla vittoria.

Innanzi tutto Sarkozy ha vinto con alle spalle un’alleanza piuttosto determinata a conseguire il successo elettorale e formata dal suo partito, UMP, e dai democratici liberali dell’UDI, ottenendo così il 29.51%. La coalizione è stata determinante perché FN delle Le Pen ha conseguito il 24.9% risultando il primo partito.
In Italia la situazione del CDX è molto più farraginosa. Laga e NCD non rientreranno mai nella medesima coalizione, quindi FI, qualora volesse perseguire l’obiettivo di una riunificazione della destra dovrà ad un certo punto operare una scelta. Quella più conveniente a livello numerico sembrerebbe la Lega, ma così facendo dovrebbe modificare molte delle sue politiche assumendo uno stampo decisamente avverso all’Europa, fino a poter sostenere un referendum (illegittimo per quel che dice la costituzione europea) sull’Euro. Non sarebbe più l’unione dei moderati di cui parla spesso Berlusconi (ed Alfano), ma di un partito di destra che non disdegnerebbe di respingere, soccorrendoli o meno non è chiaro, senza remore i barconi di immigrati alle frontiere. In merito al possibile riorientamento delle politiche di partito va detto che è stato un cavallo di battaglia proprio di Sarkozy che ha vinto modificando il suo programma sulla falsariga di quello di FN. Ciò dimostra che siamo in un momento storico dove sono l’estremismo ed un certo sentimento anti-UE ad animare un gran numero di elettori europei, indifferentemente dallo Stato di appartenenza, ma dimostra anche che il volto noto e rassicurante è preferito a quello identificato dall’opinione pubblica come di netta rottura del dialogo con l’Europa ed emblema dell’estremismo, quasi che si volesse mantenere la coscienza pulita. In tal senso Berlusconi potrebbe essere il “rassicuratore paterno” e Salvini scrivere il programma che indubbiamente ha attecchito nell’elettorato ed ha raccolto anche qualche adesione da elettori delusi del M5S. Contro Salvini rimane sempre il peccato originale di aver già fatto parte del governo senza aver realizzato quanto ora proposto e le difficoltà nell’affermarsi al sud dove sta cercando di redimersi, spostando il sud sempre più a sud verso medio oriente ed Africa, con tour e dichiarazioni di vicinanza che sicuramente fanno rabbrividire il “Senatur” Bossi.
Altro problema interno a FI e Lega è la loro attuale divisione in fazioni. Ambedue sono animati da dissidi interi, in FI c’è la lotta tra il duo Toti-Berlusconi e Fitto che si candiderà, contravvenendo alla linea, in Puglia alle prossime regionali, mentre nella Lega domina lo scontro Salvini-Zaia versus Tosi per la candidatura alla regione Veneto, roccaforte leghista.

È poi doveroso considerare la consistenza degli avversari. In Francia da una parte è presente la Le Pen, fortissima, quotatissima, carismatica e determinata, ma un volto netto, “tranchant”, estremo e che può incutere timore nei più dubbiosi, i quali potrebbero aver preferito il più conosciuto e rassicurante Sarkozy benché abbia fatto sue molte delle proposte di FN. Dall’altra vi è il partito socialista di Hollande che non è Renzi. Il leader francese da tempo è in fondo alle liste di popolarità e la risalita solo temporanea conseguente all’attacco terroristico di Parigi al giornale satirico Charlie Hebdo può essere considerata il moto patriottico dei momenti difficili. Renzi invece è fortissimo, anche se in lieve calo, e sempre il più popolare con ampio vantaggio sui secondi. Le discordie e le critiche interne al suo PD senza però alcun seguito fattivo non fanno altro che fortificarlo rendendo il fiorentino il vero, unico leader del partito di Centro Sinistra che si dimostra sempre più lacunoso di personalità forti e decise. Anche l’evidente debolezza del CDX ha contribuito indiscutibilmente al rafforzamento del Premier che si è presentato carismatico e deciso in un momento ove avversari reali non ve n’erano. Sul piano economico l’Italia viene da una ventennale condizione disastrosa, ed il compito di Renzi, affrontato forse con troppa faciloneria e spavalderia, è titanico; la Francia invece è in una condizione molto difficile, ma nel suo complesso migliore di quella italiana, che è peggiorata proprio con Hollande. Infine il programma di riforme impostato da Renzi, benché abbia mosso in commissione UE qualche critica per la lentezza nell’implementazione, segue i dettami europei (ciò non vuol dire automaticamente che comporterà risultati positivi per i cittadini), il parametro deficit/PIL è stato rispettato (anche se è stato posticipato il percorso della sua riduzione) cosa che non è avvenuta in modo quasi unilaterale a Parigi che ha deciso di infrangerlo palesemente.

Quello francese è un esempio solo del tutto teorico per il CDX italiano che, pur avendo qualche possibilità, non può illudersi che sia sufficiente unire due partiti sotto uno stesso simbolo per recuperare il mare magnum di elettori perduti e adirati con coloro che fino ad allora avevano sostenuto e dai quali sono stati delusi. Serve ben altro, un cambiamento ben più radicale.

26/03/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
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