Piccolo Tesoretto: catalizzatore delle energie e delle attenzioni pre elezioni regionali

TesorettoSe ne parlava da giorni e se ne continuerà a parlare a lungo, ma il DEF, documento di previsione finanziaria per il prossimo triennio, è stato approvato nel Consiglio dei Ministri di venerdì e si appresta a passare all’esame delle Camere prima ed al vaglio dell’Europa in un secondo tempo.

Come di consueto nel nostro paese le valutazioni del documento sono contrastanti a seconda dalla parte politica che si appresta ad interpretarlo ed a presentarlo all’elettorato, per il quale come al solito risulta pressoché impossibile prendere una posizione oggettiva se non andando ad informarsi presso le complicatissime ed articolate fonti ufficiali. Va premesso che nei prossimi giorni verranno avviate le prassi per la trasformazione dei decreti in attuativi e poi il vaglio della Commissione EU rappresenterà la solita forca caudina, in sostanza il DEF ancora non è un documento certo. Come detto esso si tratta di una stima previsionale basato su proiezioni che in passato spesso non si sono verificate e che hanno comportato la necessità di una seguente manovre correttiva, talvolta andando a trasformare il tanto blasonato Documento di Economia e Finanza in poco più che prestigiosa carta straccia di eccellente grammatura. Per tali ragioni non conviene ancora gettarsi in valutazioni troppo fini e dettagliate. Quello che è certo, e che ha catalizzato l’attenzione è senza dubbio la “scoperta”, sempre sulla base delle stime prese in considerazione, di un “tesoretto”. Esso deriverebbe da una miglior previsione del rapporto Deficit/PIL (leggero calo del Deficit e leggero aumento del PIL) che, assieme alla flessibilità EU comunque sempre entro i patti, ha liberato circa 0.1% di PIL, pari a 1.6 miliardi appunto.

Inevitabilmente alla parola “tesoretto” sono esplose le reazioni politiche. Per Brunetta di FI e baluardo del Berlusconismo il DEF è in deficit almeno di 16 miliardi ed il tesoretto non esiste, oppure, nel remoto caso che esistesse, è solo il provento di altre tasse. Anche per Fassina, dalle file della fronda spesso critica del Governo del PD, la manovra è recessiva, scetticismo anche tra i Sindacati, mentre per l’Esecutivo il DEF è la fine delle manovra tutte tasse.

Effettivamente, qualora si calcolasse il bonus di 80€ come sgravio e non come spesa, se si verificassero le condizioni previste dal DEF tali da disinnescare le clausole di salvaguardia su IVA e su accise, se si separassero imposte fiscali centrali da quelle locali (enti, regioni, comuni) e se fossero azzeccate (o sbagliate per difetto) le stime sui parametri economici, quelle per intenderci che libererebbero 1.6 miliardi, le tasse potrebbero anche considerarsi in diminuzione, tendenti il prossimo anno a rompere al ribasso l’impressionate quota 43%.

Riferendomi al “tesoretto ho utilizzato il condizionale proprio perché anch’esso, se non lo si fosse già capito, rappresenta al momento un entità virtuale, che si otterrà a fine anno a patto che le proiezioni che lo riguardano siano confermate e che l’Europa non imponga, viste le condizioni macroeconomiche favorevoli e la partenza del QE, un una maggior aderenza ai percorsi di rientro su Debito/PIL e Deficit/PIL, evenienza non da così astrusa per i prossimi anni.

Nonostante la natura ancora eterea degli 1.6 miliardi, ben più intangibile dei tagli che dovranno essere effettuati per scongiurare le clausole di salvaguardia (disinnescate dal DEF) e che ammontano almeno a 10 miliardi secondo il DEF derivanti da riduzione delle agevolazioni per 2.4 miliardi e taglio della spesa per 7.5 miliardi, il dibattito incandescente è su dove, o meglio a chi, destinare questi danari (che in realtà confrontando le varie previsioni si sarebbero potuti ipotizzare già qualche mese fa…. con conseguente più tranquilla definizione della destinazione, ma forse le elezioni regionali erano ancora troppo lontane nel tempo).

Senza voler cadere in pignoleria o eccessiva retorica, sicuramente sarebbe stato meglio a partire dai Governi precedenti aggredire subito la spending review attuando almeno qualche punto del piano di Cottarelli invece che tergiversare rimandando l’onere di prendersi il politico impegno di tagliare per non pestare alcuni piedi, a quest’ora le risorse libere potevano essere anche superiori. Sulla spending review (ancor prima che sulle privatizzazioni), non ci sono previsioni che tengano, l’Europa non transige: o si taglia o si tassa. Inevitabilmente però la forza della parola “tesoretto”, come lo è sempre stato in passato, unita alla vicinanza delle elezioni regionali pone le basi per un anticipo di campagna elettorale, collocando, come se già non lo fosse, il Premier Renzi sempre più in Pole Position. In valore assoluto la somma non è esagerata, soprattutto rispetto all’aumento di alcune tasse (ad esempio l’imposta sugli immobili negli ultimi anni è rincarata di oltre il 106%), ma vediamo come potrebbe essere utilizzata visto che nelle prossime settimane verrà definita la sua destinazione.

Va premesso che sia da Renzi che dai Ministri Padoan e Poletti gli indizi portano verso misure di sostegno alla “povertà”. In Italia sono definibili poveri circa 7 milioni di persone, e volendo sostenerli tutti il bonus pro capite arriverebbe a circa 20€ al mese per 12 mesi. Probabilmente la direzione sarà quella di ampliare la platea degli 80€ verso le pensioni più basse e gli incapienti, difficilmente saranno inseriti gli autonomi e le partite IVA. Volendo invece pensare a manovre ancor più “maliziosamente” elettorali sfruttando al massimo l’amplificazione mediatica conferita al “tesoretto”,   il bonus potrebbe essere rivolto ai lavori di messa in sicurezza dei territori liguri ed a sostegno degli abitanti colpiti dalle alluvioni visto la situazione in Liguria complessa per il PD in opposizione a Toti invece piuttosto forte; oppure al sostegno dello sviluppo del Mezzogiorno poiché in Puglia, nonostante l’ancora dissidente Fitto, sta paventandosi la prospettiva di una alleanza di centro destra a sostegno della Poli Bortone che vedrebbe coinvolti anche Lega di Salvini e Fratelli d’Italia (schieramento più vicino alla Bortone) di Giorgia Meloni e che potrebbe rappresentare un embrione ancora molto prematuro di un nuovo schieramento potenzialmente dalle mire governative, mentre in Campagna è il PD a dover sbrigare la questione De Luca, candidato non voluto.

Benché Renzi sia sempre fortissimo non può permettersi di perdere regioni baluardo come la Liguria, storicamente di centro sinistra, e la Puglia dell’uscente Vendola. Conoscendo l’abilità del Premier c’è da stare certi che utilizzerà nel migliore dei modi il “tesoro scovato nelle pieghe del DEF”. Bene per chi ne beneficerà, ma è evidente che non sarà nulla di strutturale e che, per far ripartire l’Italia, le energie della politica, delle istituzione, dell’informazione e dei media dovrebbero concentrarsi su ben altre priorità.

Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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4 Risposte

  1. […] tesoretto come già riportato (LINK) è una numero previsionale derivante da un miglioramento della stima del rapporto deficit/PIL di […]

  2. […] (il quale mantiene lo scenario fragile ed il giudizio a BBB+) che se verificato cancellerebbe il tesoretto virtuale accumulato, di crescita del PIL per il 2015 non è sufficiente, così come la flessibilità in tema di lavoro […]

  3. […] su una pensione di 2’000€) per gli arretrati 2012-2013. Somma evidentemente ben superiore degli 1.6 ipotetici miliardi di tesoretto virtuale che sarebbe bene non impiegare in anticipo se non per ridurre il […]

  4. […] 2015 rispetto al trimestre precedente dello 0.3%, che ha sorpreso positivamente battendo di 0.1% (proprio l’ammontare del tesoretto) il consensus, va accolto con piacere, del resto è il miglior dato dal 2011. Non è molto, ma, […]

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