La scena politica che orbita attorno all’Italicum

Mentre le attenzioni del mondo e dell’Europa, tanto istituzionale quanto civile, sono puntate sull’ennesimo disastro che ha coinvolto il barcone di migranti dalla Libia, solo uno tra tanti dei quali si è già parlato e di molti altri di cui forse non si conosce neppure l’esistenza, e che nonostante tutto testimonia l’incapacità totale della UE di riuscire a gestire e mitigare un gravissimo problema se non incidendo summit e vertici d’urgenza (anche se a distanza di ben 5 – 6 giorni dall’evento tragico) senza però convergere a concreti e tangibili risultati, come dimostra la periodicità di simili “disgrazie” (avevo già scritto in merito e non ritengo opportuno scriverne ancora, mi taccio, ascolto e tristemente constato: Disastro 06/10/2013 – Disastro 13/05/2014); e mentre a livello economico è ancora la vicenda di Atene, sempre più vicina anche secondo la BCE ad un default pilotato cercando di salvaguardare l’Euro, a tener banco, con il decreto del Governo “Tsipras” che impone il deposito della liquidità degli enti locali presso la Banca Centrale Greca per consentire il pagamento di stipendi, pensioni ed un anticipo dei rimborsi che dovranno essere corrisposti nei prossimi giorni (Aggiornamento Grecia 19/04/2015), in Italia il dibattito è in gran parte incentrato sulla legge elettorale Italicum.

L’ultimo aggiornamento in tema “Legge Elettorale” è davvero un colpo di scena, una mossa che non può non sancire la definitiva rottura nel PD. Che poi la minoranza DEM incassi questo nuovo affronto, dopo le dimissioni del Capogruppo Speranza, senza colpo ferire, inghiotta il rospo e continui, come fatto fino ad ora, a rimanere sempre più evidentemente insignificante, ed anche poco utile al paese, all’interno del PD è altra storia e, visti i precedenti, potrebbe pure accadere. Il PD ha deciso infatti di sostituire a tempo, in altre parole “epurare” per l’esame della legge, nella Commissione Affari Costituzionali, che ha il compito di pronunciarsi sull’Italicum, i 10 suoi membri che risultavano non allineati alla linea di partito, vale a dire disposti a portare avanti l’Italicum così com’è. I 10 nomi sono di primissimo piano e comprendono tra gli altri D’Attorre, Bersani, Bindi, Cuperlo. L’entourage del Premier si è affrettata a minimizzare asserendo che la decisione è stata presa di comune accordo con i 10 interessati all’interno dell’assemblea di partito testimoniando “grande responsabilità e dedizione”, versione immediatamente smentita da Cuperlo e “compari” che invece la ascrivono ad atto di forza autoritario la cui conseguenza sarebbe l’approvazione della legge senza che essa abbia la maggioranza e senza il rispetto del dialogo e del confronto necessario in democrazia che caratterizza il processo parlamentare tipico del potere legislativo, per costituzione non nelle mani del governo. Rosy Bindi si spinge oltre, e sostiene, non voce solitaria, che qualora il Premier decidesse di porre la fiducia su questo tema la tenuta del Governo e della Legislatura sarebbe seriamente messa in discussione e si avrebbe la scintilla necessaria e mai trovata fino ad ora affinché nasca una nuova formazione di Centro-Sinistra.

La minoranza interna è pronta a sfidare l’Esecutivo in aula e non è l’unica, perché contro la riforma elettorale si sono schierati anche l’alleato di Governo Scelta Civica, SEL, M5S e FI. M5S è pronta a sostenere la minoranza DEM, mentre FI e Scelta Civica hanno già dichiarato la loro intenzione di abbandonare l’aula. Il Premier Renzi da par suo è determinato a voler portare a casa un’altra vittoria approvando la legge così com’è, nei tempi stabiliti (27 aprile passaggio in aula del testo definitivo) e senza scendere a compromessi, non vorrebbe porre la fiducia, ma, se costretto, si dice disposto a farlo consapevole che ciò comporterebbe problemi di stabilità nella tenuta del Governo.

La battaglia dunque è attesa alla Camera dove se gli oppositori alla Legge unissero le loro forze potrebbero essere sufficientemente forti da poterne bloccare l’Iter richiedendo un nuovo passaggio in Senato. Gli emendamenti presentati sono stati 135, di cui 97 ammessi (11 presentati dal PD che si è impegnato a ridurli al minimo per spostare lo scontro in aula), da oggi iniziano le votazioni e si protrarranno fino a giovedì-venerdì.

Gli scenari che si potrebbero aprire sono dunque limitati.

Una possibilità è che la minoranza DEM composta dai 10 “epurati” (a tempo, perché si tratta di un allontanamento solo in vista dell’esame dell’Italicum che lascia spazio effettivamente a perplessità: è possibile cambiare una commissione con una più allineata? In tal caso a che servirebbe quel passaggio se già in partenza si conoscono le posizioni, in quanto messi lì ad hoc, di coloro che si dovranno pronunciare?) rientri nei ranghi supporti il Segretario di partito e, senza ricorrere alla fiducia, l’Italicum venga approvato privo modifiche.

Una seconda possibilità è che l’Italicum venga bocciato e richieda un altro passaggio in Senato.

Terza ed ultima possibilità è il ricorso alla fiducia.

La prima opzione sarebbe un successo di Renzi, il quale avrebbe avuto ragione sulla legge ed avrebbe asfaltato ancora una volta i suoi oppositori. Ne uscirebbe ulteriormente fortificato e con un motivo in più per ribadire e dichiarare quanto il suo Esecutivo sia determinato in tema di riforme, vessillo da poter sventolare in Europa con quelle controparti, quali BCE, Commissione, ma anche Bankitalia, che intimano prudenza e fanno notare al nostro paese quanto i conti siano ancora ben lontani dalla stabilità e quanto vicende esterne, ad esempio la telenovella greca che è legata a spread e mercati, possano compromettere i passai avanti fino a qui fatti.

La seconda e terza opzione, che deriverebbero dalla coerenza sulle proprie posizioni della minoranza DEM, comporterebbero la definitiva rottura nel PD, con tutta probabilità l’uscita della minoranza verso un nuovo soggetto politico di centro-sinistra, e darebbero l’opportunità al Premier di valutare l’orizzonte di elezioni anticipate che ufficialmente non vorrebbe affrontare, avendo ribadito più e più volte che il termine per questo Esecutivo è posto al 2018.

In uno scenario così frammentato, senza veri avversari, senza una formazione di centro destra pronta a sfidare il Premier e con le divisioni interne al PD che mostrano quanto sia debole una minoranza così poco organizzata (pur avendo avuto varie opportunità in passato ha scelto di non organizzarsi autonomamente senza avviare la creazione ed il consolidamento di un soggetto a sinistra del PD che qualche margine di manovra lo avrebbe), la vittoria di Renzi con un’affermazione numericamente ampia e tale da consentirgli di creare un Governo a sua immagine e somiglianza, come sta già provando a fare, ma con l’aggiunta della legittimazione popolare in vere elezioni nazionali, pare scontata. Forse proprio l’assenza di una differente legge elettorale rispetto a quella attuale, diversa per Camera e Senato, rappresenta il solo dubbio nella mente di Renzi, mentre la debolezza intrinseca degli avversari, consapevoli di ciò, può richiamarli all’ordine e non rischiare l’azzardo.

 

21/04/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

Annunci

Una Risposta

  1. […] sono la legge elettorale Italicum e le divisioni, pesanti, che attorno ad essa si sono create (LINK). Il Governo non vorrebbe affrontare un nuovo passaggio in Senato dove avrebbe una maggioranza più […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: