Varoufakis all’Eurogruppo di Riga non ha Riga(to) dritto: clima teso soluzione greca lontana. Legge elettorale: potenziale fattore di instabilità in Italia. Lo scenario europeo potrebbe risentirne.

Mario Draghi, Governatore BCE, assieme al Presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, non lasciano trasparire distensione e tranquillità

Mario Draghi, Governatore BCE, assieme al Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, non lasciano trasparire distensione e tranquillità

L’opinione che par essere condivisa da gran parte dei media, dalle istituzioni politiche ed economiche, dai Governi e dall’Unione Europea, è che il periodo di crisi stia volgendo verso una fase di inversione. Effettivamente qualche segno c’è e le congiunture macroeconomiche sembrano rimanere complessivamente favorevoli: il QE è stato avviato, il petrolio si mantiene basso, il sistema bancario pare aver raggiunto livelli di stabilità superiori rispetto agli anni più bui della recessione, l’inflazione/deflazione, pur con rilevanti differenze geografiche, pare aver allentato la morsa, il PIL, anche in tal caso con notevoli differenze tra zona e zona (USA, UK, Germania, ma anche Spagna, in gran spolvero, Italia ancora debole), dà segni positivi, il mercato del lavoro sembra timidamente ripartire anche in Italia, benché sia probabile, come accaduto per i primi due mesi del 2015, si tratti ancora di stabilizzazioni di contratti rispetto a nuove assunzioni (Link), del resto l’industria nostrana, conferma ne è il caso Indesit-Whirpool, stenta a ritrovare la fiducia massiva necessaria ad ampliare organico e ad impegnarsi in investimenti di medio-lungo termine.

Ciononostante, cercando di approfondire meglio il contesto complessivo, segni che potrebbero portare ad un qualche scossone economico, quantomeno nell’aera Euro vi sono. Taluni evidenti, altri meno.

Come avevamo già messo in guardia (LINK), la questione greca si sta dilungando in modo eccessivo, adesso, a valle dell’Eurogruppo di Riga, i nervi paiono a fior di pelle e le dichiarazioni hanno perso il carattere confortante e diplomatico delle settimane scorse. Avevamo già detto che sarebbe stato difficile se non impossibile, viste le intenzioni di Varoufakis, di giungere ad un accordo in questo Eurogruppo, e ciò ci fa sospettare che la liquidità, poca, a disposizione di Atene e reperita andando a racimolare ogni briciola disponibile (trasferimento all’ente centrale della liquidità di enti locali è misura del governo Tsipras di qualche giorno fa), possa consentire allo stato Ellenico di giungere sino a giugno sia per stipendi e pensioni che per il rimborso delle tranche di aiuti ricevute e che nei mesi di maggio-giugno ammontano complessivamente a 2.5 miliardi di Euro.

Le istituzioni ed i colleghi europei di Varoufakis pare che ormai abbiano perso i toni dialoganti, ed avrebbero, secondo Bloomberg, definito il ministro Greco come un:

“Professore perditempo, giocatore d’azzardo, in sostanza un dilettante”.

Lo stesso Draghi ha ripetuto più volte piccato che il tempo, agli sgoccili, sta scadendo e gli fa eco il ministro Schauble che, ancora più pragmatico, fa notare come il tempo avrebbe dovuto essere limitato, e l’avvicinarsi di questo termine ultimo (probabilmente da suo punto di vista già oltrepassato abbondantemente) sarà messo di fronte ai Varoufakis e Tsipras.

A snervare le istituzioni BCE, FMI, Commissione, ESM sono l’avvicinarsi dei rimborsi (entro il 12 maggio 750-770 milioni all’FMI) e le voci che vedrebbero Atene senza liquidità nel giro di due settimane, ma anche, e soprattutto, l’atteggiamento spudorato e guascone del Ministro Greco, sempre sicuro, al limite della strafottenza e come se fosse lui ad essere in una posizione di vantaggio.

La scarsità di liquidità sta spingendo Draghi e BCE a considerare scenari di Haircut sulle garanzie per rimborsi ai creditori pari al 50% – 75% fino al 90% il che renderebbe i collaterali (bond greci che ora arrivano ad interessi del 30%), usati a copertura della linea di credito di emergenza, carta stracca tanto da negare l’accesso di Atene a successive tranche di aiuti. La decisione su una simile azione potrebbe essere sul tavolo del prossimo board BCE il 6 maggio.

Chiaro che se la via fosse quella di un Haircut ed il conseguente dello stop della linea ELA saremmo di fronte ad un default pilotato, ipotesi che rimane quella più probabile sul tavolo. Molto più difficile pensare ad una uscita dello stato ellenico dall’Euro, forse vi potrebbero essere due forme di pagamento parallele, ma di fatto ciò sancirebbe la sconfitta e la reversibilità della moneta unica, evenienza che ancora viene definita impossibile. In ogni caso si tratterebbe, parafrasando Mario Draghi, di terreni altamente ignoti e, aggiungo io, assai complessi da gestire, principalmente contro le speculazioni finanziarie.

Oltre alle problematiche squisitamente tecniche, importanti ma note a priori, l’atteggiamento di Varoufakis è ciò che più disturba ed indispone i suoi colleghi. I portoghesi, finlandesi, spagnoli, irlandesi sono stufi di dover andare presso i loro parlamenti a giustificare concessioni acconsentite ad Atene e non concesse ai rispettivi paesi quando ne avrebbero avuto bisogno, viceversa non sopportano di dover giustificare manovre impopolari con i loro elettori che invece alla Grecia sono risparmiate.

In Grecia la situazione è complessa e difficile a livello sociale, e va detto che il Governo si sta impegnando a mantenere quanto detto agli elettori, confermando l’intransigenza, tipica dell’Europa con le richieste di austerity, promessa in campagna elettorale, del resto dal punto di vista di Tsipras le scelte sono poche. La banca del Pireo ha deciso di abbuonare agli indigenti alcune tipologie di debiti inferiori a 20’000 euro ed è intenzione del Governo reinserire le tredicesime sulle pensioni, tolte dal governo precedente. Questo uno dei pochi punti tecnici toccati a Riga e che ha fatto letteralmente “imbestialire” i colleghi di Varoufakis, alla pari del tergiversare sulle privatizzazioni, che in Grecia dicono di stare portando avanti perché hanno liberalizzato una licenza sulle scommesse del valore di qualche simbolico milione di Euro: intollerabile per l’UE una simile giustificazione.

Stavolta va spezzata una lancia in favore dei “falchi”, perché se è vero che Varoufalkis deve giocare la sua partita, ciò non toglie che stia giocando troppo e non abbia ancora presentato la lista di riforme chiesta e richiesta. Essa avrebbe anche potuto differire da quelle esplicitamente volute dalle istituzione, ma avrebbe dovuto essere qualche cosa di concreto e tangibile, quantificabile con relativa precisione, una base su cui intavolare una reale discussione, invece ad oggi sono stati presentati solo titoli, a volte fumosi ed al limite dello scherzo.

Il mix di tutto questo ha portato il clima di Riga all’esasperazione ed i toni del dialogo ad essere più che critici come dichiarato dal presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem.

Fin qui le tensioni sulla crisi greca che pare lontana dell’epilogo ancora piuttosto incerto, ma anche in Italia ci sono strani movimenti.

In patria il perno di tutto sono la legge elettorale Italicum e le divisioni, pesanti, che attorno ad essa si sono create (LINK). Il Governo non vorrebbe affrontare un nuovo passaggio in Senato dove avrebbe una maggioranza più risicata e sarebbe disposto a porre la fiducia alla Camera per evitare ulteriori modifiche che comporterebbero, appunto, un nuovo e più complesso passaggio presso l’altra Camera. Il Premier, contro tutti gli oppositori, dai membri dissidenti del PD, all’opposizione (FI in primis), agli alleati di maggioranza che non supportano l’Italicum, ha parlato per la prima volta di concreta possibilità di caduta del Governo e della Legislatura qualora la legge venisse modificata o, in caso di fiducia, il Governo andasse in minoranza. Mentre quindi fino ad ora lo scenario di fine legislatura era posto al 2018 adesso è più mobile. Il tentativo di Renzi di spingere sulle riforme è palese, forse sente anche lui un certo fiato sul collo e vuole portare risultati, magari anche non curandosi troppo degli eventuali effetti di una importante modifica non ponderata a sufficienza.

Vero è che il Premier può permettersi in questo frangente di fare la voce grossa visto che, in caso di elezioni, non sembrano esservi avversari tali da impensierirlo, e forse il M5S è l’unica compagine che numericamente può, nel caso di una massiva perdita di voti del “PD by Renzi”, metterlo minimamente in difficoltà, ma oltre allo scenario delle urne vi è anche la possibilità che il Presidente Mattarella formi lui stesso un nuovo Governo.

Ambedue gli scenari, ma soprattutto il secondo, sembrano fare il paio con alcune voci non ufficiali che provengono dalla City londinese, secondo le quali Renzi avrebbe stufato coloro che gli diedero credito, in quanto si attendevano misure economiche più incisive ed a questo punto del percorso renziano dati migliori. Lo 0.7%, 0.6% secondo FMI e Fitch (il quale mantiene lo scenario fragile ed il giudizio a BBB+) che se verificato cancellerebbe il tesoretto virtuale accumulato, di crescita del PIL per il 2015 non è sufficiente, così come la flessibilità in tema di lavoro non soddisfa, è una misura imposta, subita, e non ricercata ed apprezzata come in UK ed in USA. Gli effetti sul credito e sugli investimenti non ci sono ancora e sappiamo che le menti della finanza ragionano in quarti d’ora quando stanno pianificando il futuro, in decimi di secondo se sono impegnati nel trading HFT, quindi è assolutamente possibile che il vento nei confronti di Renzi nella tremenda Albione abbia invertito la sua direzione.

Evidentemente il fattore di un nuovo Governo, o per nomina o per elezioni, in un paese importante come l’Italia è un fattore di ulteriore instabilità, che se unito alla questione greca che potrebbe protrarsi o giungere a conclusioni non proprio positive, lasciano aperte numerosi ipotesi di incertezza per il futuro di medio-breve, situazione che tipicamente va prima di tutti ed in modo più incisivo a scapito dei cittadini spesso incolpevoli ed inermi.

25/04/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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