Un Primo Maggio dalle molte sfaccettature: Expo, Balck Bloc, Concertoni, disoccupazione. Intensi spunti e palesi contraddizioni

Quello appena trascorso è senza dubbio stato un primo di maggio decisamente particolare e ricco di intensi avvenimenti tra loro in contrapposizione.

Come di consueto abbiamo potuto assistere alle feste, ai concertoni pomeridiani e serali ed alle manifestazioni in onore del lavoro generalmente patrocinate dai sindacati che si sono svolte in tutta Italia, con la Sicilia meta della manifestazione ufficiale di CGIL, CISL e UIL, in onore del Sud sia perché il divario con il nord in tema del lavoro rimane drammatico, sia perché è il territorio, già di per se molto in difficoltà, che deve “sopportare” l’abnorme flusso migratorio, ingestibile per il nostro meridione senza adeguato supporto istituzionale nazionale, europeo e mondiale, perché quando muoiono centinaia di persone è il “mondo” intero a dover interrogarsi su un simile e problematico fenomeno. In tal senso l’accezione del primo maggio è stata proprio quella di festa di tutti i lavoratori.

Contemporaneamente però ieri è stata anche l’inaugurazione di Expo2015: “Nutrire il pianeta energie per la vita” che ha posto Milano al centro di numerosi eventi più o meno istituzionali, tra cui spiccano indubbiamente l’apertura ufficiale del Premier Renzi e la “Prima Primaverile” alla Scala dell’opera Turandot. L’intervento di Renzi è stato ovviamente un trionfo di ottimismo che lo ha portato a modificare (opinabilmente) l’inno nazionale, sostituendo “siam pronti alla morte” con “siam pronti alla vita” ed a scagliarsi contro tutti i “gufi” che gioiscono dei fallimenti italiani, che sono avvezzi al motto “non ce la faranno” e che mai avrebbero immaginato il successo di Expo2015 con 11 milioni di biglietti già venduti, che però si deve ancora capire se siano stati acquistati da agenzie o da privati. Il Premier si è poi speso in numerosi ringraziamenti, rivolti a tutti coloro i quali in un modo o nell’altro hanno contribuito a rendere possibile l’evento, ad iniziare dal sindaco dell’epoca della vittoria di Milano sulla turca Smirne per l’assegnazione dell’esposizione, Letizia Moratti, fino al commissario Sala, all’attuale sindaco Pisapia, al capocantiere ed a tutti gli operai, veri eroi, che soprattutto negli ultimi tempi hanno dovuto accollarsi turni massacranti. Non è stato menzionato, chissà quanto volutamente, e di certo per la persona quel è non si meriterebbe un trattamento simile, l’allora omologo di Renzi, Romano Prodi che le cronache vogliono abbia abbandonato anzi tempo la manifestazione non essendosi visto annoverare nella lista dei ringraziati (pur essendo a mio avviso uno dei principali ringraziandi, perché quando c’è da mettere l’Italia in mostra all’estero il Professore Bolognese non si risparmia ed è sempre in prima fila: fu uno dei primi ad intessere i rapporti con quella Cina a cui Renzi vorrebbe strizzare sempre di più l’occhio ed ancor maggiormente il portafoglio o con l’Africa che per renzi dovrebbe essere meta di grandi investimenti italiani).

Ora, partendo dal presupposto che è non solo giusto, ma doveroso aver criticato Expo, in preparazione da 7 anni, quando le cose non hanno seguito i programmi, quando si sono verificati scandali, quando sono emersi tangenti ed appalti taroccati, quando si sono manifestati ritardi ed aumenti di costi, è assolutamente vero che ora dobbiamo augurarci tutti, da italiani interessati al nostro paese e non alla lotta aspra del dibattito partitico distruttore, che l’Expo sia un successo, e per la nostra immagine nel mondo, e per il tema che tratta e per l’indotto che può creare, pur continuando a mantenere la giusta dose di criticismo utile a vigilare che tutto proceda in modo accettabile. Detto ciò il successo di Expo è ancora da costruirsi e speriamo che sia ampio ed oggettivo.

Quello di Renzi ha voluto essere un messaggio incoraggiante, positivo, che lascia intravedere una più che prossima e scontata rinascita dell’Italia dalle ceneri di una crisi sistemica e pervasiva, il clima che si poteva respirare in quel di Rho era senza dubbio di gran festa e di speranza in un futuro che ormai viene presentato come radioso. Forse lo è e lo è sempre stato, tra gli alti e bassi che non hanno mai compromesso un tenore di vita comunque alto, per i partecipanti alla Turandot rappresentata alla Scala, ma per molti altri il contesto è assai differente.

A ricordarcelo ci sono stati gli ingiustificabili e tremendi disordini avvenuti nel centro di Milano, tra Cadorna, Carducci, il Giambellino, dove il movimento Black Bloc metteva a ferro e fuoco la città scagliandosi contro i simboli del potere del loro problematico modo di interpretare, ma soprattutto di dissentire, una realtà che sta divenendo sempre più oggettivamente ed inaccettabilmente diseguale. A loro non vanno riservate giustificazioni di alcun tipo, sono teppisti, terroristi, violenti, mascalzoni, ma hanno vita facile a trovare supporto ed appoggio in un clima di insoddisfazione, povertà e disagio sociale come quello che si respira da anni. Questa condizione fa si che anche coloro che non avrebbero motivi di protestare o che non conoscono a pieno le “ragioni” dei blocchi neri, possano unirsi e dar man forte agli scellerati portatori di terrore, coperti da generiche motivazioni quali lotta al potere, all’etile della finanza, alla casta e via dicendo, tutti leit motive di questi anni di crisi facilmente adducibili come causa della totalità dei mali che si stanno vivendo, sentenza proferita ovviamente senza approfondirne davvero la natura ben più complessa ed eterogenea. La conseguenza di ciò è che anche “ultras da stadio” che poco hanno a che fare con i Black Bloc hanno sostenuto la violenza facendo si che numericamente i dissidenti fossero ben di più di quelli davvero riconducibili a frange ben organizzate. Gli pseudo Black Bloc non sanno neppure per quali “ideali” o meglio “motivazioni” (volutamente tra virgolette perché non ve ne sono di plausibili), i Blocchi Neri operano o in altri termini “fanno casino”. Queste persone, purtroppo temo come molti, si gettano nella bolgia senza avere ideali, che quand’anche fossero sbagliati una parvenza di rispetto potrebbero anche trasmetterla essendoci persone che rischiano botte e vita per la loro difesa. Costoro invece no, hanno il solo obiettivo di fare danni per un pomeriggio di adrenalina (visto che non c’è il calcio). Se poi gli venisse chiesto il perché, la risposta sarebbe genericamente: “la lotta contro il potere”; se gli si chiedesse chi è il potere, risponderebbero a suon di luoghi comuni, con un “banche e multinazionali” (magari con il babbo che lavora come promotore finanziario e la mamma impiegata al Carrefour); se si approfondisse chiedendo il perché ancor più nello specifico, non saprebbero rispondere, magari i più “astuti” potrebbero dire che le multinazionali inquinano e che sfruttano il lavoro dei poveri, mentre le banche sono piene di soldi quando la gente muore di fame…. Frasi fatte insomma che dimostrano totale incapacità di ragionamento e visione critica per approfondire la complessa realtà sociale. Questi facinorosi non sono degni di essere chiamati neppure Black Bloc, sono solo casinisti perdigiorno con un cervello che si può pesare tranquillamente usando bilancini da orefice. I Black Bloc, ripeto, sono delinquenti, quasi terroristi, pericolosi ed organizzati, questi invece, e, ribadisco, secondo me non pochi, forse in manifestazioni come quella di ieri addirittura più delle vere tute nere, sono tarati mentali maggiormente pericolosi dei primi perché rappresentano una parte del futuro dell’Italia che non emigrerà perché inetta e che andrà a pesare sulle spalle della società sana! Massimo rispetto sempre e comunque verso ogni opinione e forma di manifestazione, protesta e dissenso civile, massima condanna e pena esemplare per ogni tipo di violenza gratuita, ingiustificata ed ingiustificabile.

Ancora più dei fenomeni di guerriglia urbana da tutti condannati come riprovevoli vi sono dati oggettivi dell’Istat, diramati alla vigilia della festa del lavoro, che da domani dovranno far smaltire al governo la sbornia da parata trionfale e rapirne la concentrazione ancor di più della legge elettorale Italicum. Sono i dati sulla disoccupazione tornata ai massimi livelli, 13% in totale (oltre 3 milioni di persone) e 43.1% per gli under 25 (solo Grecia, Croazia e Spagna fanno peggio). Il dato sembra contraddire quello che aveva fatto esultare le istituzioni e che vedeva un netto incremento di contratti di lavoro a tempo indeterminato. La discrepanza è presto detta, mentre l’Istat si occupa di valutare la condizione reale delle persone, i dati ministeriali trattavano i contratti, quindi vi è ora la prova che la maggior parte di nuovi contratti a tempo indeterminato sono stati trasformazioni di vecchi rapporti e non nuovi posti di lavoro (se ne aveva un sospetto al limite della certezza fin da subito – Link1 – Link2), inoltre i dati Istat confermano una volta in più che il lavoro si crea con investimenti e non con leggi e decreti, che hanno il compito di aiutare, ma non possono fare quello che solo una catena produttiva fatta da potere d’acquisto (disponibilità economica che ora manca), consumi (interni ed esportazioni), creazione di domanda di lavoro dovuta alla floridità e alle potenzialità di business, è in grado di realizzare.

Oltre a questo, noto, tema da dirimere celermente ve ne è un altro che sarà complesso da districare, cioè il pronunciamento della Corte Costituzionale contro i due anni di blocco dell’adeguamento delle pensioni per emolumenti oltre 3 volte il minimo (circa 1400€ lordi al mese) voluto dal Governo Monti – Fornero. La decisione non viene dal nulla, ma c’era da immaginarsi un esito simile, non solo perché i sindacati, primo tra tutti la CISL della Furlan (allora Bonanni), lo avevano anticipato, ma perché un precedente risiede nel pronunciamento di incostituzionalità anche per il contributo di solidarietà per le pensioni oltre i 90’000 €. Se del resto non è costituzionale un contributo dai soli più facoltosi non si capisce come avrebbe potuto esserlo dai i meno abbienti. Il principio che viene seguito dalla Corte è che all’interno di un medesimo gruppo, in tal caso i pensionati, non si possono applicare tassazioni differite tra differenti soggetti, se non seguendo eguale percentuale o specifiche aliquote. In altre parole o si tassano tutti o nessuno. Inoltre il blocco delle rivalutazioni ha una ulteriore motivazione di incostituzionalità e risiede nella riduzione della disponibilità economica di una platea già molto in difficoltà e difficilmente capace al sostentamento del proprio nucleo famigliare.

Conseguenza di tal sentenza è che lo Stato si vedrà costretto a risarcire, e il Ministro del Lavoro Poletti ed il Viceministro dell’Economia Morando hanno detto che se questo è il volere della Corte Costituzionale non può non essere rispettato, circa 6 milioni di pensionati per una somma complessiva che varia dai 6 agli 11 miliardi (ancora da verificare con certezza, ma dovrebbero essere corrisposti circa 1’500€ su una pensione di 2’000€) per gli arretrati 2012-2013. Somma evidentemente ben superiore degli 1.6 ipotetici miliardi di tesoretto virtuale che sarebbe bene non impiegare in anticipo se non per ridurre il debito. In realtà potrebbe esistere una sorta di scappatoia per il governo, valida per i referendum abrogativi: se la decisione presa è tale da mettere a rischio i conti dello Stato, essa può non essere applicata. Chissà se verrà trovato un cavillo per poter applicare clausola simile anche alla sentenza della Consulta.

In questo momento reperire anche “solo” 5 miliardi risulterebbe davvero complesso e, soprattutto quando a Bruxelles verranno a conoscenza di un simile “non banale dettaglio” per i conti già traballanti del nostro paese, il rischio che si ricorra alle clausole di salvaguardia, quali aumento accise ed Iva, è concreto. La soluzione “Iva più accise” è una coppia infausta, perché andrebbe una volta in più ad inserirsi come un grosso detrito nel meccanismo già pieno di attriti del rilancio economico, basato su potere d’acquisto, consumi, richiesta di nuovo lavoro, propensioni agli investimenti, che invece avrebbe bisogno di un lubrificante dalle strabilianti specifiche tecniche.

Insomma tutti tifiamo Expo, tutti tifiamo Italia, tutti condanniamo Balck Bloc, teppistelli e violenti, ma dobbiamo essere realisti, con i piedi per terra, diffidare dai falsi entusiasmi, consci che c’è ancora tanto da fare ed i sacrifici, pur nel clima festoso, solenne e sublime della Turandot alla Scala, sono tutt’altro che finiti.

02/05/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: