Sentenza Consulta sulle pensioni: il dubbio rimborso del Governo

Con un proclama in perfetto stile Berlusconiano, quello dei tempi d’oro, un monologo senza un contraddittorio degno di tal nome su una delle principali reti nazionali che molto ricorda le presenza dell’ex Cavaliere negli studi di Porta a Porta, con la sola differenza di orario, notturna nel caso della terza Camera di Vespa, appena dopo pranzo per il soliloquio renziano, il Premier Renzi ha illustrato come il Governo intende adempiere alla sentenza della Corte Costituzionale in merito al blocco della perequazione delle pensioni per gli emolumenti superiori a 3 volte il minimo (circa 1500 € lordi) introdotto dal Governo Monti con la legge Fornero negli anni 2012-2013.

Come abbiamo già scritto, la Consulta ha ritenuto la misure incostituzionale e ne ha previsto il rimborso pur senza specificarne le modalità ed i tecnicismi. Va detto che, secondo il parere di tecnici ed esperti, dal momento che la Consulta si pronuncia il diritto è già costituito: la sentenza quindi risulterebbe immediatamente vigente ed andrebbe applicata, indistintamente, a tutti coloro che si sono visti coinvolti nel blocco non dovuto.

Al programma “L’Arena” di Giletti, Renzi ha esordito in tono trionfale informando l’audience che, dal primo agosto, circa 4 milioni di pensionati riceveranno una “una tantum” di 500 € netti medi a testa proprio in ottemperanza alla decisione della Corte.

La spesa per l’Esecutivo si aggira attorno ai 2 miliardi (rispetto ai 18 che il Premier ha indicato come denaro necessario per un rimborso totale), non strutturali perché verranno conferiti sotto forma di una tantum e reperiti in quota parte di 1.6 miliardi dal tesoretto (virtuale) dovuto allo scostamento di 0.1% in favore dei conti italiani tra deficit tendenziale e deficit programmatico e per i restanti 400 milioni nelle pieghe di bilancio, principalmente con tagli ai Ministeri. In realtà il Premier ha sostenuto che la copertura dovrebbe arrivare da risparmi accantonati per non ben specificate misure di sostegno alla povertà, che in ogni caso verranno comunque implementate, anche se allo stato attuale non si comprende bene con quali risorse, sul tema Renzi è rimasto piuttosto vago. I dettagli tecnici dovrebbero essere discussi e specificati con Decreto del CdM delle 12 di lunedì 18 maggio.

Il Premier ha poi tenuto a sottolineare come la “mossa” non abbia carattere elettorale poiché prenderà fattezze a partire dall’1 agosto. Il solo fatto di avanzare una simile premesse la rende a tutti gli effetti strumento di propaganda, anche se ci sarebbe da discutere quanto sia positiva o negativa. Rimborsare solo 2 miliardi su 18 non è molto. Inoltre la dichiarazione fa il paio con la rassicurazione che nel giro di un anno verrà portata a termine anche la Salerno-Reggio Calabria, storico tratto autostradale eternamente incompiuto, fulcro di tanti scandali, inchieste, appalti, giri di poltrone, e che, guarda caso, ha il suo punto di partenza proprio in una delle 7 regioni chiamate domenica 31 maggio alle urne.

Probabilmente il Governo avrebbe veramente voluto attendere la conclusione delle elezioni regionali e forse arrivare alla stesura della bozza del DEF 2016 a giungo se non proprio alla redazione di quello definitivo in ottobre, ma non ne ha avuto la possibilità, pressato dal MEF di Padoan a sua volta incalzato dalle insistenti richieste di chiarimento di Bruxelles e delle agenzie di rating che già hanno posto il faro su questa faccenda di non semplice soluzione. La Commissione Europea, promuovendo in linea di massima i progressi italiani, non ha lasciato spazio alcuno per sforamenti o deviazioni dai percorsi concordati ed ha immediatamente chiesto delucidazioni su come sarebbe stata rispettata la sentenza senza sforare i parametri. La risposta immediata era quindi dovuta e per il momento è arrivata; non poteva essere altrimenti.

Salta subito all’occhio però che il rimborso è minimale e sorge il dubbio, pur non avendo la Consulta dato indicazioni tecniche, che, se si fermasse a 500 € per 4 milioni di pensionati, la valanga di ulteriori scontati ricorsi possano essere nuovamente accolti e giudicati incostituzionali dalla medesima Corte.  Innanzi tutto la platea non è la totalità dei pensionati ma solo coloro che percepiscono una pensione da 3 a 6 volte il minimo (da circa 1’500 a circa 3’000 € lordi), rimangono fuori circa 1,2 milioni di persone. In secondo luogo il rimborso è limitato solo ad un anno, non compre quindi neppure i due di blocco e non contempla gli adeguamenti con una superiore base imponibile degli anni successivi. In terzo luogo l’adeguamento è solo parziale, non copre tutto l’aumento del costo della vita, valendo circa un terzo del totale dovuto ad ogni singolo pensionato (tipicamente per le pensioni più basse la somma totale avrebbe dovuto essere circa 1’500 €, tra i 3 ed i 4 mila per quelle circa 6 volte il minimo, fino a 10’000 per le più alte). Inoltre, ma sarebbe stato così anche in caso di normale rivalutazione, a pensioni maggiori vengono conferiti rimborsi maggiori (tranelli delle percentuali). Detto ciò, come auspicato dai sindacati, si spera che i 500€ siano solo un acconto per placare Europa ed agenzie di Rating e che con più calma, in periodo di DEF, si trovi una soluzione più equa ed ampia.

Se invece la sentenza fosse applicata unicamente a mezzo di questo rimborso da 2 miliardi complessivi, sarebbe da mettere nuovamente in dubbio la sua costituzionalità. C’è da giurare che se la vicenda avesse visto gli attori a parti invertite, ossia lo Stato creditore ed il cittadino (normale) debitore, un simile sconto non si sarebbe applicato, probabilmente sarebbero subentrate anche pesanti sanzioni ed al limite pignoramenti: del resto vi è stato o no un venir meno al codice fondante La Repubblica Italiana: La Costituzione?

Il principio che nei momenti di difficoltà chi più possiede, i più privilegiati, i più ricchi, debbano contribuire in misura maggiore è saggio, costituzionale e fa parte del senso civico di un paese purché di senso civico ne è dotato. In Italia invece non funziona così. I tagli e la richiesta di sacrifici iniziano sempre dal basso, mentre coloro che realmente potrebbero e dovrebbero contribuire, sia per possibilità economica sia per dare esempio (e la politica dovrebbe essere ai primi posti), rimangono spesso indenni oppure si limitano a contributi del tutto simbolici e propagandistici. L’aver scoperto che anche sulle pensioni, oltre ad aver colpito pesantemente anche coloro che benestanti non sono (1’000 – 1’500 € netti di pensione non sono somme da nababbi e non garantiscono il sostegno di una famiglia di tre persone in una città medio grande), è stata infranta la Costituzione, non aiuta il sentimento di fiducia già basso che l’opinione pubblica ha nei confronti delle istituzioni. Va bene la richiesta di sacrifici, ma quando queste sono richieste unilaterali, coercitive ed anche arroganti, gettano i cittadini nello sconforto. Il patto Cittadino – Stato, così come quello tra generazioni, deve esserci e e deve essere forte, ma non può essere basato su null’altro se non trasparenza, chiarezza ed universalità.

Vero è che il PIL del Q1 2015 è superiore alle attese, ma già abbiamo illustrato come lo scenario rimane difficile, inoltre questi 2 miliardi rappresentano lo 0.15% del PIL, il 50% della crescita ottenuta nel primo trimestre, che oltre ad aver goduto di congiunture estremamente favorevoli ha anche incluso (a partire da novembre 2014) attività illegali come droga, prostituzione, riciclaggio, secondo le nuove linee guida europee che pare tanto aver la funzione di alzare “artificialmente” i paramenti del vecchio continente, con impatto maggiore su quegli stati più in difficoltà, dove di norma vi è maggior incidenza dell’economia criminale.

Il Governo quindi ora non ha più scuse, deve moralizzarsi, ridurre veramente i privilegi, ma non i piccoli privilegi della gente comune, bensì iniziare dall’alto, dalle funzioni dirigenziali ed apicali della società e via via scendere. Inoltre, cosa non rimandabile visto che è dal 2007 che sono istituite apposite commissioni, deve essere ridotta la spesa pubblica, cresciuta senza soluzione di continuità dal 2007 di oltre il 18%, 107.2 miliardi, (in controtendenza con la maggior parte degli stati europei) senza che servizi, benessere reale e percepito, qualità della vita, welfare in generale, abbiano avuto miglioramenti paragonabili (a tal proposito si rimanda all’articolo sul Il corriere della Sera del grande Sergio Rizzo 33 Rapporti e la spesa non scende mai (Sergio Rizzo) ).

Non è più tempo di sole parole e tweet transeunti, d’effetto ma senza riscontro fattivo, portatori di consenso ma non di miglioramenti e cambiamenti tangibili. Questo è il tempo di mantenere le promesse e fare il necessario che fino ad ora non si è mai fatto, si è rimandato o si è detto, falsamente, di aver portato a termine.

Valentino Angeletti LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti Twitter: @Angeletti_Vale

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