L’odiosa e banale semplificazione: terrorismo ed immigrazione

L’arresto in Italia, dietro segnalazione delle autorità tunisine, di un marocchino, presunto partecipante alla strage del museo di Tunisi, che sarebbe giunto nel nostro paese tramite i famigiarati quanto “mortiferi” barconi, ha acuito ulteriormente la stucchevole polemica sul fatto che tra i migranti che giungono via mare sulle sponde sud dell’Italia, possano annidarsi anche terroristi.
In realtà l’extra comunitario protagonista della vicenda, secondo vari testimoni e per i registri di classe, nel giorno dell’attentato sarebbe stato presente, con la madre, come uditore ad una lezione di italiano presso un istituto lombardo. Evidentemente il ragazzo non può può aver partecipato materialmente alla strage, circostanza che lo potrebbe condannare alla pena capitale.
Premesso ciò va detta una cosa banale ma che pare non entrare in testa a nessuno tra i politici, che sembrano invece assai impegnati a difendere posizioni ideologiche o populisticamente alla ricerca di facile consenso, ricettabile con facilità tra il malcontento sociale più che diffuso.

Su centinaia di migliaia di ingressi ogni anno, addirittura fonti governative parlano di potenziali milioni di ingressi e persone pronte ad imbarcarsi a loro rischio e pericolo, come si può pensare che tra i disperati, che rimangono la maggior parte, non vi siano (oltre agli scafisti) persone pronte a delinquere, senza scrupoli, estremisti islamici, intolleranti, ed anche terroristi più o meno improvvisati che potrebbero effettivamente partecipare da soli o inseriti in cellule con cui potrebbero comunicare, ad attentati?
È normale, statisticamente, che in un campione così ampio vi si ritrovino più tipologie di persone, come del resto è normale che, presi 5000 italiani (anche politici magari) vi siano i “buoni ed i cattivi” (che infantile categorizzazione, perché spesso non si è “buoni o cattivi” a prescindere, ma dipende dalle circostanze che la vita ti pone d’innanzi).

Fatta questa doverosa precisazione, tanto banale quanto ignorata e mai esternata da chicchessia, pensare che lo strumento ufficiale di ingresso in stati stranieri dei terroristi, molto organizzati e molto dotati economicamente vista la loro presenza nei traffici illeciti di petrolio che gli conferisce fino a 3 milioni di dollari al giorno, siano i barconi con grossi rischi di intercettazione da parte delle autorità costiere, navali, di polizia e con il pericolo di affondare e morire come topi nelle stive di navi improvvisate, siano barche scalcinate, pare sempre più ridicolo.

Allo stesso modo generalizzare, affermando che i profughi sulle barche siano solo e solamente disperati dai nobili ideali senza alcuna propensione, intenzione o volontà, se costretti, a delinquere, mostra parimenti una visione limitata, probabilmente polarizzata da qualche ideologia, proprio alla pari di coloro che identificano in tutti i profughi delinquenti ed efferati criminali.

Come al solito in medio stat virtus, e come al solito si continuano a sostenere prese di posizione evidentemente limitative rispetto ad una realtà ben più complessa e delicata, tanto che, davvero, quando se ne riflette in merito ci si dovrebbe togliere il cappello e contemporaneamente sciacquare la bocca essendo in gioco vite umane, dettaglio che spesso pare cadere nell’oblio dietro la ricerca del consenso e della notizia.

21/05/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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