Impresentabili: accuse (fondate?) del PD renziano alla Bindi e gli effetti sul rinnovamento della politica

Finalmente, venerdì 29 maggio, appena due giorni prima dall’inizio delle elezioni regionali quando ormai le liste erano chiuse e difficilmente qualcuno si sarebbe preso l’onore di modificarle, i nomi dei cosiddetti impresentabili, stilati dalla Commissione Antimafia, sono stati diramati dalla Presidente Rosy Bindi.

Dei 16 impresentabili (LINK) certamente il più noto e quello attorno a cui ruota il contesto più problematico, è Vincenzo De Luca, unico esponente PD nell’elenco e candidato a concorrere, tra gli altri, con l’uscente Governatore Caldoro di FI per la presidenza della regione Campania.

Come premessa è doveroso dire che l’impresentabilità è un requisito che non ha valore legale e non impone in nessun modo alcun obbligo nè al candidato stesso, nè tantomeno al partito che lo sostiene. Non comporta la decadenza da candidato e neppure l’ineleggibilità, si tratta solo della verifica del rispetto di un codice di autoregolamentazione datosi autonomamente dai partiti, che in quanto tale può essere senza alcuna conseguenza, se non di immagine e di coerenza, disatteso.

Il requisito di impresentabilità è stato ascritto dalla Commissione a De Luca per un episodio di concussione, reato afferente alla categoria dei mezzi facilitanti l’opera mafiosa, risalente al 2008 per il quale De Luca rinunciò alla prescrizione per potersi difendere. Se non vi fosse stata rinuncia il reato sarebbe già stato prescritto. La situazione di De Luca era già molto complessa, poiché, a causa di una condanna in primo grado per abuso d’ufficio (galeotto fu il termine inglese Project Manager anziché l’equivalente italiano, che neppure si sa quale sia realmente: gestore di progetti? Bruttino invero…), la Legge Severino vuole che il candidato PD sia ineleggibile. Per tale circostanza, qualora De Luca fosse eletto, si aprirebbe subito un grosso problema che potrebbe portare ad un blocco istituzionale. Le soluzioni al problema potrebbero essere o l’obbligo firmato da Palazzo Chigi che impone a De Luca di dimettersi oppure l’attesa della creazione di una giunta regionale, che consentirebbe al PD di creare una squadra di governo, ed il successivo abbandono del neo-eletto ma che a priori si sapeva non potesse essere eletto (inutile sottolineare la singolarità perversa della questione); in ogni caso il rischio rimarrebbe quello di un vuoto alla Presidenza della Regione. De Luca non è stato minimamente sfiorato dall’idea di non partecipare alla corsa alla Regione, ritenendo il reato inconsistente e la Severino da modificare, tanto che fonti riportano che il candidato PD avrebbe detto, ostentando sicurezze fin troppo marcate, che, dopo la sua vittoria, il Premier Renzi avrebbe messo mano alla Legge Severino, la stessa che ha conferito l’ineleggibilità a Silvio Berlusconi.

La sentenza dell’Antimafia ha immediatamente portato il prevedibile strascico di polemiche, in particolare nelle file del PD. Addirittura lo stesso Premier si sarebbe spinto ad affermare che l’antimafia è un valore universale e collettivo e che non può essere usato, riferendosi al caso in analisi, per ritorcersi contro il PD, facendo esplicito riferimento alle controversie con la Presidente antimafia Bindi, che, stando a  ciò che dice Renzi, è come se avesse usato la Commissione che presiede per farsi personale giustizia accanendosi contro il PD Renziano, col quale la Bindi ha avuto più di un attrito.

I fatti oggettivi non danno ragione al Premier, se un requisito di ineleggibilità sussiste, e nel caso di De Luca pare sussistere, è giusto che la Commissione lo metta in evidenza, sta poi ai singoli partiti, con tutti i pro ed i contro del caso, decidere se accettare o meno il responso e se rispettare il codice di autoregolamentazione che ciascun partito, in totale libertà ed autonomia decisionale, ha accettato di sottoscrivere. Inoltre pensare ad una mirata vindetta nei confronti del PD è oggettivamente difficile almeno per due ragioni:

  1. su 16 impresentabili solo 1 è del PD, il partito più grande a livello nazionale e forse anche europeo (nessuno del M5S e della Lega);
  2. se realmente di vendetta si fosse trattato, sarebbe stato piuttosto facile inserire tra gli impresentabili anche Raffaella Paita, candidata PD, ancor più renziana che De Luca, in Liguria. La Paita, all’epoca assessore alle Infrastrutture, è accusata  di mancato allarme ed omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sui drammatici disastri causati dalle alluvioni che han subito Genova e la Liguria tutta.

Evidentemente, volendo meditare una cruenta vendetta, la Presidente della Commissione Antimafia avrebbe trovato facilmente il modo, vista l’accusa in questione, di accludere anche la Paita nella “Lista Bindì”. Ciò avrebbe reso ancora più serrata la corsa, oltre che alla Campania, anche alla Liguria: uniche due regioni realmente in bilico tra PD e FI, con lo spettro dell’astensionismo e di una consistente presenza di Lega e M5S, andando a rendere sempre più possibile quel 4-3 in favore del PD sul Centrodestra (quasi scontato vincitore in Veneto) che Renzi si ostina a ritenere comunque una vittoria, ma che a tutti gli effetti consisterebbe in una debacle clamorosa per i democratici

Alle porte delle elezioni regionali, che già saranno oggetto di enorme astensionismo, una situazione simile, in Campania, ma non solo, dove si mischiano impresentabilità ed incandidabilità senza confini ben definiti, ha sicuramente l’effetto di portare ancor più astensionismo e voti in favore del M5S, che non ha nessun impresentabile e che concorre ovunque in solitaria dando così l’impressione di cercare, con l’ingenuità e l’inesperienza che lo contraddistingue, un taglio con la vecchia politica, e, dove corre da sola, della Lega.

La domanda, solita, consueta e fatta più volte, che però non si può non ripetere, in particolare nel caso di De Luca, è se, nello spirito del rinnovamento della politica, della pulizia, dei volti nuovi siano essi giovani o vecchi, non vi fosse davvero un sostituto bravo, valido, competente, meritevole e senza i problematici trascorsi con effetto sul presente che ora si devono affrontare, pur non sapendo chiaramente come? Non c’era proprio nessuno tale da non dar adito a feroci critiche da parte degli oppositori? Da non dare agli attenti votanti la sensazione che nulla è cambiato, azzerando quel po’ di fiducia e speranza che forse qualcuno ancora riponeva nella politica e nelle istituzioni?  Non si doveva remare tutti assieme verso una politica diversa, pervasiva in tutti i livelli della società, partecipativa, fatta di persone nuove lontane dai vecchi modelli, schemi, salotti, relazioni, conoscenze, gruppi di potere e via dicendo (ricordiamo l’appoggio a De Luca del sempre verde Demita, molto forte territorialmente in Campania e portatore di numerosi voti, pur essendo quasi scomparso a livello nazionale)?

Va precisato che ora si prende come caso emblematico ed estremo quello di De Luca, ma analogo ragionamento si potrebbe traslare anche su esponenti del Centrodestra o di altri partiti, eccezion fatta, forse per il M5S.

L’effetto, come abbiamo detto, sarà sicuramente un aumento di disaffezione e di astensionismo da parte di coloro che vorrebbero realmente un cambiamento, col risultato che i votanti, i quali, salvo astensionismo a livello tale da non raggiungere il quorum che non consentirebbe il governo di un singolo partito, in fin dei conti decidono, saranno coloro che dai poteri incrostati ed inamovibili, dalle burocrazie dispensatrici di elargizioni e poltrone, fino ad arrivare, in estremo, ai collusi con malavita e mafia, ricevono prebende e benefici e che pertanto non hanno alcuna volontà di perseguire il cambiamento, che, a differenza degli onesti ed ormai stufi di una politica indecente che li ha spinti ha rinunciare al diritto-dovere civico di espressione del voto, per costoro difensori dello status quo, non sarebbe altro che perdita di rendita.

Sembra scontato, ma il cambiamento rispetto ad una situazione persistente e viziata si ottiene solo e soltanto con la volontà e l’impegno concreto, per i più mai realmente esistiti, dei cittadini, ma soprattutto della politica che ha potere e mezzi per agevolare o ostacolare il processo, di voltare realmente pagina.

30/05/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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Una Risposta

  1. […] a critiche e sospetti già nati, consolidati e che a livello nazionale possono minare il consenso. Riguardo all’inserimento di De Luca nella lista di impresentabili, stilata dalla Commissione A…, il neoeletto De Luca ha presentato denuncia penale proprio contro la presidente della Commissione. […]

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