Il ritorno di Renzi alle origini, ma in un contesto ben diverso

Lo aveva detto che sarebbe tornato quello delle origini, e, mantenendo fede alle proprie parole, il Premier Renzi, non ha perso tempo a dimostrarlo. Lo ha fatto lanciando una sorta di ultimatum, un messaggio dei suoi, sottintendendo un concetto molto simile al seguente:

O si fa come dico io, o, per colpa altrui e nelle fattispecie di coloro che mi si oppongono, a qualcuno non si potrà conferire quanto promesso“.

Il tema scelto da Renzi per il suo ritorno alle origini di “rottamatore” risoluto, deciso e non incline al confronto, perché dal suo punto di vista in Italia ci sono stati troppi confronti e poche decisioni (in realtà il problema spesso sono state le decisioni sbagliate che di norma senza confronto sono ancora più probabili), è stato la “Buonascuola”. Coloro che si oppongono sono le minoranze Dem del PD e le opposizioni, sia di governo che propriamente di opposizione. Il generico qualcuno i sono 100’000 precari che in teoria dovrebbero essere assunti a settembre.  I 3’000 emendamenti al seguito della riforma impedirebbero di portare a compimento le 100’000 assunzioni di precari della scuola (inizialmente oltre 140’000 poi ridotti di 40’000 unità) a settembre, ossia entro l’inizio del venturo anno scolastico. I tempi per riuscire nell’intento sono molto stretti, gli emendamenti dovrebbero essere discussi entro giugno e se rimanessero 3’000 sarebbe impossibile portare a compimento l’operazione. Poco dopo le prime dichiarazioni, Renzi ha poi abbassato un poco i toni ed a dire il vero anche gli “avversari” si sono detti disposti a soluzioni alternative, parziali e temporanee per avviare il processo di assunzione. UN cenno di apertura in ogni caso apostrofato dal Premir con la consueta locuzione:

Si discute, ma poi si decide“.

In tutta la discussione, che a mio avviso troverà una soluzione anche se il rischio di “raffazzonamenti posticci” è alto, pare ci si stia dimenticando che sussiste una sentenza Europea, la quale impone l’assunzione dei precari della scuola. Quindi non è nessuna concessione particolare da parte di chicchessia, bensì trattasi, esecutivo o non esecutivo, di dare attuazione ad una decisione precisa e vincolante, proferita da un tribunale europeo, quindi non c’è margine di decisione: le assunzioni vanno fatte.

Il concetto più generico che questa vicenda lascia evincere, è la volontà di Renzi di tornare forte e decisionista, agire come “una ruspa” (così di moda in questi mesi), avanzare dritto come un treno senza subire rallentamenti e senza che nessuno si frapponga o rallenti i suoi obiettivi. Vorrebbe tornare quello delle origini, del 40.8% delle Europee, quello del programma dei 100 giorni (che diventarono 1000 nel giro di pochissimo tempo), quello di una riforma al mese per completare tre grandi riforme in 3 mesi (ancora in fieri).

Le cose poi sono mutate, si sono mostrate più complesse del previsto e tante promesse fatte dal Premier, o perché eccessivamente velleitarie o per motivi contingenti, ascrivibili a volte all’azione di governo, altre volte al complesso contesto economico-sociale circostante probabilmente da più parti sottovalutato, non sono state portate a compimento, oppure sono rimaste parziali, o ancora non sono prossime alla reale attuazione, in ogni caso il bombardamento comunicativo di Renzi, a dire il vero adesso un po’ rallentato, è stato poderoso, ma dall’efficacia decrescente col passare dei giorni. La diminuzione d’effetto è dovuta al fatto che Renzi, entrato nei palazzi romani, pare aver perso il contatto con la realtà, con le piazze, coi comuni (che tanto per i suoi trascorsi da sindaco rammenta), con la popolazione, unitamente ai complessi meccanismi della capitale, la cui forza, Renzi, non aveva ben chiara. Questa lontananza, il minor impegno per affrontare temi terra a terra, sacrificati ad un approccio più politico e “palazzocentrico”, ha fatto sì che la popolazione perdesse fiducia in Renzi, non credesse più alle sue promesse, orientandosi verso coloro, vedi Lega e M5S, che pure condividono, amplificandola, estremizzandola ed arricchendola con propri obiettivi più o meno condivisibili, quella che inizialmente era anche la metodologia “Renzi” di stare a diretto contatto con le piazze.

Inoltre i delusi di CDX, che in tanti hanno sostenuto Renzi e su cui il premier ha puntato più che sulla sinistra, della quale avrebbe voluto fare a meno e dalla quale avrebbe voluto svincolarsi, sono tornati ad orientarsi verso partiti più canonicamente di CDX, nonostante la persistente debolezza di questo conglomerato politico. Significativo è il fatto che sia bastata una riunificazione tra FI e Lega ed una persona di medio carisma e noto al pubblico, come Toti, che, in Liguria, il CDX ha sbaragliato il PD e non certo per colpa dal divisionario e civatiano Pastorino.

La mossa di Renzi di tornare 1.0, alla luce del modificato scenario, può addirittura essere controproducente per il Premier, che rischia di risultare, all’elettorato già molto nervoso per una situazione economica e di benessere che non migliora nella praticità della vita quotidiana, oltre che inefficace e troppo incline a promesse non mantenibili, anche antipatico, superbo ed indisponente.

Le persone hanno una mutata percezione dell’operato dell’Esecutivo e dello stesso Renzi che quando fu nominato dal Presidente della Repubblica, in sostituzione a Letta Enrico, era sconosciuto al panorama politico nazionale, pareva davvero essere un volto nuovo, col piglio giusto per avviare un radicale cambiamento e finalmente scardinare i meccanismi incrostati caratteristici della nostra Italia, che però sono ancora, fino a prova contraria, incastonati nei loro confortevoli scranni.

Anche Renzi ormai è collocato tra i politici navigati e parte del sistema, lui con le sue prime linee. Questo è un dato di fatto, quindi di ciò il Premier deve prendere atto e, come ha capito e come si vede dalle sue azioni di riavvicinamento a sinistra, deve cercare in questo frangente di mantenere più lontane possibili le elezioni, sempre più incerte. Sarà cruciale vedere come verranno gestite le questioni Romane e Campane, così come l’evoluzione della materie economica che non è connessa solo ed esclusivamente all’Italia ed al Premier, ma legata a doppio giro ad Europa, Russia e Grecia.

Matteo Renzi vorrebbe fare un passo indietro e tornare “quello di una volta”, ma deve guardarsi dall’adagio secondo cui le minestre riscaldate il più delle volte non piacciono, soprattutto se sono pesantemente cambiati i gusti alimentari dei commensali.

Lo scenario si fa sempre più fluido ed incerto, non rimane che stare alla finestra: ogni pronostico è azzardato.

Valentino Angeletti
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Twitter: @Angeletti_Vale

 

 

 

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