Crisi greca: Eurosummit moderatamente ottimista, ma ancora nessuna soluzione definitiva

greece-debt-crisisScaturisce, a valle dell’Eurosummit convocato d’urgenza per cercare di porre finalmente la parola fine alla crisi greca, una certa aurea di ottimismo, assente nelle simili e numerose occasioni del recente passato. Pare ci sia, per la prima volta, un livello di convergenza dei piani accettabile: quanto presentato da Tsipras è stato definito una sufficiente base di partenza per avviare le discussioni e per cercare di trovare una conclusione a questa lunga ed esasperata vicenda entro mercoledì sera od al più entro l’Eurogruppo di giovedì 25 giugno.

Le borse festeggiano, Atene ha fatto registrare un +9%, e le piazze europee sono cresciute tra il 2 ed il 3%, ma si sa, i mercati ragionano a breve e brevissimo termine e non sono termometri affidabili per comprendere la reale stabilità di un’area economica, a maggior ragione se complessa e disarticolata come quella europea. Anche la capitale ellenica ha festeggiato quasi fosse un capodanno (ma non erano anti Euro??), le sue piazze erano colme di manifestanti misti tra moderati pro euro, la maggior parte, ed esponenti di sinistra ed anarchici, felici perché (ma ciò vedremo che non è completamente vero) dal loro punto di vista il Premier ateniese avrebbe scardinato le resistenze delle Istituzioni UE-BCE-FMI.

Le linee generali del piano proposto da Tsipras vertono su tagli di spesa (tra ministeri, difesa, pensioni e stipendi elevati ecc ma non al welfare collettivo come sanità) pari al 2% del PIL, a fronte di una richiesta UE del 2.5%: sono in ballo circa 8.5 miliardi di € di differenza, una cifra non esagerata che l’UE potrebbe anche decidere di accettare. Un avanzo primario pari al 1% nel 2015, per poi passare al 2% nel 2016 ed al 3% nel 2017. Un anticipo del’età pensionabile a partire dal 2016 e non tra 10 anni come da piani Tsipras-Varoufakis iniziali e un deciso stop ai prepensionamenti (decisamente insostenibili) avviati negli anni scorsi. Un aumento dell’Iva, ma in due fasce pari al 13% e 23% con spostamento di alcuni prodotti/servizi nella fascia alta, ma non medicinali, beni di prima necessità, servizi alberghieri e turistici, elettricità che rimarrebbero in fascia bassa. L’Ue avrebbe invece chiesto 3 fasce: 3, 13 e 23% con eliminazione del fisco agevolato nelle isole turistiche, e questo risulta un importante punto di discordia tra UE e Governo Greco. Un aumento del contributo di solidarietà per i privati con reddito oltre i 30’000 € e le aziende oltre i 500’000 € di fatturato, ai cui sicuramente si opporranno i potentissimi armatori ellenici che sovente sono stati ben poco avvezzi al pagamento del fisco.

Nel frattempo la situazione della banche elleniche è complessa tanto che il fondo salvastati ELA è stato rimpinguato di 1,8 miliardi. I prelievi agli sportelli negli ultimi giorni sono ammontati alla cifra record di 1 miliardo/giorno che si aggiungono ai  30 miliardi ritirati tra ottobre 2014 ed aprile 2015 portando gli istituti di credito letteralmente sull’orlo di una crisi di liquidità. Il 65% dei crediti bancari sono in favore della UE e nel fondo salvastati i più presenti sono la Germania, la Francia e l’Italia, rispettivamente con circa 60, 50 e 40 miliardi di €, che in caso di default ellenico non verranno corrisposti in somma piena.

Come detto precedentemente, per la prima volta il piano è stato timidamente definito una buona base di discussione, ma non manca chi, e si tratta di esponenti di peso, ricordano che il lavoro da fare è ancora tanto ed il percorso lungo: saranno 48 ore intense di lavoro, in particolare per gli sherpa, che alacremente lavorano senza soluzione di continuità per preparare gli incontri ufficiali, solo la punta dell’iceberg di un articolato susseguirsi di trattative a cui coloro che compaiono nei grandi vertici non partecipano neppure. I gufi, direbbe il premier Renzi, sono il solito ed austero falco Schauble, la Lagarde, interessata in quanto creditrice alla quale deve essere corrisposta la prossima tranche di pagamento di Atene, ma anche la Merkel, che aveva già anticipato che non sarebbe stato questo Eurosummit l’occasione per arrivare ad un accordo più o meno definitivo. In realtà il Cancelliere tedesco si nota essere più aperto alla trattativa di un tempo, ma, diplomaticamente, non può contraddire il proprio ministro delle finanze, così come deve fare attenzione ai delicati equilibri di Governo interni alla grande coalizione CDU-SPD, ove presenti sentimenti discordanti sull’approccio alla situazione ellenica, non mancano infatti oppositori alla flessibilità, e le tensioni sono tali da poter mettere in pericolo la stabilità di governo.

Effettivamente di concreto ancora non v’è nulla, ma tutto va discusso e definito in modo dettagliato e stabile. Le scadenze per Atene sono stringenti, deve corrispondere 1.6 mld € entro il 30/06 all’FMI di Lagarde, e, entro il 20/07, 3.5 mld alla BCE. La Lagarde, direttrice dell’FMI, non ha lasciato dubbi, se l’istituto che presiede non venisse pagato, non c’è la disponibilità a sbloccare la trance di aiuti da 7.2 miliardi prevista dai precedenti piani di aiuti. In tal caso, dal primo luglio, Tsipras non avrebbe denari a sufficienza per pagare stipendi e pensioni, ed allora sarebbe un grosso problema, anche per la stabilità sociale del paese.

Oltre alla trance da 7.2 miliardi Atene dovrebbe ricevere altri 18 miliardi, previsti dai vecchi aiuti, entro l’aprile 2016. Altri aiuti Tsipras non ne vuole, infatti la proposta di Schauble di conferire ulteriori 35-40 miliardi non è stata approfondita, in quanto Atene non si è detta disponibile a ricevere soldi per pagare debiti, ma punta alla ristrutturazione del debito, misura assai indigesta ai creditori. Non a caso la proposta è pervenuta da Schauble, tedesco e creditore per 60 miliardi, tramite il fondo ELA, della Grecia, immediatamente prima di Francia (circa 50 mld) ed Italia (40 mld), che in caso di ristrutturazione del debito non verrebbero rimborsati in toto.

Oltre a non volere nuovi prestiti la Grecia si oppone ad ogni altra misura o taglio a stipendi o pensioni che possano accentuare ulteriormente la recessione, che nel paese ellenico si è ripresentata con veemenza nell’ultimo anno. Del resto le misure di austerità e le riforme imposte, che forse porteranno benefici nel lungo termine, hanno causato nell’immediato un blocco totale di una economia già lenta ed una riduzione imponente del PIL. L’Ue dovrebbe fare un mea culpa che difficilmente farà, l’aver protratto le misure di austerità ad oltranza ha fatto precipitare la Grecia in una spirale senza uscita, che ha portato il PIL ad appena 170 mld ed il debito a circa 320 miliardi. Ovviamente l’incidenza degli stipendi e pensioni, già tagliati in modo consistente come del resto la spesa, su un PIL così diminuito è cresciuta, ma se il PIL fosse rimasto ai livelli pre-crisi l’incidenza non sarebbe differente da quella presente in Italia.

Il rischio, in cui non si deve incappare ma probabile, è quello di una soluzione tampone, che prenderebbe la forma in un prestito ponte di 18 miliardi circa per consentire alla Grecia di avere risorse per altri 6 mesi, fino all’autunno 2015 per poi ridiscutere il tutto ed aprire un nuovo capitolo di una “tragedia” sena fine. L’ipotesi del prestito tampone potrebbe essere avvallata dalla situazione di tensione politica interna al Parlamento tedesco tra i coloro che vorrebbero dare concessioni alla Grecia e coloro che invece non vorrebbero concedere alcunché, ma soprattutto dalle preoccupazioni di Rajoy, diventato anch’egli un falco, che teme che ogni concessione alla Grecia possa essere utilizzata in campagna elettorale, in vista delle elezioni di autunno, dalla forza Podemos in rapida ascesa (notare gli esiti delle elezioni cittadine di Madrid e Barcellona).

In questo momento pensare che a fine anno si ripresentino i medesimi problemi irrisolti in 4 anni di crisi è quanto di peggio si possa prospettare. É arrivata l’ora di una soluzione che sia definitiva, l’austerità, mi ripeto per l’ennesima volta, andava utilizzata al momento di decidere chi fare entrare o meno nel progetto europeo e la Grecia, con i conti truccati di cui tutti erano a conoscenza, probabilmente non lo avrebbe meritato. Ora non è tempo dell’austerità ad oltranza, nè del timore di creare un precedente, emblema di debolezza dell’Unione, che consisterebbe, a detta dell’ex Troika, nel salvataggio di Atene. In questo frangente, la maggior dimostrazione di forza dell’Unione sarebbe quella di prendersi carico del problema greco in modo collettivo, con una cooperazione al quale ogni stato membro deve compartecipare in base alla propria dimensione economica. Un approccio solidale nel salvataggio ed al contempo rigido nel controllare che le riforme promesse ed i piani, condivisi tra Istituzioni UE e Governo di Atene, vengano messi in atto correttamente e proficuamente. Purtroppo però un approccio simile, da usarsi tanto per la questione di Atene quanto per gli altri diffusi problemi, ad iniziare da immigrazione e tensioni geo-politiche, pare ancora molto lontano dal poter essere messo in atto (per la delusione di Prodi e dei padri fondatori). Anzi, ad essere schietti, viste le tendenze ai particolarismi ed alla protezione degli interessi nazionali che ciascun Stato cerca di mantenerne mostrando egoismo, e scarsa lungimiranza o, che è peggio, disinteresse per il futuro economico europeo e del proprio Stato, non sembra neppure che vi sia intenzione di applicarlo.

22/06/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. […] detto (Crisi Greca: Eurosummit moderatamente ottimista, ma ancora nessuna soluzione definitiva) che le posizioni tra Creditori, leggasi Brussels Group, ovvero FMI, BCE, Commissione UE, e […]

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