Crisi Greca: i creditori cambiano approccio, non chiedono più il “solo” rispetto di vincoli e parametri, ma impongono la politica economica

Avevamo detto (Crisi Greca: Eurosummit moderatamente ottimista, ma ancora nessuna soluzione definitiva) che le posizioni tra Creditori, leggasi Brussels Group, ovvero FMI, BCE, Commissione UE, e debitrice, vale a dire Grecia, non erano troppo distanti, a dire il vero in precedenza mai erano risultate così prossime come in questo momento. I mercati, notoriamente poco lungimiranti, festeggiavano, ma avevamo anche posto l’attenzione sul fatto che in molti ed autorevoli esponenti dei creditori, tra cui il più intransigente FMI, il Ministro tedesco Schauble e di riflesso il Cancelliere Merkel, ritenevano che il lavoro da farsi fosse ancora assai lungo e di fatti una soluzione definitiva a valle dell’ultimo Eurosummit d’emergenza e delle riunioni successive (ben tre in una settimana) non c’è stata, anzi, via via, le parti sono parse allontanarsi sempre di più. Ciò evidentemente, a parte l’ottimismo diffuso, non è un buon segno per una vicenda che è stata esacerbata oltremodo ed il cui costo è lievitato in modo inconcepibile.

Le cifre in ballo non erano e continuano a non essere insormontabili, lo abbiamo riportato noi, così come il ben più competente e noto giornalista economico Federico Fubini in un pezzo su Repubblica. Stando ai freddi ed oggettivi numeri non avrebbe senso non procedere ad un accordo, magari limando ancora di poco le pretese da ambo i lati.

Adesso invece sembrano sorgere tipi di problemi differenti, che preoccupano sia Tsipras, che i creditori, coinvolgendo gli equilibri politici interni ai singoli stati. Problemi i quali, se volessimo vedere quella in cui siamo incastonati, come una vera Europa Unita, simile a colei che fu pensata dai padri fondatori, non avrebbero motivo d’essere.

Tsipras non può spingersi a concedere ciò che in campagna elettorale, nei comizi ed interrogazioni parlamentari seguenti aveva assolutamente promesso di non concedere; analogamente i creditori, in particolare FMI, non vogliono dare eccessive concessioni per non rischiare che altri paesi ne avanzino di simili (in primis Podemos in Spagna), e che dal loro punto di vista non sono state conferite ad altri stati in difficoltà benché per il Premier ellenico con altri paesi, come appunto Irlanda o Portogallo, ci fu maggior volontà di concludere positivamente il negoziato. Questa rigidità avrebbe fatto addirittura paventare a Tsipras l’ipotesi di un disegno specifico per non concludere la trattativa, oppure l’esplicita volontà di difendere interessi particolari ed affossare la Grecia, quasi che vi fosse un disegno di una spectre occulta, un progetto implementato da un Bildeberg che vorrebbe assere fatto accadere, apparendo quasi casuale.

I nodi della discordia riguardano, in linea generale, una divergenza di fondo: i creditori vorrebbero uno spostamento per il reperimento di risorse da tassazione (che nei piani di Tsipras coinvolgerebbe i ceti più ricchi) verso tagli alla spesa, tipicamente welfare e pensioni. Tsipras invece ha impostato il suo programma proprio cercando di colpire i più ricchi, preservando al contempo il welfare delle classi meno abbienti, già colpite e ormai oltre la soglia di povertà. I creditori spingono per un’Iva su tre fasce, e del 23%, livello massimo, per i ristoranti, mentre il governo Tsipras, per preservare il turismo, insiste per una aliquota del 13%. Il gruppo di lavoro di Bruselles (ex Troika o Brussels Group) respinge poi l’idea di una tassa del 12% sui profitti societari superiori a 500’000 €. Secondo la Lagarde, parlando alla rivista Challenges:

«Non si può basare un programma solo sulla promessa di nuovo gettito fiscale. È stato fatto negli ultimi cinque anni, con pochi risultati».

A dire il vero in tutti i paesi più o meno risanati, dall’Irlanda al Portogallo, ma anche in Italia, il rispetto dei vincolo e dei parametri UE è stato raggiunto a mezzo di austerità ed in particolare maggiore tassazione, accise sui carburanti, incremento dell’IVA (ricordiamo le dissertazioni fatte in questa sede sulla curva di Laffer), imposta sugli immobili. In italia ben pochi invece sono stati i tagli di cui ci sarebbe un dannato bisogno e sul quale da anni hanno lavorato commissioni su commissioni e fior di esperti, senza però ottenere risultati degni di tal nome. La Grecia invece ha fatto tagli che se applicati in Italia oscillerebbero, in proporzione, tra i 250 e 300 miliardi, ovviamente adesso ogni ulteriore taglio andrebbe a gravare su servizi essenziali, salute (per la quale in Grecia si deve già pagare), trasporti ed in generale tutto quel welfare che rende un paese davvero civile, vivibile e terreno ove può insediarsi un livello decente di crescita economica.
Sul versante pensionistico, i creditori insistono per un taglio delle pensioni più generose, anziché un aumento dei contributi come previsto dal governo Tsipras per fare quadrare i conti. Vogliono inoltre un aumento dell’età pensionabile da 62 a 67 anni fin dal 2022 e la soppressione delle pensioni anticipate che Tsipras ha concesso già a partire dal 2016.

Le posizioni e le somme non sono distanti, sicuramente la fretta esiste ed i tempi sono minimali, i 7.2 miliardi di aiuti alla Grecia sono indispensabili per Atene in modo da pagare stipendi e pensioni. Per l’FMI è altrettanto indispensabile però il rimborso del debito da 1.6 miliardi entro il 30 giugno e senza il quale non è intenzionato a concedere la tranche di aiuti dovuta alla Grecia.

Analizzando questi ultimi sviluppi della vicenda greca, sembra trasparire un mutato approccio da parte delle istituzioni europee. Mentre in occasioni precedenti, al momento di vagliare i documenti di economia e finanza dei vari paesi, avevano come unico pilastro di controllo il rispetto di parametri e difficilmente, se non con consigli o messaggi più o meno velati, ma mai imposti (anche perché non ne avrebbero avuto il potere), suggerivano una misura piuttosto che un’altra. Ora l’atteggiamento è mutato, ed oltre a pretendere il rispetto dei vincoli, tendono ad imporre, e nel caso greco possono permettersi di provare a farlo essendo loro i deputati allo sblocco degli aiuti, le politiche economiche e le misure da adottare. Una cessione, o usurpazione, a seconda di dove la si guardi, di sovranità in piena regola. Da un certo punto di vista questo nuovo approccio potrebbe anche essere vantaggioso e coerente con una Unione che dovrebbe tendere ad unificare banche, norme, leggi, fisco, ecc, se non fosse che quanto imposto dai creditori alla Grecia sembrano essere misure recessive (taglio pensioni già basse, aumento IVA, aumento IVA su attività turistiche ecc e contemporanea protezione da aumento tasse di detentori di grandi patrimoni) impostate al protrarre l’austerità, bloccando di conseguenza ripresa, consumi, potere d’acquisto. Riassumendo si tratta di Misure pro cicliche a tutti gli effetti e sicuramente non funzionali alla ripresa del paese, dell’Europa, nè tanto meno a dare l’idea agli interlocutori internazionali di una UE solida e forte, sia politicamente che economicamente.

Trattasi di solo una sensazione, ma di Grecia si sentirà parlare ancora a lungo, come altrettanto a lungo, e forse di più, si dovranno gestire gli effetti della sua “epopea”.

Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. […] Si finge stupore, quasi si ostenta forte risentimento, come se un nostro perimetro, una nostra zona di confort, fosse stata violata, ma in realtà non c’è da meravigliarsi in quanto, che sarebbe stato tenuto un simile atteggiamento, era noto da tempo (link). […]

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