Il “No” al Greferendum: UE e Tsipras hanno una strategia?

delfi-la-piziaAlla fine l’oracolo ha detto “No”.

Il risultato del referendum greco era solo fino a qualche giorno fa scontato, tanto che a ridosso della data fatidica si sono susseguite intimidazioni, dai toni duri, da parte delle istituzioni europee, con l’intento di influenzare il voto verso il “Sì”. Il referendum, Greferendum: il bluff europeo del derby Dracma-Euro, con il Premier Renzi che lo ha definito, dando spalla alla Merkel, come un derby tra Dracma ed Euro. Affermazioni infondate, come del resto probabilmente infondata l’illazione del Financial Time, subito smentita, di una maxi-patrimoniale del 30% sui conto greci superiori ad 8’000 €. Il tentativo evidente da parte dell’organo di stampa della finanza, ed in particolare della City, era quella di spaventare gli elettori orientandoli al “Sì”, esito che i mercati avrebbero preferito perché avrebbe spianato la strada ad uno scenario noto e non completamente incerto come in caso di “No”. In precedenza inoltre, c’era stato il blocco dell’ELA (linea di credito di emergenza) ad 89 miliardi di € da parte della BCE, motivato dall’insolvenza Greca nei confronti dell’FMI. Vero è che la BCE, per statuto, non può erogare linee di emergenza in situazioni di insolvenza, ma è anche vero che, sempre per statuto, la BCE deve essere il prestatore di ultima istanza per evitare di lasciare le banche a corto di liquidità, cosa verificatasi in Grecia.

L’attesa dei sondaggi era per un testa a testa fino all’ultimo voto, con i “Sì” in continua ascesa. Anche in questa occasione, come ormai di consueto, i sondaggi hanno errato clamorosamente e la bagarre non si è verificata, anzi è stato un risultato quasi oltre ogni più rosea aspettativa di Tsipras, con circa il 65% degli elettori andati alle urne (quorum al 40%), circa il 62% per il “No” ed il 38% per il “Sì”.

Il risultato delle urne apre a scenari complessi ed ignoti.

Da una parte vi è Tsipras, dal cui Governo si è dimesso il ministro Varoufakis quasi in pegno alle istituzioni, che deve capire come muoversi. La sua proposta di programma era giunta ad essere molto prossima a quella Europea, a meno di qualche dettaglio e soprattutto della determinazione di Tsipras di ristrutturare il debito greco del 30%. La ristrutturazione del debito è stata anche valutata, e ritenuta una via percorribile, addirittura dall’FMI; del resto l’entità monster di tale debito lasciava già da tempo intendere che altre vie, se non un default controllato, non sarebbero state percorribili con efficacia. Probabile che Tsipras si ripresenti con proposte simili: ristrutturazione del debito ed abbandono dell’austerità lineare per le classi più disagiate, per i giovani sui quali si è riversato il debito dei padri e che sono coloro che più rischiano con politiche di rigida austerità e per i disoccupati. Nel mentre però il tempo scorre ed i denari delle banche sono sempre meno, così come i liquidi, pochissimi e centellinati, a disposizione del popolo per mezzo dei bancomat. Se la BCE, in riunione il 6 luglio, non acconsentirà ad un incremento dell’ELA le banche non avranno più denaro e di qui a pochi giorni anche la stessa Grecia non riuscirà più a pagare stipendi e pensioni con conseguenti disagi e scontri sociali. Forse, per non venire meno allo statuto che vieta il meccanismo ELA per stati insolventi, verrà trovato un altro nome, ad esempio, come paventato da Schultz con tono intimidatorio e quasi sprezzante, sostegno umanitario. Il gioco di Tsipras quindi potrebbe aver vita di qualche ora, forse non 48 come aveva pronosticato Varoufakis, ma poco di più.

Dall’altra parte si trova l’UE, spiazzata e senza idee su come gestire la situazione. Per il momento la strategia, incompressibile quanto infantile, è quella di continuare a fare la voce grossa, affermando da ogni parte che con la sua scelta la Grecia è andata a sbattere contro un muro: le trattative saranno ora più difficoltose. La frenesia con cui il Pesidente di Commissione Juncker ha contattato tutti i ministri del tesoro alla vigilia del loro incontro, la riunione d’emergenza tra Hollande, Merkel, e istituzioni UE (senza Renzi) ed il seguente (quasi per informare sulle decisioni prese il giorno prima) summit UE convocato dal presidente del Consiglio UE Tusk, sono chiara testimonianza della preoccupazione che aleggia nell’aere di Bruxelles.

La preoccupazione non si ritiene sia per i piani proposti da Tsipras, legittimato per la seconda volta, che tutto sommato potrebbero essere accettabili, come ipotizzato dall’FMI, considerando che con la concessione dalla ristrutturazione del debito, vero obiettivo greco, nel negoziato le istituzioni potrebbero richiedere aggiustamenti altrove, che Tsipras probabilmente sarà flessibile nel dare. Il vero fardello dell’UE è che non ha idea di come agire. Evidentemente non può essere realizzata la GrExit (anche se istituti di rating la danno sempre più probabile) che avevano intimato, ma parimenti non c’è volontà di concedere a Tsipras ciò che richiede, per la preoccupazione di un effetto domino che andrebbe ad espandersi in molti altri stati, in particolare se prossimi alle elezioni (Spagna, Irlanda, Portogallo ecc).

Alle porte si paventano nuove trattative, lunghe, forse accompagnate da un meccanismo per non lasciare la Grecia senza liquidità. La Grecia, tecnicamente già in default poiché insolvente, lo diventerà ufficialmente con il 21 luglio in caso non riesca (e non ci può riuscire) a pagare oltre 3 miliardi alla BCE. Come triste consuetudine ormai, anche questa circostanza ha mostrato l’incapacità dell’Europa, per com’è configurata in questo sua assetto “nazional-germanico-centrico di stampo Schaubleiano”, di far fronte a situazioni complesse e di difficile gestione. L’UE, colpevolmente perché di tempo ce ne sarebbe stato dal 2011 ad oggi, non ha saputo elaborare alcun piano che prevedesse uno scenario simile. Ha sempre pensato che la sola risposta utilizzabile fosse il rigore dei conti ed il rispetto dei paramenti sempre e comunque, senza usare quella flessibilità che ha giovato all’economia USA, mostrando una rigidità mentale ed intellettuale che, nel mondo globalizzato, relega ai margini di ogni possibilità di sviluppo. Si trova ora di fronte a qualcosa che non sa affrontare, mai ipotizzato, e per questo il rischio di grossolani errori è altissimo. Fino all’ultimo, le campagne elettorali per il referendum portate dall’UE hanno sempre punto a spaventare i greci proponendo come conseguenza di un “No” l’isolamento e la povertà che, forse non noto alle istituzioni, in Grecia stanno già vivendo. In questa propaganda si sono cimentati tutti, ovviamente i più falchi come Schauble, Merkel, Tusk, Dijsselbloem, ma anche, ed inaspettatamente per com’era fautore del cambiamento e della flessibilità dei conti, il socialista Schultz e Renzi. Una coesione impensabile tra così differenti parti politiche.

In questo si aggiunge anche lo svanire di una promessa, quella che per le elezioni europee del maggio scorso ogni parte politica aveva sottoscritto: lavorare per un cambiamento dell’Europa, che la rendesse più umana, solidale, solida e prospera, più simile e vicina a quella pensata dai padri fondatori.

Da questo weekend greco e dalla ritrovata unione di tutti gli esponenti europei, pare invece di evincere, col consueto auspicio di errore, che la volontà (ma forse anche la capacità di utilizzare nuove modelli econmici) di perseguire il cambiamento non c’è, e questo è un problema.

Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: