Attendendo il piano greco un fine settimana a ritmo di Sirtaky e dall’aroma di feta

Chissà come si saranno sentiti la precisa e puntuale commissione UE e la meticolosa Merkel quando Tsipras si è presentato all’Euro Gruppo, convocato con estrema urgenza proprio per provare a dirimere la crisi greca, senza un piano di riforme da sottoporre loro.

Il leader greco, dimostrando forse un po’ di superficialità ed impreparattezza ad una situazione che sia lui che le istituzioni, avrebbero volentieri concluso prima, ha avanzato solo richieste orali, affermando che è disposto ad accettare quanto proposto mercoledì passato dalla Commissione, a meno di alcune modifiche per renderlo accettabile dal Parlamento di Atene, modifiche che ovviamente rappresentano il nodo della discordia.

Tsipras vorrebbe mantenere l’IVA agevolata per le attività turistiche e sarebbe disposto a rivedere la richiesta di taglio del 30% del debito in favore di un ricadenzamento, allungando le scadenze e limando i tassi. Le istituzioni invece vorrebbero aggiungere i tre livelli di IVA, pensionamenti da subito a 67 anni, avvio di un pesante processo di privatizzazione. Come già accaduto non sono le cifre in ballo a rappresentare un problema, la Grecia arriva al 2% del PIL europeo, ed i programmi proposti dal primo ministro ellenico e dalle istituzioni non sono distanti, la vera questione è la volontà politica di creare o meno un precedente, che in ogni caso si verrà a creare qualunque sia l’epilogo.

Tsipras ha affermato che l’andare senza piani scritti rappresentava l’inizio della trattativa, in realtà è possibile che, dopo l’avvicendamento al ministero delle finanze tra Yannis Varoufakis e Euclides Tsakalotos, un piano condiviso e sottoscritto anche dal nuovo ministro non ci sia ancora. Nonostante ciò Tsipras ha richiesto il versamento, con beneficiaria Atene, di 7 miliardi di € per consentire di arrivare a fine luglio evitando il fallimento. Se entro due giorni Atene non sarà rifornita di liquidità le banche non avranno più soldi e sarebbe il default, con conseguenze ignote sul destino della Grecia all’interno dell’area Euro; per far fronte a ciò Atene ha richiesto una estensione del programma di assistenza ELA, fermato ad 89 miliardi dalla BCE come conseguenza del mancato pagamento di 1.6 miliardi all’FMI il 30 giugno. I denari servirebbero al governo greco per pagare stipendi e pensioni e per rimborsare i circa 3 miliardi che devono alla BCE entro il 21 luglio. La proposta è stata immediatamente rifiutata dalla Merkel: “Prima i piani di riforma e poi gli aiuti” ha tuonato il cancelliere tedesco, mentre Tsipras vorrebbe gli aiuti per poter intavolare, in luglio, nuove trattative con le Istituzioni per un piano condiviso. Nel frattempo è stata paventata l’ipotesi di un prestito all’ellade di circa 3 miliardi, ossia i profitti della BCE sui titoli greci, ma questa somma è sufficiente solo per adempiere gli obblighi dello stato (stipendi e pensioni) oppure per ripagare la BCE il 21 luglio.

In sostanza l’Eurogruppo si è concluso con un nulla di fatto, la tensione continua a tagliarsi con il coltello, ancora nessuno sa come, in caso di default ellenico, procedere: far uscire la Grecia dall’Euro o dichiararla “semplicemente” insolvibile? IN ogni caso le decisione sarà in capo all’Europa che ha in mano il proprio destino.

Al momento le Istituzioni hanno chiesto ad Atene un piano entro giovedì sera, massimo venerdì mattina, da poter discutere domenica nei vertici straordinari e d’urgenza a 19 e 28. Sono stati convocati anche tutti e 28 gli stati membri proprio perché in caso di uscita della Grecia dall’Euro, ipotesi che riteniamo difficile, ma che nessuno, incluso Juncker, ancora smentisce, l’impatto sarebbe su tutta l’Europa (e non solo).

La partita è di livello globale, come tale i giocatori non sono solo gli stati europei o immediatamente limitrofi, ma anche le altre potenze mondiali. In particolare USA, Russia e parzialmente la Cina. Il default greco, e nel caso peggiore l’uscita dall’area Euro, complicano lo scenario almeno su due livelli: il primo prettamente economico, in quanto uno scossone europeo che coinciderebbe con la disgregazione di tutto il progetto per come è stato conosciuto fino ad ora, con la decadenza del principio di irreversibilità della moneta unica, e con l’ammissione di fallimento del “What ever it takes” di Mario Draghi, sarebbe potenzialmente in grado di rallentare la ripresa anche in aree geografiche molto lontane, come appunto in Usa ed in Russia; il secondo livello è invece di tipo strategico, perché, a seconda della sorte greca, essa sarà portata ad orientarsi ad est piuttosto che ad ovest.

La Cina si sta muovendo alla conquista del vecchio continente procedendo all’acquisizione di quote in importanti società (ascesa sopra il 2% di Intesa è stato l’ultimo colpo in Italia) operanti in settori strategici (energia, oil&gas, trasporti, tlc, finanza, minerario, acciaio). Ovviamente la possibilità, qualora la Grecia venisse “abbandonata” dall’Europa, di supportarla in cambio di basi o avamposti strategici, teste di ponte per il vecchio continente, è quantomai allettante, così come lo sono le privatizzazioni che le Istituzioni UE chiedono a Tsipras. Di particolar interesse risultano il porto del Pireo, tutto il settore navale e la flotta commerciale greca, che per tonnellaggio è la più grande la mondo. Al momento l’interesse Cinese alla vicenda sta un po’ scemando a causa dei crolli finanziari che stanno colpendo l’estremo oriente: perdite di borsa di ordini di grandezza superiori a tutto il problema greco, basti pensare che in un sol giorno (la settimana scorsa) sono andati bruciati denari pari all’equivalente del valore di tutta la borsa di Parigi.

Gli USA, direttamente dal Presidente Obama, hanno fatto pervenire una telefonata alla Merkel (notare, non a Bruxelles, Juncker o chicchessia, ma a Frau Merkel) per riconfermare la necessità di una permanenza greca nell’Euro. Anche l’ammorbidimento delle rigide posizioni dell’FMI, con la conseguente dichiarazione (quasi certificazione, ma più una semplice conferma) di insostenibilità del debito greco, sembrerebbe figlio dell’operato del presidente statunitense, assai preoccupato che la situazione greca comporti il rallentamento della sua economia. Gli USA temono inoltre un avvicinamento della Grecia, la cui posizione, crocevia tra Europa e Medio Oriente, è strategica, alla Russia.

Dal canto suo la Russia ha offerto, se richiesto, aiuto ad Atene, proprio per l’interesse affinché lo stato ellenico entri nella sua orbita in caso di default. Oltre alla posizione militarmente e geo-strategicamente importante, a Putin interessa l’energia, in particolare alcune concessioni esplorative/estrattive nell’Egeo, ma soprattutto il passaggio del gasdotto Turkish Stream che consentirebbe di portare Gas russo in Europa (uno dei maggiori mercati russi) evitando la complicata ed instabile tratta Ucraina, altro nervo scoperto ed ancora dolorante nella politica estera interna o prossima all’Europa. Per tale progetto infrastrutturale poco più di due miliardi di € sono già in procinto di essere bonificatati al governo ellenico.

Ora non rimane altro che attendere il il piano di riforme del governo Tsipras ed il conseguente vaglio da parte delle istituzioni durante i vertici fissati per domenica.

Un fine di settimana a ritmo di sirtaky e dall’aroma di feta.

Valentino Angeletti
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Twitter: @Angeletti_Vale

 

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