Tsipras ha un piano! 12 miliardi in due anni, ma superiori agli 8 rifiutati dal referendum…

La Grecia ha presentato in tempo utile il proprio piano di riforme alle Istituzioni europee, che nella giornata di venerdì 10 saranno chiamate a discutere.

L’entità del piano greco è di ben 12 (alcune cifre parlano di 13) miliardi in due anni (10.5 il primo anno e 2.5 il secondo), superiore rispetto agli 8 previsti dalla bozza presentata dalla Commissione e sulla quale si è pronunciato, negativamente, il referendum popolare ellenico. Per la grecia 12 miliardi equivalgono al 5% del PIL, praticamente come se in Italia si facessa una manovra da 100 miliardi in due anni: difficile chiedere alla Grecia ulteriori sforzi. Già questi parrebbero eccessivi ed insostenibili e gettano dubbi sull’efficacia, nel medio periodo, della soluzione che in questo weekend verrà necessariamente trovata.

Le posizioni all’interno delle istituzioni rimangono contrastanti. Tra i più critici c’è il solito Schauble che avrebbe detto che non vede possibilità che la strategia greca possa far cambiare la sua opinione, cioè di lasciare al Grecia al verde. Altri, come il Presidente di Commissione Juncker, risultano più propensi alla trattativa ed a raggiungere l’obiettivo, condiviso quasi universalmente, di mantenere la Grecia nell’Euro, nonostante un atteggiamento delle Istituzioni più duro a caUSA del rferendum.

Se il valore di 12 o 13 miliardi pare più che accettabile, come entità complessiva del provvedimento, da parte della ex Troika, va capito quanto le istituzioni vorranno insistere sulla necessità di specifiche riforme a prescindere dai numeri. Un tempo alla Commissione era sufficiente far quadrare i numeri, adesso c’è la pretesa, richiedendo una importante cessione di sovranità, di influenzare anche i singoli provvedimenti, non solo tramite consigli, ma vincolando l’accettazione del piano. Evidente che la Grecia si trovi chiusa nell’angolo, perché, se il piano non verrà accettato entro lunedì, le banche non potranno riaprire, sarà crisi totale di liquidità ed il contesto sociale precipiterebbe. Gli effetti negativi di una nuova deriva dei negoziati sarebbero immediati per Atene, un po’ più lenti, ma altrettanto gravi, per l’Europa. La “proposta Tsipras” verte (per approfondimenti Vittorio Da Rold il Sole24) sul’estensione delle aliquote IVA, sull’eliminazione delle agevolazioni fiscali per le isole, sull’aumento delle imposte societarie, sullo stop alle baby pensioni e conseguente innalzamento dal 2022 a 67 anni dell’età pensionabile, sulle privatizzazioni di porti ed aeroporti e sulla vendita dei titoli della società ex statale di TLC ancora detenuti da Atene e di altre partecipate (a meno della società di energia). Per quel che riguarda il surplus primario esso è previsto a 1% – 2% – 3% – 3.5% rispettivamente per 2015-2016-2017-2019.

Indubbiamente il piano del primo ministro ellenico è austero e difficilmente avrà il consenso delle ali più radicali di Syriza e di coloro che al referendum popolare hanno votato OXI, no, alla proposta delle Istituzioni da 8 miliardi. Proprio per tali ragioni Tsipras, che dovrà far approvare la manovra dal Parlmento Ateniese, sta lavorando per non rischiare un veto, cercando di allargare la sua maggioranza ai partiti greci To Potami, Nea Dimokratia e Pasok, ai quali ha consegnato la riforma complessiva, prima che ai creditori.

Non viene menzionato il debito greco e la sua ristrutturazione, ma neppure si parla di investimenti concreti a sostegno della crescita. In questo momento tutte le attenzioni sono rivolte al risparmio, al taglio della spesa e non, come sarebbe importante, a piani di sviluppo, investimenti strutturali, occupazione per rendere, l’ancora assente, ripresa greca, quando sarà, più stabile. Quasi sotto silenzio, probabilmente per le ritrosie di Schauble che sta tenendo in scacco anche Merkel ormai convinta della necessità di mantenere la Grecia nell’Euro ma vincolata al contempo a mantenere gli equilibri della grande coalizione tedesca, sono passate le importanti parole dell’FMI, che dietro pressione della FED e di Obama, hanno confermato la non sostenibilità del debito ellenico. Quello che si può percepire è che senza una rivisitazione in termini di tempistiche o tassi, non volendo applicare un vero haircut, si tratti sempre e comunque di soluzioni estemporanee per comprare tempo, prolungando l’agonia greca e la crisi economica europea, perché i problemi, poi, si ripresenteranno con gli interessi.

Stanti così le cose, ad avere le spalle contro il muro è Tsipras, infatti il premier ellenico con questa sua proposta pare aver allentato e di molto le sue pretese, quasi deponendo le armi, dopo l’uscita di scena Varoufakis. Le conseguenze di un mancato accordo porterebbero direttamente Atene, lunedì prossimo, a non essere in grado di riaprire le banche, verrebbe meno la liquidità, non potrebbero essere pagati stipendi e pensioni, men che meno saldato il debito con la BCE a decorrenza 21 luglio. Le conseguenze per l’area Euro sarebbero invece più lente, ma una eventuale uscita della Grecia dalla zona euro (che rimane una ipotesi, anche se molto lontana) sancirebbe la disfatta del progetto Europeo, delle sue istituzioni, della sua politica, e dell’obiettivo del “What ever it takes” di Draghi.

Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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2 Risposte

  1. […] miliardi il primo anno e 2.5 il secondo, con valori di avanzo primario spintamente ottimistici (Tsipras ha un piano! 12 mld in 2 anni, ma superiori agli 8 rifiutati dal referendum). Lapalissiano che anche la proposta di Tsipras trovi avversione di questi elettori decisamente […]

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