Piano Tsipras: Ok di Atene e verso l’approvazione all’Eurogruppo

Ormai mancano poche ore all’approvazione da parte dell’Eurogruppo del piano da 13 miliardi in due anni proposto da Tsipras, dopo aver riscosso nella notte il nulla osta del Parlamento Ateniese. La votazione non è stata affatto tranquilla e, seppur l’approvazione sia avvenuta con ampia maggioranza, l’ala più radicale del partito di governo Syriza ha espresso voto contrario, mentre l’ex ministro Varoufakis si è astenuto dal votare. L’opinione di questi oppositori è stata quella di preferire un ritorno alla Dracma e differenti sofferenze, rispetto ad una nuova sottomissione all’austerità europea. Favorevolmente invece hanno votato tutti gli altri partiti, tra cui Nea Democratia e To Potami, con i quali Alexis Tsipras aveva cercato di instaurare un’asse, proprio per evitare sgradite sorprese.

Nelle piazze i manifestanti non hanno mancato di far sentire la loro voce. Si trattava di tutti coloro che al referendum del 5 luglio, votarono OXI, cioè no, al piano europeo. Il testo su cui si pronunciarono prevedeva una manovra da 8 miliardi in un anno, mentre quella di Tsipras ben 10.5 miliardi il primo anno e 2.5 il secondo, con valori di avanzo primario spintamente ottimistici (Tsipras ha un piano! 12 mld in 2 anni, ma superiori agli 8 rifiutati dal referendum). Lapalissiano che anche la proposta di Tsipras trovi avversione di questi elettori decisamente delusi e traditi. Pensavano di poter portare in Europa una nuova aria economica che avrebbe fatto da pilastro di un nuovo concetto europeo, invece così non è stato. Probabilmente a spaventare Tsipras, che come abbiamo detto (link precedente) era colui con le spalle al muro, sono stati i 10 giorni di chiusura delle banche e l’avvicinarsi della scadenza ultima per pagare stipendi e pensioni, per i quali non vi è liquidità sufficiente, unitamente alla solida inflessibilità della compagine istituzionale europea che pare essere sempre più diretta, neppure dalla Germania la cui cancelliera, per salvare l’UE, valuterebbe anche posizioni meno intransigenti, ma proprio dal Ministro Schauble. Effettivamente non è possibile biasimare i greci delusi dal proprio presidente, il quale li ha trainati ad un referendum ricco di speranze, ma di fatto rivelatosi inutile. Il piano proposto da Tsipras avrebbe potuto essere redatto tranquillamente dal suo predecessore Samaras. Questo ultimo epilogo, che la chiusura delle banche e la mancanza di liquidità per stipendi e pensioni hanno senza dubbio coadiuvato, fa nuovamente pensare al tempo perso in un susseguirsi di trattative col senno di poi inutili.

L’unica speranza per Tsipras e la Grecia è che le istituzioni propongano una rivisitazione in termini di tempistiche e tassi sul debito ellenico (haircut non è contemplato, i falchi vigilano).

Parrebbe che il leader nelle trattative scorse fosse stato non Tsipras, ma Varoufakis, dimessosi su pressioni delle istituzioni e soprattutto perché ben conscio ed in disaccordo rispetto a quanto di lì a poco il suo Premier avrebbe accettato

Un simile ed inaspettato, ma nono troppo, perché l’assenza di liquidità spesso fa cambiare opinione anche ai più radicali, ammorbidimento di Tsipras, il quale ha dichiarato che quelle da lui presentate non sono le promesse fatte in campagna elettorale,  fa si che probabilmente nulla cambi davvero in Grecia, costretta a stringere ancor di più la cinghia ormai da tempo sprovvista di buchi. Secondo il celeberrimo economista Joseph Stigliz la causa della depressione greca (-25% di Pil e disoccupazione al 25%) è che hanno fatto quel che è stato chiesto loro di fare (l’UE), non che non sono riusciti a farlo.

Augurandoci di sbagliare magari assieme a Stiglitz, se le Istituzioni non si renderanno parte di un radicale cambiamento economcio-sociale, la tragedia greca avrà impartito una lezione importantissima, ma non appresa da coloro che avrebbero dovuto.

11/07/2015
Valentino Angeletti
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