L’accordo Tsipras – Eurogruppo verso l’approvazione di Atene, ma sono sempre meno a credere nella sua efficacia

Si terrà in serata, probabilmente alle 22 ora locale, la votazione del Parlamento greco in merito al piano di riforme scaturito dall’accordo di lunedì mattina tra Tsipras e le Istituzioni UE. Man mano che il tempo passa la compagine di Syriza, che aveva sostenuto il suo leader, si sta depauperando di numerosi elementi. L’ultimo in ordine cronologico è stato il vice ministro greco delle Finanze, Nantia Valavani, che ha rassegnato le proprie dimissioni con la motivazione che il piano proposto dall’Europa a Guida tedesca non ha altro scopo che umiliare e punire la Grecia.

Nonostante un sondaggio della società Kapa per il quotidiano To Vima riveli che il 70,1% dei greci vuole che il Parlamento approvi l’accordo poiché, benché duro, pare indispensabile. Il 51,5% lo ritiene addirittura positivo.

Se confermato quanto riferito da sondaggio, viene da interrogarsi sull’esito del voto referendario che si era opposto con il 60% dei votanti ad un piano più blando rispetto a quello ora proposto. Evidentemente la paura ha fatto cambiare opinione ai votanti.

Nonostante le defezioni provenienti da Syriza, che cercheranno di osteggiare le misure, c’è da attendersi che grazie ai voti dei partiti più moderati (Nea Demokratia, Pasok, To Potami) di opposizione, il programma venga approvato, anche se Tsipras ha detto di non voler decurtare stipendi e pensioni che invece, stando all’accordo, dovrebbero essere limati (il 5% dagli stipendi pubblici ad esempio); sicuramente le Istituzioni Europee non soprassederanno su questi punti cardine dei tagli imposti. Probabilmente a valle del nulla osta Parlamentare, il Governo Tsipras, mancante della maggioranza, sarà costretto a subire un rimpasto e probabilmente con pressioni (non ufficiali) da parte della UE su che figure introdurre, coronando una più completa e pervasiva cessione di sovranità al controllo esterno, in unione al rientro della Troika, previsto anch’esso dal programma di aiuti. Dopo l’approvazione di Atene il piano dovrà passare al vaglio di altri 6 parlamenti più quello UE.

A parte il palese, scontato e manifesto rigetto da parte di molti esponenti di Syriza di tutto l’operato che ha caratterizzato l’attività del Premier Ellenico, non più riconosciuto come leader, in questa ultima settimana (nonostante circa il 58% della popolazione mantenga una opinione positiva di Alexis Tsipras) anche altre voci autorevoli gettano dubbi sul programma e sulla sua efficacia, fatto salvo nel riuscitissimo intento di impartire una severa lezione alla Grecia ed a tutti coloro che si oppongono alle politiche di austerità e di asservimento alle istituzioni egemoni. L’FMI ha ipotizzato la sua esclusione dal programma di aiuti alla Grecia, non potendo lo stato ellenico assicurare adeguate garanzie. Secondo un report dell’istituto di Washington il debito greco non è sostenibile, esso era al 127% ad inizio crisi per poi impennare con rapidità impressionate al 180% ed ora punta al 200%; i parametri sul disavanzo inoltre sono ritenuti non raggiungibili alla luce del debito e delle condizioni economiche in cui versa il paese. Per ridurre quindi il rapporto debito/PIL l’unica via è quella di una pesante ristrutturazione del debito ellenico, un haircut del 30% come lo stesso FMI aveva ipotizzato, ben oltre quanto messo sul piatto dall’Europa e ben oltre quanto l’Europa si sia detta disposta a fare.

Evidentemente non c’è fiducia nel piano e neppure che le condizioni della Grecia siano recuperabili a meno di interventi drastici, come del resto avevamo già dubitato in precedenza. Una ulteriore conferma che la vicenda si protrarrà ancora a lungo e presenterà nuovamente di conto. In aggiunta a ciò si riafferma la tendenza assolutamente non cooperativa e di mutuo auto all’interno dell’Europa a 28. Gli stati che non hanno adottato la moneta unica e che pur sono partecipi all’ESM, hanno già detto (David Cameron lo ha esplicitato in varie interviste, rivelando quale idea possa avere della BrExit) di non essere disposto a pagare i debiti greci e per manutenerla nella zona Euro. Pertanto, non essendo possibili prestiti bilaterali, il salvataggio della Grecia avverrà quasi sicuramente attraverso l’ESM, ma con una forma di tutela, ancora da definirsi, per i paesi non dell’eurozona. Decisamente una nuova manifestazione di debolezza del vecchio continente.

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Valentino Angeletti
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2 Risposte

  1. L’ha ribloggato su Worldviewere ha commentato:
    #ThisIsACoup

  2. […] ritardo e probabilmente dietro pressione della FED e del segretario del tesoro Jack Lew, anche l’FMI si è schierato  a favore del taglio del debito o dilazionando ulteriormente i tempi ed i tassi oppure con un vero e proprio haircut stimato del […]

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