Il cronico, teutonicamente imposto, ritardo di Mario Draghi, ultimo baluardo di questa Europa

All’ultimo direttivo del Board BCE, che si tiene il giovedì ogni 45 giorni, il Governatore Draghi ha proferito parole piuttosto nette in merito alle ultime vicende economico-politiche.

Innanzi tutto ha comunicato che aumenterà il tetto dell’ELA, la liquidità di emergenza per le banche greche, di 900 milioni di euro, in aggiunta agli 89 miliardi già conferiti, così da consentire i prelievi di 60 euro ai greci fino ad agosto e ridare liquidità alle banche.

In merito all’ELA, Mario Draghi ha poi precisato, con tono perentorio, che precedentemente non è stato possibile incrementarne il tetto perché lo statuto della BCE non consente l’innalzamento di una ELA nel caso non sussistano sufficienti garanzie bancarie o se uno stato e le sue banche al seguito, versano, come la Grecia nei confronti dell’FMI, in situazione di insolvenza. Sono infondate, a detta del Governatore, le accuse rivolte alla BCE di voler spingere, non consentendo la riapertura delle banche ormai prive di liquidità senza il supporto ELA, all’accettazione del piano della Commissione, respinto inutilmente con il referendum del 5 luglio. Ora, a seguito della conferma del piano da 82-86 miliardi in 3 anni, la cui prima trance da 7 è in procinto di essere erogata, approvato dal Parlamento di Atene ed anche da quello tedesco, le garanzie sono aumentate, consentendo lo sblocco dell’ELA, operazione puntualmente messa in atto da Draghi.

Mario Draghi ha inoltre riconfermato come sia nella missione della BCE l’obiettivo di preservare l’Euro e di impedire la fuoriuscita di qualsiasi paese membro dalla moneta unica. L’istituto utilizzerà ogni strumento, anche non convenzionale, per perseguire il risultato. L’eventuale decisione di eliminare un paese dalla zona Euro è una decisione prettamente politica che spetta agli stati ed alla Commissione, non ad un’entità neutrale (teoricamente neutrale, perché la trazione tedesca, col 17% delle quote, è evidente) come la Banca Centrale. Dal punto di vista della BCE e di Draghi non è contemplabile l’ipotesi di una GrExit.

Questa affermazione ricalca un po’ quella del 2011, il famoso “What ever it takes”, e si contrappone alle contemporanee dichiarazioni del solito Scheauble il quale ha riaffermato che l’uscita VOLONTARIA della Grecia dalla zona Euro per un tempo di circa 5 anni sia la soluzione migliore. Evidentemente se dovesse esserci una uscita è impensabile che essa sia a tempo, anche perché di lì a poco probabilmente imploderebbe tutta l’UE. Del resto è ormai chiara la volontà dei falchi di perseguire una Europa a due velocità, che di fatto non sarebbe più unita, né potrebbe condividere medesime politiche ed obiettivi economici.

In realtà non si ritiene che la GrExit sia stata una ipotesi realmente sul tavolo, non esistono procedure e la Costituzione europea non contempla questa evenienza; inoltre la Grecia, come la maggior parte degli stati dell’Eurozona, non sarebbe tecnicamente in grado di coniare nuova moneta.

Questo slancio di Draghi a protezione dell’Euro, appare un po’ ritardato, come furono ritardatari i QE che con tutta probabilità, se avesse potuto decidere in autonomia senza tenere in considerazione la componente tedesca del board BCE, il Governatore avrebbe erogato ben prima. Il Governatore, se avesse realmente voluto arginare una GrExit quando pareva più probabile e tranquillizzare i mercati in preda alla volatilità, avrebbe dovuto fare dichiarazioni simili a ridosso del referendum, cosa che non ha fatto. Si ritiene perché non sarebbero state gradite a tutte le istituzioni europee (ovviamente capeggiate dai falchi, ma con al seguito tutti i capi di stato, incluso Renzi) che avevano conferito al referendum il significato, totalmente infondato, di scelta tra Euro e Dracma e quindi Grexit o non Grexit.

Draghi, sempre con canonico, quasi cronico, ritardo, si è allineato all’altrettanto ritardataria FMI sospinta dal segretario Jack Lew e la FED, nel confermare la necessità di un taglio, magari a mezzo di un dilazionamento trentennale, dell’insostenibile debito Greco, che, agli occhi anche dei meno esperti, già dal 2011 era chiaro non potesse essere rimesso nei tempi e modi concordati e soprattutto con le condizione di austerità imposte, inefficaci a risollevare il PIL, denominatore nel rapporto col Debito. Ad FMI e BCE si accoda anche il Professore, ex Premier italiano, Romano Prodi, secondo il quale è necessaria una ristrutturazione del debito greco, proprio come fu fatto con la Germania negli anni addietro (ogni riferimento è puramente non casuale) e tale necessità è anche parte di quel processo che dovrebbe portare l’Europa ed essere davvero un elemento unitario.

Che il ruolo di Draghi e della BCE nel cercare di limitare la crisi sia stato e sia tutt’ora fondamentale, risulta evidente come risulta chiaro l’impegno quasi personale di Draghi “To preserve the Euro”. Meno chiaro, forse, è che Draghi si sta divincolando tra i falchi tedeschi, maggiori azionisti della BCE che fanno proseliti non dichiarati, ma fattuali, anche in Italia, e la sua volontà di tenere coesa l’Europa, con uno sforzo diplomatico e gestionale senza pari.

Speriamo che predomini il concetto di Draghi, che vinca su quello delle spinte particolaristiche, divisive e distruttive, perché Super Mario è l’ultimo e unico baluardo per questa Europa.

17/07/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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