Renzi all’assemblea PD: detassazione di 45 miliardi in 3 anni e riunificazione del PD

Non smentendosi rispetto alla norma, il Premier Renzi, durante l’assemblea del PD presso l’EXPO di Milano, non si è risparmiato da dichiarazioni che hanno suscitato scalpore. Renzi ha dichiarato di voler mettere a segno una rivoluzione copernicana mai vista, un taglio delle tasse da 45 – 50 miliardi in tre anni. Nella fattispecie il cronoprogramma prevederebbe l’abolizione dell’IMU prima casa, agricola e l’imposta sugli imbullonati nel 2016, il taglio dell’IRPEF e dell’IRAP nel 2017, e nel 2018 l’estensione del bonus 80€ anche ai pensionati; una detassazione, nei tre anni, rispettivamente di circa 5-20-20 miliardi di euro, il tutto senza sforare i parametri europei.

Le parole del Premier sono state ovviamente oggetto di critiche sia da parte dell’opposizione, da Brunetta a Salvini, passando per il M5S, sia da parte di gran parte della minoranza DEM (Gotor, D’Attorre, Speranza, Cuperlo) oltre che i fuoriusciti civatiani. Le motivazioni addotte sono simili: reperire le coperture, idea copiata a Berlusconi, promesse non mantenibili.

Non si può non costatare che se dette in questo modo, quasi cifre a caso, esse lascinao il tempo che trovano. Bisognerebbe che il Premier avesse elencato precisamente anche le coperture, ad esempio, prendendo spunto ed indicato cosa fosse intenzionato a portare a termine, dai report dei Commissari Bondi – Cottarelli (Gudgeld??) che in alcuni punti, come il taglio dei centri di spesa e l’eliminazione delle partecipate inutili, sono eccellente ed indubbiamente efficaci. Non basta dire genericamente che le coperture deriveranno dalla Spendig Review e dall’applicazione della flessibilità europea consentita entro i patti, la quale peraltro deve essere approvata dalla Commissione UE e non decisa autonomamente in fase di stesure delle stime del DEF.

Non si può non constatare neppure, e forse è la cosa più immediatamente evidente, che la mossa “IMU” era già stata eseguita, con successo perché poi vinse le elezioni, da Berlusconi. Tralasciando il fatto che l’abolizione della TASI (che ingloba l’IMU) è già prevista per lasciare il posto ad una Local Tax, anche quello di Renzi pare un tentativo di incrementare la sua popolarità, rilevata in calo, in vista di importanti tornate amministrative nel 2016 (Milano, Bologna, forse Roma e molte altre importanti città). Tagliare l’IMU prima casa non costa molto, circa 3.5 mld, appena un terzo di quanto necessario per il bonus 80€, ed al contempo è una misure popolare e che sicuramente attirerà consensi.

Non va mai dimenticato come la questione IMU abbia tenuto banco per mesi e mesi, distogliendo energie parlamentari da temi più importanti e dal maggior impatto, a causa di prese di posizioni ideologhe rispetto ad una reale difficoltà di trovare una mediazione sensata ed efficace economicamente. Tornare a dibattere sull’IMU, rischia di essere un’latra diatriba senza fine, in un momento in cui si deve essere assolutamente concentrati sulla ripresa economica, senza far scappare le occasioni che questa congiuntura macroeconomica offre.

Inoltre, il bilancio dello Stato deve essere alimentato. Già nel prossimo DEF dovranno essere trovati 17 miliardi, di cui 10 da tagli, per scongiurare le clausole di salvaguardia (IVA ed accise). Il Premier si è detto tranquillo perché i tagli saranno superiori a quelli stimati.

Precisato tutto ciò, va dato atto a Renzi che la riduzione delle tasse, su persone e lavoro, è la via da perseguire per conferire più capacità di spesa a lavoratori e famiglie e quindi sostenere un poco i consumi. Quindi, se, i per ora ipotetici, 45 miliardi andranno in quella direzione, previo reperimento di adeguate coperture non derivanti da altre imposte locali o da tagli a sanità e welfare, sarà sicuramente un risultato ottimo.

Riguardo all’IMU, che ha carattere di imposta patrimoniale, forse sarebbe meglio agire in modo selettivo. Riformare il catasto  e poi ridurre o tagliare l’imposta per i redditi più bassi, rendendola equamente progressiva per gli alti redditi e per gli immobili di elevato pregio. Via, questa, indicata anche dai fuoriusciti del PD e dalla minoranza interna dello stesso partito.

Dall’assemblea PD emerge chiaramente anche il tentativo di Renzi di riunire il partito. La maggioranza al Senato vacilla, non è più scontata, nonostante il supporto dei verdiniani, ormai renziani dichiarati.

I nemici che Renzi ha elencato si riducono così a Lega e M5S contro i quali potrebbe doversi cimentare in un difficile ballottaggio, dovuto all’attuale struttura dell’Italicum, che potrebbe vedere coalizzato tutto l’elettorato anti renziano (numeroso visto l’alto grado divisivo del Premier, con il quale si è in totale sintonia o totalmente contro). Ma nemico dichiarato da Renzi, un po’ a sorpresa, è anche il movimento Possiamo di Civati, il quale potrebbe indebolire il PD e privarlo del supporto decisivo di alcuni parlamentari della corrente più a sinistra dei DEM: con i numeri in essere al Senato, ogni voto può risultare fondamentale. Non è nemico invece Berlusconi, che per molti aspetti ispira l’operato di Renzi ed il suo modo di fare e comunicare. FI potrebbe fornire i voti necessari, pur ragionando puntualmente di provvedimento in provvedimento essendo decaduto il patto del Nazareno, per consentire il passaggio delle riforme renziane, ad esempio nella delicata questione dei diritti civili che sicuramente spaccherà la maggioranza di governo ed il PD.

Maggioranza mobile e fluida è la parola d’ordine.

Chissà se Renzi riuscirà a fare quanto promesso:

  • Meno tasse per tutti.
  • Ripresa economica con le riforme.
  • Reunion del PD.

I propositi sono buoni, ma abbiamo imparato, a nostre spese, che tra il dire ed il fare…

19/07/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

 

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