Non v’è conclusione in vista alla crisi greca, e tutti, mercati, investitori e creditori, ne sono ben consci

A tra giorni dalla riapertura, in seguito a cinque settimane di chiusura forzata, la borsa di Atene pare non dare segni di recupero. Il primo lunedì di apertura, il listino era precipitato fino a segnare -23% per poi chiudere a -16.2%, i giorni seguenti sono stati migliori ma sempre all’insegna del segno meno. Le principali vittime della riapertura sono state, prevedibilmente, le banche, precipitate finanche a -30%. I volumi sono stati bassi, ed è facile prevedere alta volatilità fino a che Grecia e creditori non giungono ad un accordo con il quale si sblocchi il piano di salvataggio da oltre 80 miliardi e di conseguenza la prima tranche. Il limite temporale per portare a termine il trattato è il 18 agosto, in modo che sussistano i tempi tecnici per consentire ad Atene il pagamento degli oltre 3 miliardi di €, ad oggi non presenti nelle casse elleniche, dovuti alla BCE entro il 20 agosto. Già subito si nota che dei circa 7 miliardi, erogati come prima tranche del piano di aiuti, parte torneranno alla BCE, in una partita di giro poco efficace per la Grecia e che si verificherà anche con le altre rate degli aiuti, in quanto le scadenze per Atene sono diluite in un arco di tempo ventennale. Altri dovranno andare a sostenere il sistema bancario, in ginocchio a causa di una sfrenata corsa agli sportelli e nonostante i limiti imposti ai greci sui prelievi bancomat. In favore degli istituti ellenici non è stata aumentata, dalla BCE, la liquidità di emergenza, ferma a 90.4 miliardi; è anche vero che la banca centrale di Atene, non potendo ignorare la condizione di insolvibilità dei suoi istituti, non pare aver chiesto l’innalzamento del tetto ELA alla Banca Centrale Europe. Sempre più scontata pere essere la necessità di ricapitalizzare le banche della penisola olimpica così come il fatto che molto poca della liquidità assegnata passerà all’economia reale (di fatto farà parte di una partita di giro poco funzionale se non per dire formalmente che i debiti sono stati saldati, la stessa Lagarde mise in guardia che in tal modo non si sarebbe risolto il problema greco).

Tra Atene e creditori pare vi sia la convinzione di giungere ad un accordo entro fine settimana e con tutta probabilità così sarà, anche se permangono alcune divergenze sulle riforme delle pensioni, sulla tassazione degli armatori e sull’eliminazione delle agevolazioni agricole.

In ogni caso, anche andasse in porto l’accordo nei tempi stabiliti, è evidente che i mercati hanno già scontato gli scenari meno auspicabili, e ciò è dimostrato dai ribassi relativamente contenuti delle altre piazze finanziare, mentre ad Atene era il tracollo, e soprattutto che gli investitori istituzionali, le grandi banche, le assicurazioni, i fondi, non credono nella bontà delle misure adottate per la Grecia, quindi il piano da 80 miliardi per traghettare Atene circa fino a fine anno, vincolandolo al recepimento di precise riforme di impronta ancora austera e non troppo differenti nelle modalità di azione a quelle che han portato la Grecia e l’UE nelle condizioni attuali. Del resto basta ricordare che lo stesso FMI si è detto dubbioso se partecipare al piano di salvataggio a queste condizioni e soprattutto senza una rinegoziazione del debito che mai come ora sembra, assieme alla ricapitalizzazione del sistema bancario, inevitabile, ma che, nonostante l’evidenza, pare non voler essere discussa ed implementata con decisione. Non è quindi pensabile che, detto il pensiero dell’FMI e le esplicite parole della Lagarde, altri investitori, dalla mission ben più speculativa rispetto all’istituto di Washington, possano dar credito alla Grecia a queste condizioni.

La prima impressione avuta a valle della presentazione del piano, vale a dire che fosse semplicemente un palliativo per prendere tempo, è confermata. Inoltre ad autunno (arrivando alle elezioni tedesche e spagnole) si prospettano nuove elezioni che potrebbero destabilizzare ulteriormente la situazione di Atene, ove, sia a livello politico, con le divisioni interne a Syriza, sia a livello sociale, si respira aria pesante. In ultimo, ma non per importanza, si rincorrono ancora le teutoniche voci e le “minacce” di una “GrExit” in caso Grecia e creditori non si accordassero entro le scadenze e come diretta conseguenza lo sfaldamento di tutta l’Unione Europea ed un effetto domino imprevedibile e diffuso.

Il pronostico che la vicenda greca sia ancora lungi dall’essere risolta, soprattutto senza rinegoziazione repentina del debito e ricapitalizzazione del sistema bancario, pare essere sempre più vero.

05/08/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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Una Risposta

  1. […] avevamo previsto (Link), in merito alla crisi greca, pare sempre più probabile un accordo tra creditori ed Atene entro il […]

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