Blocco di Novembre: la proposta shock di Salvini nei confronti della quale Renzi pare abbondantemente immune

Dopo un’insistente ed esasperata polemica, quasi stucchevole, su un grave e drammatico problema, come l’immigrazione, che da anni continua a mietere vittime nel Mediterraneo e presso i confini di quegli Stati meta di migrazioni terrestri o semplicemente di passaggio per raggiungere località più nordiche, come Germania, Svezia, UK, tra il Leghista Salvini ed il segretario della CEI, Monsignor Galantino, la nuova proposta shock del leader leghista riguarda un blocco nazionale, una sorta di maxi sciopero di 3 giorni a novembre: il 6, 7 ed 8 (quindi chi volesse aderire è avvisato per tempo. Del resto sarebbe stato poco delicato e corretto anticiparlo ai periodi di ferie o appena alla ripresa del lavoro, con lo stress da rientro ad altissimi livelli).

L’intento del Matteo leghista è quello di raccogliere quanti più aderenti possibili, e tra le file dei cittadini, e tra le istituzioni. Assieme alla partecipazione dei lavoratori autonomi, delle partite IVA, degli agricoltori, degli imprenditori, degli artigiani, dei tassisti e degli autotrasportatori, avrebbe addirittura auspicato la partecipazione dei sindacati e dei lavoratori dipendenti. Tra le forze politiche l’augurio è stato di una adesione massiva, da parte del M5S, di FI ed anche dei dissidenti PD. Tutte le opposizioni dunque sono chiamate a bloccare l’Italia, con il fine di mandare a casa il Governo e tornare alle elezioni, “per avere finalmente”, dice Salvini, “un paese normale”. Il blocco dovrebbe consistere in una totale serrata degli esercizi commerciali, dei trasporti, dei consumi e del pagamento di ogni tipo di imposta o tassa.

A dire il vero non si capisce di che blocco si stia parlando, visto che in Italia i consumi, così come gli investimenti pubblici e privati, sono già al palo e difficilmente un commerciante o un autotrasportatore con contratto italiano, già in difficoltà ad arrivare a fine mese, possano permettersi tre giorni di chiusura totale. Va poi detto che mediamente l’italiano è un pigro, che con facilità si lamenta, ma, quando è il momento di trasformare le parole in fatti, sovente si tira indietro seguendo il motto “avanti tu che io ti seguo”, col risultato che, a differenza di Francia e Germania, grandi proteste di massa non si sono mai verificate. L’italiano medio si accontenta di vivacchiare, sa bene che (o almeno fino ad ora lo sapeva; adesso qualche certezza, con 7 anni di crisi alle spalle, si sta sgretolando, la solidità della classe media ne è un triste esempio) qualcosa da mangiare, vuoi per la famiglia, per i nonni o per gli amici, riuscirà a portarlo ad ogni pasto e così non si impegna (non si vuole comunque generalizzare) fattivamente per un reale cambiamento.

L’iniziativa di Salvini è estremamente simile a quella che, il 9 dicembre di un paio di anni, fa fu organizzata dal movimento (gran fuoco di paglia) dei Forconi, i quali, a meno delle chiacchiere e polemiche precedenti e susseguenti, non spostarono il corso degli eventi di una virgola, eppure sembrava dovessero creare chissà quali disagi.

I primi a non credere al progetto salviniano, sono le altre forze politiche, che hanno rigettato l’invito, anche con parole forti, come quelle di Nicola Morra del M5S che ha ritenuto le frasi del leghista neppure degne di essere prese in seria considerazione. Anche FI non pensa possa essere una soluzione valida: “l’Italia”, ha affermano il portavoce forzista, nonché presidente Ligure, Toti, “ha bisogno di ripartire e di essere sbloccata, non di un ulteriore blocco”.

È quindi pensabile che, al di là del crescente consenso che ha avuto la Lega, vuoi per la politica molto terra terra, comprensibile dalle masse, effettivamente presente a livello territoriale (connotazione che invece il PD renziano sta perdendo, nonostante le origini di sindaco del segretario), vuoi per i programmi semplici e spicci che parlano, al limite del populismo, alla pancia della gente, e del conseguente, se vogliamo giusto, incremento delle presenza mediatiche di Salvini, che ormai si trova, come il prezzemolo, ovunque e ad ogni ora (ma impegni a Bruxelles o Strasburgo non ne ha?), il suo piano di blocco autunnale non sarà così ampiamente aderito. Tra le forze politiche, la sola Giorgia Meloni, leader di Fratelli D’Italia, si è detta propensa alla partecipazione.

Se, ed è più che legittimo, Salvini, come forza politica, avesse intenzione di mandare a casa il Governo, e visti i numeri in Seanto e le divisioni all’interno del PD l’ipotesi non è del tutto irrealizzabile, dovrebbe ingaggiare una sana, perseverante e concreta battaglia parlamentare, entrando nel merito specifico di proposte e provvedimenti e non parlando di fantomatici scioperi e blocchi. Ovviamente dovrebbe coinvolgere tutte le opposizioni realmente intenzionate a tornare alle elezioni, che dovrebbero prendere coscienza del fatto che, per scardinare il Governo, è necessaria una unione trasversale per il fine comune di elezioni anticipate.  In particolare non possono mancare FI, dissidenti DEM e M5S, in una stranissima ed improbabile alleanza anti Renzi atta a mettere in minoranza la compagine governativa.

Qualora si creasse un siffatto battaglione, l’Esecutivo potrebbe davvero dover temere per le proprie sorti; ma, complici alleanze innaturali e timore di perdere seggi, al momento assicurati per alcuni altri anni, è difficile credere che possa davvero andare in porto un simile piano.

Insomma, anche dall’ultima proposta shock anti Governo, pare che il Premier Renzi possa ritenersi vaccinato ed abbondantemente immune.

 

18/08/2015
Valentino Angeletti
LinkedIn, Facebook: Valentino Angeletti
Twitter: @Angeletti_Vale

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