A Cernobbio la prima di Renzi, tra dati Italiani “incoraggianti” ed epocali migrazioni. Lo scenario totale, però, non offre certezze.

Come la ciliegine sulla torta, o il dulcis in fundo dei luculliani banchetti romani, è proprio alle ultime giornate del Workshop Ambrosetti, tenuto annualmente nella amena Villa d’Este di Cernobbio, che si presentano i pezzi da novanta della politica. Oggi è stata la volta del Ministro dell’Economia Padoan, mentre ieri del Premier Renzi.

Ricordiamo la scorsa edizione fu disertata dal Premier, con fare che alcuni ritennero un po’ snob, motivando che preferiva recarsi ove si creava vero lavoro, di voler confrontarsi con l’economia reale; scelse quindi di visitare una rubinetteria lombarda. Face le sue veci il vice ministro dell’economia Morando, che parlo, con grande realismo, cercando di riportare tutti con i piedi per terra, presentando una situazione complessa di crisi, la cui soluzione si sarebbe potuta vedere, con immani, sforzi, impegno e determinazione, solamente nell’arco di decenni (Link Ambrosetti 2014). Evidentemente il pensiero di Renzi quest’anno è stato differente, a meno che a Cernobbio non si fosse allestita una raccolta di curricula….

I temi centrali toccati da Renzi sono stai quelli dei risultati ottenuti, in primis l’abolizione dell’Articolo 18, nel contesto di un Jobs Act che lascia perplessi sotto molti aspetti, non ultimo quello dell’eliminazione dell’articolo 2 che regola il controllo a distanza dei lavoratori a mezzo di cellulari, tablet, pc aziendali, ora possibile senza accordi sindacali, che si ritiene essere una grave perdita di diritto per i lavoratori. Analogamente,l’abolizione dell’articolo 18, e quindi la possibilità di licenziare anche per le grandi aziende oltre 15 dipendenti (che rappresentano la minima parte di quelle operanti nel paese), non si ritiene essere uno strumento di flessibilità adeguato al mercato del lavoro italiano, che rimane stagnante. Se negli Usa o in Uk la flessibilità è un valore spesso ricercato dai singoli, in quanto consente progressioni di carriera e miglioramenti salariali per via della dinamicità economica e occupazionale, in Italia, ove vi è stagnazione e poca richiesta di lavoro, sembra più uno strumento di ricatto per i lavoratori e che può essere utilizzato da aziende malintenzionate.

Il Premier ha poi rammentato il percorso quinquennale per il taglio delle tasse a cominciare dall’imposta sugli immobili (Link a riflessione su IMU e TASI), proseguendo con quella sulle imprese e sul lavoro e che dovrebbe toccare i 50 miliardi in 5 anni. L’importanza del taglio fiscale è stata ribadita dal Padoan il giorno successivo, inserendola tra quelle necessarie per consentire ripresa economica e dei consumi. A tal proposito però va detto che senza una lotta all’evasione, che costa quasi 100 mld all’anno, ed una spending review puntuale e precisa, senza incidere su servizi già in sufficienti in molti casi, sarà difficile ottenere questi risultati, a meno di non ribaltare l’imposizione, come già fu prassi, su comuni e regioni. In parallelo al proposito del Premier, viene il richiamo all’attenzione della CGIA di Mestre che ricorda la necessità di reperire immediatamente 1.4 miliardi onde evitare l’aumento delle accise, previsto dalle clausole di salvaguardia, dietro l’angolo se non vengono reperiti 10 miliardi da spending review.

Renzi si è poi soffermato sulla necessita di proseguire con le riforme e sui risultati dei parametri economici, presentando con orgoglio il fatto che la crescita, che dovrebbe raggiungere a fine anno lo 0.6 – 0.7%, sia migliore delle ultime stime (ma in realtà perfettamente in linea con quanto previsto lo scorso anno), quindi, agli occhi di Renzi, la via intrapresa è giusta, l’Italia cresce come gli altri stati d’Europa: pare quasi una manifestazione di immane potenza, ed un incredibile successo. In realtà l’Italia cresce la metà rispetto alla media UE (1.4 – 1.5%) ed è fanalino di coda tra gli stati membri, assieme a Grecia, Finlandia ed Irlanda.

Inoltre non va dimenticato come il contesto globale, e questo, Padoan, di ritorno dal G20, lo ha ricordato, sia complesso. Solo gli USA mantengono tassi di crescita elevati, la Cina, seppur crescendo, non riesce più a rimanere attorno al target governativo del 7-8%, dovendo fare i conti con una realtà che, epurata da speculazione e finanza ombra (ed in futuro con i temi ambientali e dei diritti umani), non è più così devastante, complice anche la maggior magnitudine dell’economia cinese nel suo complesso. L’area UE, ed in particolare tutti i paesi emergenti (a meno dell’Africa che però ha una economia, nel suo complesso, ancora troppo piccola per poter far da traino globale), stanno vivendo un periodo di stallo, con crescita tentennante e non strutturale, sicuramente non stabile nel lungo periodo.

Questo complesso scenario, ove la domanda rimane bassa e quindi l’offerta, già satura, pure rallenta, viene in un periodo in cui le congiunture macroeconomiche sono tutte molto favorevoli e difficilmente ripetibili (QE in Usa e poi un UE, bassi tassi ovunque quindi costo del denaro ai minimi, prezzo del greggio basso) e ciò non può che destar sospetti sulle prospettive future, che vengono ulteriormente minate dalle possibili decisioni in tema monetario delle banche centrali Statunitense e Cinese.

Difficile quindi credere, che in un mondo così globale ed interdipendente, oltre che interconnesso, qualche “zero virgola” della crescita italiana ci possa mettere al sicuro per gli anni a venire e possa far da presupposto ad una reale ripartenza. Sembra più un fisiologico rimbalzo una volta toccati i valori minimi, in tutti i settori, da quando si tengono i dati delle serie storiche.

Altro tema toccato in modo pesante ed al quale hanno fatto riferimento anche i messaggi del presidente Mattarella e del Papa, sono stati i flussi migratori. Essi da anni, ma rappresentano una dinamica mondiale del prossimo futuro, son un evidente problema, e, dando atto a Renzi, è vero che l’Italia e la Grecia sono state lasciate sole, con la scusa che fondi europei venivano loro corrisposti per affrontare il problema. Adesso la questione si sta espandendo, pur non avendo mai smesso di causare morti, e l’opilione pubblica europea si sta sensibilizzando maggiormente. A questa maggior sensibilizzazione hanno contribuito le ultime tragedie: il tir in terra austriaca a con 71 cadaveri, e la foto del corpo esanime di un bimbo riverso sulla spiaggia; purtroppo, queste altro non sono che manifestazioni visive di quanto già ben sapevamo tutti in coscienza e cuor nostro e dispiace che debbano essere le immagini, peraltro crude e violente, a responsabilizzarci, come se i soli intelletto e capacità di ragionamento non ci fossero sufficienti.

La Germania, una volta ostile all’accoglienza totale (ricordiamo il pianto della bimba migrante quando una realista Merkel le faceva notare con parole schiette che la Germania non li poteva accogliere tutti), ha cambiato ora approccio ed è diventata patria dell’accoglienza e dei benvenuto ai migranti, idem per l’Austria e per la Finlandia (il Primo Ministro ha messo a disposizione la sua seconda sontuosa villa per accogliere i migranti), finanche all’UK, per la prima volta favorevole all’uscita dall’UE secondo i sondaggi, che si è impegnata ad accogliere 15’000 profughi andando direttamente a prelevarli nei paesi interessati, Siria principalmente (per evitare ondate incontrollate di migranti), pur non aderendo alla redistribuzione delle quote prevista dall’UE. A restare ostili rimangono le Nazioni dell’Est, come l’Ungheria di Orban, che invero sono solo un passaggio per giungere alla meta finale.

Se questo ritrovato spirito di solidarietà, aiuto ed accoglienza, saranno utili a salvare vite ed a meglio gestire il problema, sarà senza dubbio un buon risultato, ma, in particolar modo in riferimento alla Merkel, mi sorge (ma io sono malizioso, troppo forse) il tremendo dubbio che, considerando l’impatto sull’opinione pubblica dei cruenti fatti ed immagini che l’hanno mossa a pietà per i disperati che si imbarcano in un viaggio infernale con alta probabilità di morte, si sia convinta ad attuare una politica fortemente rivolta all’accoglienza per far salire ulteriormente la sua popolarità nei sondaggi. Una mossa più dettata dalla propaganda elettorale in vista delle venture elezioni, che dal buon cuore teutonico.

Tra qualche mese vedremo se la Germania sarà ancora “casa di tutti i popoli” ed in ogni caso questo dubbio non potrà essere sciolto con certezza.

06/09/2015
Valentino Angeletti
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